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La Grande Guerra, capitolo 1: Sarajevo e la crisi di luglio, un'indagine dal 28 giugno al 4 agosto 1914

Nota di metodo. Questo è il primo capitolo di una serie sulla Prima guerra mondiale. Il periodo è uno dei più studiati della storia, con migliaia di documenti, memorie e interpretazioni spesso in conflitto tra loro. Indico le fonti dove possibile e segnalo i punti in cui gli storici non sono d'accordo. È una ricerca vasta: su alcuni dettagli potrei tornare in futuro, correggendomi se emergeranno elementi migliori.

Il 28 giugno 1914, poco prima delle undici del mattino, due colpi di pistola uccisero l'erede al trono d'Austria-Ungheria e sua moglie in una strada di Sarajevo. Trentasette giorni dopo, cinque grandi potenze europee erano in guerra.

Come si passa da due colpi di pistola a una guerra mondiale? La domanda è stata posta milioni di volte. Qui provo ad affrontarla come affronterei un caso: ricostruire la scena, identificare le persone, seguire le armi e le comunicazioni, leggere i documenti chiedendosi chi li ha scritti e perché. E, come sempre, mettere alla prova delle fonti le teorie del complotto che circondano questi giorni.


Parte prima: la scena del crimine

Le vittime

Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este (1863-1914) era diventato erede al trono dopo la morte del principe Rodolfo a Mayerling (1889) e del padre Carlo Ludovico (1896). Uomo dal carattere difficile, era tutt'altro che popolare a corte. Aveva idee di riforma dell'Impero che preoccupavano soprattutto l'élite ungherese, perché avrebbero ridotto il peso di Budapest a favore di altre nazionalità, tra cui gli slavi del sud.

Sua moglie, Sofia Chotek, duchessa di Hohenberg, apparteneva alla nobiltà boema ma non a una casa regnante. Per l'etichetta asburgica non era di rango sufficiente: il matrimonio fu possibile solo come matrimonio morganatico. Il 28 giugno 1900 Francesco Ferdinando giurò che i figli nati da quell'unione non avrebbero avuto diritti di successione; le nozze furono celebrate pochi giorni dopo, il 1° luglio.

Un dettaglio da verificare. Molti testi scrivono che il 28 giugno 1914 fosse l'anniversario di nozze della coppia. Le date indicano invece che il matrimonio fu celebrato il 1° luglio 1900: il 28 giugno è l'anniversario del giuramento di rinuncia. Un piccolo esempio di come un errore, ripetuto abbastanza, diventi "fatto".

A Vienna Sofia subiva continue umiliazioni di protocollo: nelle cerimonie ufficiali non poteva sedere accanto al marito. In Bosnia, dove Francesco Ferdinando si recava in qualità di ispettore generale delle forze armate, il protocollo era meno rigido. Anche questo, secondo molti biografi, spiega perché la coppia volle fare insieme la visita a Sarajevo.

La data e il luogo

Il viaggio aveva uno scopo ufficiale: assistere alle manovre militari in Bosnia del 26 e 27 giugno. La visita a Sarajevo del 28 giugno ne era la conclusione.

Ma il 28 giugno è anche il Vidovdan, la festa di San Vito, anniversario della battaglia della Piana dei Merli (Kosovo) del 1389, la data più simbolica del nazionalismo serbo. La Bosnia-Erzegovina, occupata dall'Austria-Ungheria nel 1878, era stata annessa formalmente nel 1908, provocando una grave crisi internazionale e l'indignazione della Serbia, che considerava quei territori parte di una futura patria degli slavi del sud. Una visita dell'erede al trono in quella data fu percepita da molti come una provocazione.

