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Un anno sull'altipiano di Emilio Lussu: recensione di un libro che racconta la guerra senza retorica

L'ho letto in tre sere, in una vecchia edizione Oscar Mondadori del 1971, con le pagine ingiallite e quell'odore di carta che chi colleziona libri conosce bene. Non è un libro lungo, e non è un libro difficile. Ma è uno di quelli che ti restano addosso.

Un anno sull'altipiano di Emilio Lussu racconta un anno di guerra, dal giugno 1916 al luglio 1917, sull'Altopiano di Asiago, vissuto da un giovane ufficiale della Brigata Sassari, la brigata formata quasi interamente da soldati sardi. Non è un romanzo di battaglie, anche se le battaglie ci sono. È soprattutto un libro su come gli uomini vivevano, e morivano, dentro una macchina che nessuno di loro controllava.


Chi era Emilio Lussu

Per capire il libro serve sapere chi lo ha scritto, e quando.

Data Fatto
1890 Nasce ad Armungia, in Sardegna
1915-1918 Combatte come ufficiale di fanteria nella Brigata Sassari, più volte decorato
1921 È tra i fondatori del Partito Sardo d'Azione
1926-1929 Oppositore del fascismo, viene arrestato e mandato al confino a Lipari, da cui fugge nel 1929 insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti
Anni Trenta In esilio, è tra i dirigenti del movimento antifascista Giustizia e Libertà
1936-1937 Scrive Un anno sull'altipiano mentre si cura nel sanatorio di Clavadel, sopra Davos, in Svizzera
1938 Il libro esce a Parigi
Dopo il 1945 Ministro nei primi governi dell'Italia liberata, poi senatore. Muore a Roma nel 1975

C'è dunque anche un legame svizzero: uno dei libri più importanti sulla guerra italiana nacque tra le montagne dei Grigioni, a vent'anni di distanza dai fatti, scritto da un esule che il regime di Mussolini aveva cercato di ridurre al silenzio. Fu lo storico Gaetano Salvemini a spingerlo a mettere su carta la sua esperienza.


La guerra senza retorica

La prima cosa che colpisce, leggendo Lussu, è il tono. Non c'è enfasi, non ci sono discorsi patriottici, non c'è musica. La morte arriva all'improvviso, spesso in mezzo a una frase, e il racconto prosegue. Un compagno è vivo in una pagina e morto in quella dopo, e Lussu lo registra con la stessa voce asciutta con cui descrive il rancio o il freddo.

È proprio questa quasi normalità della morte a renderla insopportabile per il lettore. La guerra non viene spettacolarizzata: viene mostrata per quello che era per chi la combatteva, una routine assurda fatta di attese, ordini incomprensibili, assalti contro reticolati intatti e uomini che cadono a decine senza che nessuno, in alto, sembri accorgersene.

Lussu non fa mai prediche. Lascia parlare i fatti, e spesso li lascia parlare con un'ironia amarissima. I generali sono i personaggi più memorabili: il generale Leone, comandante di divisione, è una figura quasi grottesca, ossessionata dal coraggio altrui e del tutto indifferente alla vita dei suoi uomini. È lui, tra l'altro, a mandare all'assalto i soldati protetti dalle famose corazze Farina, con risultati tragici. Ne ho parlato in un articolo dedicato alle corazze Farina.

Il cognac e il cioccolato

Uno dei dettagli che mi sono rimasti più impressi è quasi un codice segreto. I soldati capivano che stava per arrivare un assalto da ciò che veniva distribuito la sera prima: cognac e cioccolato. Era il segnale. Tutti sapevano che cosa significava.

E c'è il rovescio della medaglia, che Lussu racconta con grande umanità: quando l'attacco veniva sospeso, le ore che seguivano diventavano bellissime. Una specie di grazia improvvisa, di vita restituita, che solo chi si era preparato a morire poteva apprezzare davvero.

La propaganda e la realtà

Un altro aspetto che mi ha colpito è lo scarto tra la guerra raccontata e la guerra vissuta. Da una parte c'era la retorica di chi la guerra la celebrava da lontano: discorsi, giornali, immagini di azioni eroiche e di nemici sconfitti ovunque. Dall'altra c'era la realtà della trincea, fatta di fango, di ordini sbagliati e di morti in gran parte inutili. Lussu non ha bisogno di commentare: basta mettere le due cose una accanto all'altra.

La rivolta e la decimazione

Le pagine che mi hanno colpito di più sono quelle dedicate alla rivolta dei soldati e alla decimazione.

Nella parte finale del libro i soldati, stremati da mesi di assalti, arrivano al limite e si ribellano. Lussu racconta questi episodi dall'interno, con la difficile posizione di un ufficiale che capisce le ragioni dei suoi uomini ma ha il dovere di mantenere la disciplina.

Poco dopo arriva l'episodio forse più terribile: durante un attacco nemico, un maggiore, fuori di sé, ordina di decimare i soldati di un reparto, e finisce per essere ucciso a sua volta. È una scena che fotografa meglio di qualsiasi saggio il punto a cui poteva arrivare la catena del comando.