I congiurati

Nome Età nel 1914 Ruolo Posizione lungo il percorso
Muhamed Mehmedbašić 27 Unico musulmano del gruppo, collegato all'organizzazione Davanti al Caffè Mostar: non agì
Vaso Čubrilović 17 Studente, reclutato a Sarajevo Vicino a Mehmedbašić: non agì
Nedeljko Čabrinović 19 Tipografo, arrivato da Belgrado Lungo il fiume Miljacka: lanciò la bomba
Cvjetko Popović 18 Studente, reclutato a Sarajevo Più avanti lungo il percorso: non agì
Gavrilo Princip 19 Studente, arrivato da Belgrado Vicino al Ponte Latino: non riuscì ad agire al primo passaggio
Trifko Grabež 19 Studente, arrivato da Belgrado Più avanti: non agì
Danilo Ilić 23 Maestro e giornalista, coordinatore locale Si muoveva tra i congiurati

Erano quasi tutti giovanissimi, poveri, imbevuti di letteratura rivoluzionaria e di ideali di unità jugoslava. Facevano parte dell'ambiente noto come Giovane Bosnia (Mlada Bosna). Princip, al processo, si definì "un nazionalista jugoslavo".

Le armi: seguire la pista

Per un investigatore, le armi sono spesso la traccia più concreta. Ecco che cosa documentano le fonti:

Elemento Dato
Pistole Quattro pistole semiautomatiche belghe FN Modello 1910, calibro 9 mm corto (.380)
Numeri di matricola 19074, 19075, 19120 e 19126. Quale fosse quella di Princip è discusso: la più citata è la 19074, oggi esposta al Museo di storia militare di Vienna insieme all'automobile e all'uniforme insanguinata dell'arciduca
Bombe Sei bombe a mano. Secondo l'inchiesta austriaca provenivano dall'arsenale dell'esercito serbo di Kragujevac
Veleno Capsule di cianuro, da ingerire dopo l'attentato per non essere catturati vivi
Fornitore Il maggiore Vojislav Tankosić, ufficiale dell'esercito serbo, tramite Milan Ciganović, impiegato delle ferrovie statali serbe ed ex combattente irregolare
Addestramento Esercitazioni di tiro in un parco di Belgrado prima della partenza

Il "tunnel": il viaggio da Belgrado a Sarajevo

Princip, Grabež e Čabrinović lasciarono Belgrado alla fine di maggio. Il percorso, ricostruito dagli storici, è un esempio di rete clandestina ben organizzata:

Data (1914) Tappa
28 maggio In battello sulla Sava da Belgrado a Šabac
29 maggio In treno fino a Loznica, vicino al confine
30-31 maggio A piedi fino a un'isola sul fiume Drina
1° giugno Attraversamento clandestino del confine austro-ungarico, con l'aiuto di una catena di contatti e di guardie di frontiera serbe compiacenti
3-4 giugno Tuzla, poi Sarajevo
15 giugno Ilić recupera le armi a Doboj

La lezione dell'investigatore. Non è il gesto di un singolo esaltato. È un'operazione con logistica, finanziamento, armi di un arsenale statale, un percorso protetto oltre confine. La domanda non è "se" ci fosse un'organizzazione, ma fino a che livello arrivasse.

Sarajevo, 28 giugno 1914: la cronologia

Ora (circa) Fatto
Mattina L'arciduca e la duchessa arrivano in treno e salgono sulle automobili del corteo. Viaggiano su una Gräf & Stift scoperta, con il governatore della Bosnia, generale Oskar Potiorek, e il conte Franz von Harrach. Alla guida c'è Leopold Lojka
Lungo il Lungofiume Appel Il corteo procede lentamente tra la folla. Il servizio d'ordine è scarso: secondo le ricostruzioni, solo alcune decine di poliziotti per tutta la città
Circa le 10:10 Mehmedbašić e Vaso Čubrilović non agiscono. Čabrinović lancia una bomba: rimbalza sulla capote ripiegata dell'auto e esplode sotto la vettura successiva, ferendo una ventina di persone, tra cui l'aiutante di Potiorek, il tenente colonnello Erik von Merizzi
Subito dopo Čabrinović ingoia il cianuro e si getta nella Miljacka. Il veleno è vecchio o di cattiva qualità e lo fa solo vomitare; il fiume, in estate, è profondo pochi centimetri. Viene catturato e picchiato dalla folla
Dopo la bomba Il corteo accelera. Popović, Princip e Grabež non riescono ad agire
Al Municipio Il sindaco inizia il discorso di benvenuto. L'arciduca lo interrompe, indignato: è venuto in visita e lo accolgono con le bombe
Prima di ripartire Si decide di cambiare programma e di andare in ospedale a visitare i feriti. Secondo diverse testimonianze Potiorek respinge l'idea di attendere truppe di scorta, chiedendo se si pensi che Sarajevo sia piena di assassini
Circa le 10:45-10:50 Il corteo riparte. Le prime auto svoltano a destra, come previsto dal vecchio percorso, in via Francesco Giuseppe. Nessuno ha avvisato gli autisti del cambio di programma: l'aiutante che avrebbe dovuto farlo, Merizzi, è in ospedale
Vicino al Ponte Latino Potiorek urla all'autista che ha sbagliato strada. L'auto si ferma per fare marcia indietro, davanti alla gastronomia di Moritz Schiller. Princip è a pochi passi
Circa le 10:50-10:55 Princip spara due colpi da distanza ravvicinata: uno colpisce Francesco Ferdinando al collo, l'altro Sofia all'addome. Al processo Princip dichiarerà di aver voluto colpire Potiorek, non la duchessa
Pochi minuti dopo Secondo la testimonianza di Harrach, l'arciduca dice alla moglie di non morire, di vivere per i loro figli, e poi ripete più volte "Non è niente"
Prima delle 11:30 Sofia muore poco dopo l'arrivo alla residenza del governatore, Francesco Ferdinando circa dieci minuti dopo

Princip tenta di spararsi e di ingoiare il cianuro, ma viene immobilizzato e arrestato.


Parte seconda: le domande dell'investigatore

Domanda 1: il governo serbo sapeva?

Questa è la domanda centrale, perché su di essa l'Austria-Ungheria costruì la decisione di fare la guerra.

Che cosa è documentato:

  • Tankosić, che fornì le armi, era un ufficiale dell'esercito serbo. Ciganović era un impiegato statale. Le bombe, secondo l'inchiesta, venivano da un arsenale militare serbo.
  • Entrambi erano legati alla società segreta Unione o morte (Ujedinjenje ili smrt), nota come Mano Nera, fondata nel 1911 da ufficiali nazionalisti. Il suo capo, il colonnello Dragutin Dimitrijević detto "Apis", era il capo dell'intelligence militare serba. Apis era anche uno degli organizzatori del sanguinoso colpo di Stato del 1903, in cui furono uccisi il re Alessandro Obrenović e la regina Draga.
  • Il primo ministro Nikola Pašić ricevette all'inizio di giugno informazioni sul passaggio clandestino di uomini armati in Bosnia; secondo le ricostruzioni storiche, nei suoi appunti compaiono il nome di Grabež e quello di Tankosić. Ordinò un'indagine sulle guardie di frontiera.
  • Il 21 giugno l'inviato serbo a Vienna, Jovan Jovanović, parlò al ministro delle finanze austro-ungarico Leon Biliński, responsabile dell'amministrazione della Bosnia, dei rischi della visita. L'avvertimento fu generico, e Jovanović affermò in seguito di aver agito di sua iniziativa.

Che cosa non è documentato:

  • Non c'è alcuna prova che il governo Pašić abbia ordinato l'attentato. I rapporti tra Pašić e Apis erano anzi di forte rivalità: la Mano Nera era un potere nel potere, in conflitto con il governo civile.

La conclusione dell'inchiesta austriaca. Il 13 luglio 1914 il funzionario del Ministero degli esteri Friedrich von Wiesner, inviato a Sarajevo per esaminare gli atti, telegrafò a Vienna. Il suo rapporto riconosceva il ruolo di Ciganović e Tankosić e la provenienza serba delle bombe, ma affermava che nulla provava, o lasciava anche solo supporre, la complicità del governo serbo nella preparazione dell'attentato. Il rapporto non cambiò la decisione di Vienna.

Valutazione. Coinvolgimento di elementi dello Stato serbo: accertato. Ordine del governo serbo: non provato. Conoscenza parziale e reazione insufficiente di Pašić: probabile. Sono tre affermazioni diverse, che la propaganda dell'epoca, e molti testi di oggi, tendono a confondere.

Domanda 2: perché la sicurezza fu così scarsa?