Confesso che, prima di questo libro, non sapevo che la decimazione fosse stata praticata anche durante la Grande Guerra: l'avevo sempre associata alle legioni romane. Invece è documentata. Nell'esercito italiano, oltre a circa 750 fucilazioni dopo un processo, gli storici Irene Guerrini e Marco Pluviano hanno contato almeno 300 esecuzioni sommarie, comprese le decimazioni, e ritengono il dato sottostimato. Ne ho parlato nel primo capitolo della mia storia della Grande Guerra e nell'articolo sugli scemi di guerra.

L'ufficiale austriaco

C'è anche una pagina celebre che vale da sola il libro: Lussu, appostato con un caporale, ha nel mirino un ufficiale austriaco, giovane, indifeso, che non sa di essere osservato. Potrebbe ucciderlo. Non lo fa. In quel momento il nemico smette di essere un bersaglio e torna a essere un uomo. È forse la scena più umana di tutto il libro, e una delle più famose della letteratura sulla Grande Guerra.


Romanzo o testimonianza?

Una precisazione importante, per chi legge con l'occhio dello storico: Un anno sull'altipiano non è una cronaca esatta. Lussu cambia diversi nomi: i due reggimenti della Brigata Sassari, il 151° e il 152°, diventano il 399° e il 400°, e molti ufficiali hanno nomi di fantasia. Gli storici hanno anche segnalato alcune differenze tra il racconto e i documenti d'archivio.

Il libro va letto per quello che è: un romanzo di testimonianza, scritto da chi c'era, che restituisce la verità di un'esperienza più che l'esattezza di ogni singolo dettaglio. È proprio questa la sua forza.

Nel 1970 il regista Francesco Rosi ne trasse il film Uomini contro, con Gian Maria Volonté, liberamente ispirato al libro.


In sintesi

Aspetto Il mio giudizio
Leggibilità Altissima: scrittura chiara, asciutta, letto in tre sere
Valore storico Fondamentale per capire la Grande Guerra vista dalla trincea, con la cautela dovuta a un romanzo di testimonianza
Le pagine più forti Il cognac e il cioccolato prima degli assalti, la rivolta, la decimazione, l'ufficiale austriaco risparmiato
Il tono Nessuna retorica, molta ironia, una profonda umanità
A chi lo consiglio A chiunque voglia capire che cosa fu davvero la guerra per chi la combatteva, anche senza conoscenze storiche particolari

Un anno sull'altipiano è uno di quei libri che smontano la retorica della guerra senza alzare mai la voce. Lussu non grida, non accusa, non predica: racconta. E proprio per questo, a quasi novant'anni dalla sua uscita, resta una delle letture più oneste e potenti sulla Prima guerra mondiale.


Edizione letta: E. Lussu, Un anno sull'altipiano*, Oscar Mondadori, 1971. Prima edizione: Parigi, 1938; prima edizione italiana: Einaudi, dopoguerra. Per il contesto storico: I. Guerrini e M. Pluviano,* Le fucilazioni sommarie nella Prima guerra mondiale (2004).

Domande frequenti

Di che cosa parla Un anno sull'altipiano?

Racconta l'esperienza di Emilio Lussu, ufficiale della Brigata Sassari, sull'Altopiano di Asiago tra il giugno 1916 e il luglio 1917: le battaglie del Monte Fior e del Monte Zebio, gli assalti contro i reticolati, i generali incompetenti, la vita in trincea, una rivolta dei soldati e una decimazione.

Un anno sull'altipiano è un romanzo o una testimonianza?

È una via di mezzo. Si basa sull'esperienza diretta dell'autore, ma alcuni nomi sono cambiati: i due reggimenti della Brigata Sassari, il 151° e il 152°, diventano il 399° e il 400°, e diversi ufficiali hanno nomi di fantasia. Gli storici lo considerano un romanzo storico di testimonianza più che una cronaca esatta.

Quando e dove fu scritto Un anno sull'altipiano?

Lussu lo scrisse tra il 1936 e il 1937, durante l'esilio antifascista, mentre si curava nel sanatorio di Clavadel, sopra Davos, in Svizzera, su sollecitazione dello storico Gaetano Salvemini. Il libro uscì per la prima volta a Parigi nel 1938; la prima edizione italiana, di Einaudi, arrivò solo dopo la guerra.

Esiste un film tratto da Un anno sull'altipiano?

Sì: Uomini contro di Francesco Rosi, del 1970, con Gian Maria Volonté, liberamente ispirato al libro.

Le decimazioni nell'esercito italiano della Grande Guerra sono esistite davvero?

Sì. Le decimazioni, cioè la fucilazione di soldati estratti a sorte in un reparto accusato di ammutinamento o di codardia, e le esecuzioni sommarie sono documentate. Gli storici Irene Guerrini e Marco Pluviano hanno contato almeno 300 esecuzioni sommarie, decimazioni comprese, oltre a circa 750 fucilazioni dopo un processo.

È un libro difficile da leggere?

No. La scrittura di Lussu è asciutta, ironica e molto chiara. Si legge in poche sere, anche senza conoscere in dettaglio la storia della Prima guerra mondiale.

Indirizzo

Via Dante Alighieri 5, 6830 Chiasso (Svizzera)

Orari

Lun–Ven, 9:00–19:00 · reperibilità urgenze 24/7

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