Gli errori sono impressionanti:

  • percorso pubblicato in anticipo sui giornali;
  • auto scoperte che procedevano lentamente;
  • poche decine di poliziotti per una città intera, senza che i soldati presenti per le manovre fossero schierati lungo le strade;
  • nessuna modifica del programma dopo la prima bomba, se non la visita all'ospedale;
  • autisti non informati del nuovo percorso.

Responsabile della sicurezza era il governatore Potiorek. Dopo l'attentato non fu punito: ebbe anzi il comando delle forze austro-ungariche contro la Serbia nel 1914, dove subì pesanti sconfitte e fu rimosso a dicembre.

Domanda 3: l'arrestato nella foto è Princip?

Una delle immagini più famose del 28 giugno mostra un giovane trascinato via da gendarmi e civili, spesso pubblicata con la didascalia "l'arresto di Gavrilo Princip". Secondo diversi storici, l'uomo nella fotografia è in realtà Ferdinand Behr, un passante arrestato per errore nella confusione. È un perfetto esempio di quello che nell'analisi OSINT chiamo verifica delle immagini: una foto autentica può essere accompagnata da una didascalia sbagliata, e la didascalia sbagliata si propaga per un secolo. Ho descritto questo tipo di verifiche nell'articolo su che cosa fa un analista OSINT.

Domanda 4: i congiurati furono processati?

Il processo si svolse a Sarajevo dal 12 al 23 ottobre 1914, con sentenza il 28 ottobre:

Imputato Esito
Gavrilo Princip, Nedeljko Čabrinović, Trifko Grabež 20 anni di carcere: la legge escludeva la pena di morte per chi non aveva ancora compiuto 20 anni al momento del reato. La data di nascita di Princip era incerta, ma il tribunale concluse che era minorenne
Vaso Čubrilović 16 anni
Cvjetko Popović 13 anni
Danilo Ilić, Veljko Čubrilović, Miško Jovanović Condannati a morte per aver aiutato i congiurati; impiccati il 3 febbraio 1915
Muhamed Mehmedbašić Fuggito in Montenegro, non fu processato a Sarajevo
Altri imputati Nove assolti

Princip morì di tubercolosi nella fortezza di Theresienstadt (oggi Terezín) il 28 aprile 1918, pesando circa 40 chili. Anche Čabrinović e Grabež morirono in prigionia prima della fine della guerra.

Apis fu processato dalla stessa Serbia nel 1917, a Salonicco, con l'accusa di aver complottato contro il reggente Alessandro: fu fucilato il 26 giugno 1917. In una dichiarazione scritta si attribuì l'organizzazione dell'attentato di Sarajevo e affermò che l'addetto militare russo a Belgrado, Viktor Artamonov, aveva promesso la protezione della Russia. Artamonov negò sempre.


Parte terza: la crisi di luglio, giorno per giorno

L'attentato non portò automaticamente alla guerra. Nei primi giorni l'Europa reagì con relativa calma. La guerra nacque da una serie di decisioni prese nelle settimane successive.

Le alleanze in gioco

Blocco Paesi Impegni
Triplice Alleanza Germania, Austria-Ungheria, Italia Alleanza difensiva; l'Italia si sentiva poco vincolata e aveva rapporti tesi con Vienna
Triplice Intesa Francia, Russia, Gran Bretagna Alleanza militare franco-russa; la Gran Bretagna era legata da intese, non da un'alleanza formale
Serbia — Protetta politicamente dalla Russia
Belgio — Neutralità garantita dal trattato di Londra del 1839, firmato anche dalla Prussia e dalla Gran Bretagna

Le date chiave

Data Fatto Perché conta
29-30 giugno Violenze contro i serbi a Sarajevo e in altre città della Bosnia e della Croazia Il clima si incendia
5-6 luglio Missione del conte Alexander Hoyos a Berlino. L'imperatore Guglielmo II e il cancelliere Theobald von Bethmann Hollweg assicurano il pieno sostegno tedesco a qualunque azione contro la Serbia È il cosiddetto "assegno in bianco"
6-7 luglio Guglielmo II parte per la consueta crociera estiva in Norvegia Ufficialmente, tutto deve sembrare normale
7 luglio Consiglio dei ministri austro-ungarico. Il primo ministro ungherese István Tisza si oppone a un attacco immediato Tisza cambierà posizione entro metà luglio
13 luglio Telegramma di Wiesner: nessuna prova della complicità del governo serbo Ignorato nei fatti
19 luglio Il Consiglio dei ministri approva il testo dell'ultimatum Formulato in modo che sia difficile da accettare
20-23 luglio Il presidente francese Raymond Poincaré e il capo del governo René Viviani sono in visita ufficiale a San Pietroburgo Vienna aspetta che ripartano per consegnare l'ultimatum, così da ostacolare il coordinamento franco-russo
23 luglio, ore 18 L'inviato austro-ungarico, barone Wladimir Giesl, consegna l'ultimatum a Belgrado: 48 ore per rispondere Inizia il conto alla rovescia
24 luglio Il ministro degli esteri russo Sergej Sazonov, letto il testo, avrebbe esclamato che era la guerra europea. Il governo russo decide misure militari preparatorie La Russia non lascerà sola la Serbia
25 luglio, pomeriggio La Serbia ordina la mobilitazione Prima di rispondere
25 luglio, poco prima delle 18 Pašić consegna personalmente la risposta: la Serbia accetta quasi tutte le richieste, ma respinge la partecipazione di funzionari austro-ungarici all'inchiesta giudiziaria in territorio serbo Giesl rompe le relazioni e lascia Belgrado in treno entro le 18:30
25-26 luglio L'Austria-Ungheria ordina una mobilitazione parziale contro la Serbia; il ministro degli esteri britannico Edward Grey propone una conferenza La mediazione non decolla
28 luglio, mattina Guglielmo II legge la risposta serba e annota che è un grande successo morale per Vienna e che con essa viene meno ogni motivo di guerra. Propone di fermarsi a Belgrado come pegno Il messaggio arriva a Vienna tardi e attenuato
28 luglio L'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, con un telegramma Prima dichiarazione di guerra del conflitto
Notte tra 28 e 29 luglio Primi bombardamenti su Belgrado dal Danubio La guerra è iniziata
29 luglio-1° agosto Scambio di telegrammi tra Guglielmo II e lo zar Nicola II, i cugini "Willy" e "Nicky", che si scrivono in inglese Tentativi personali di evitare il peggio, inutili
30 luglio, pomeriggio Nicola II, dopo aver esitato e revocato un primo ordine, autorizza la mobilitazione generale russa Decisione cruciale
30-31 luglio Il capo di Stato maggiore tedesco Helmuth von Moltke sollecita direttamente i militari austriaci alla mobilitazione generale, mentre il cancelliere tedesco chiede moderazione. A Vienna il ministro degli esteri Leopold Berchtold si chiede chi governi a Berlino, Moltke o Bethmann La diplomazia e i militari parlano lingue diverse
31 luglio Mobilitazione generale austro-ungarica. La Germania proclama lo "stato di pericolo di guerra" e invia ultimatum a Russia e Francia Ultime ore
31 luglio, sera A Parigi viene ucciso Jean Jaurès, leader socialista e pacifista, da un nazionalista, Raoul Villain, al Café du Croissant Scompare la voce più autorevole contro la guerra in Francia; Villain sarà assolto nel 1919
1° agosto La Germania dichiara guerra alla Russia. Francia e Germania ordinano la mobilitazione generale. In Svizzera il Consiglio federale proclama la mobilitazione L'Europa entra in guerra
2 agosto Truppe tedesche entrano in Lussemburgo. Ultimatum tedesco al Belgio: libero passaggio entro 12 ore. L'Italia decide la neutralità Il piano tedesco si rivela
3 agosto La Germania dichiara guerra alla Francia. Il Belgio respinge l'ultimatum. L'Assemblea federale svizzera elegge generale Ulrich Wille Il fronte occidentale si apre
4 agosto Le truppe tedesche invadono il Belgio. Ultimatum britannico alla Germania, scaduto alle 23 ora di Londra. La Gran Bretagna entra in guerra. La Svizzera dichiara la propria neutralità Fine della crisi di luglio

Perché la mobilitazione russa fu decisiva

Per capire il passaggio dalla guerra locale a quella europea bisogna conoscere il piano militare tedesco, noto come piano Schlieffen nella sua forma rielaborata da Moltke. In sintesi: in caso di guerra con Russia e Francia, la Germania avrebbe attaccato prima la Francia passando attraverso il Belgio, per sconfiggerla rapidamente, e poi si sarebbe rivolta contro la Russia, più lenta a mobilitarsi.

Questo significava che, per lo Stato maggiore tedesco, mobilitazione equivaleva a guerra, e che ogni giorno di ritardo dopo la mobilitazione russa era un rischio. Il piano rendeva quasi automatica l'invasione del Belgio, e con essa l'ingresso in guerra della Gran Bretagna.

Il "pezzo di carta"

Il 4 agosto, l'ambasciatore britannico a Berlino, Edward Goschen, ebbe un ultimo colloquio con Bethmann Hollweg. Secondo il rapporto di Goschen, il cancelliere si lamentò che la Gran Bretagna entrasse in guerra per un "pezzo di carta", il trattato del 1839 sulla neutralità belga. L'espressione divenne uno strumento formidabile della propaganda alleata.

Il giorno prima, il 3 agosto, Edward Grey avrebbe detto a un amico che le lampade si stavano spegnendo in tutta Europa e che non le avrebbero viste riaccendersi nel corso della loro vita. La frase è riportata nelle sue memorie, pubblicate nel 1925.


Parte quarta: notizie false, documenti manipolati e misteri

Il falso scontro di Temes-Kubin

Per ottenere la firma dell'imperatore Francesco Giuseppe sulla dichiarazione di guerra, Berchtold vi inserì un riferimento a un presunto attacco serbo contro truppe austro-ungariche a Temes-Kubin, sul Danubio. Lo scontro non era mai avvenuto: gli storici non hanno trovato traccia del telegramma che lo segnalava negli archivi militari di Vienna, e la notizia proveniva da un comando che non si trovava nella zona. Dopo la firma, il passaggio fu tolto dal testo inviato alla Serbia.

La lezione dell'investigatore. Una notizia non verificata, usata in un momento decisivo, può produrre effetti irreversibili anche se viene ritirata subito dopo. Il danno è fatto quando la firma è apposta.

I falsi aerei francesi su Norimberga

Il 2 agosto 1914 la stampa tedesca diffuse la notizia che aerei francesi avevano bombardato le linee ferroviarie vicino a Norimberga. La notizia, non verificata, fu citata nella dichiarazione di guerra tedesca alla Francia del 3 agosto. In realtà nessun bombardamento era avvenuto. Il sindaco di Norimberga di allora, Otto Gessler, spiegò in seguito che si era trattato di osservazioni errate di miliziani della riserva, che avevano scambiato ombre di nuvole per aerei nemici. Un telegramma che metteva in dubbio la notizia era partito da Monaco la sera stessa del 2 agosto, ma una smentita ufficiale non arrivò mai.

I "libri colorati": la guerra dei documenti

Subito dopo lo scoppio della guerra, ogni governo pubblicò una raccolta di documenti diplomatici per dimostrare la propria innocenza: il Libro bianco tedesco, il Libro arancione russo, il Libro blu britannico, il Libro giallo francese e altri ancora. Gli studi successivi hanno mostrato che queste raccolte erano selezionate e in alcuni casi alterate, con omissioni e modifiche pensate per nascondere passaggi scomodi, come i tempi della mobilitazione russa.

È una lezione fondamentale: un documento ufficiale pubblicato da una parte in causa è una fonte, ma anche un atto di difesa. Va confrontato con gli originali d'archivio, quando sono accessibili.

Le teorie del complotto alla prova

Teoria Argomenti dei sostenitori Che cosa dicono le fonti Valutazione
"Il governo serbo ordinò l'attentato" Armi, ufficiali e logistica serbi Coinvolgimento della Mano Nera e di ufficiali serbi documentato; nessuna prova di un ordine del governo Parzialmente fondata: Stato coinvolto, governo non provato
"Dietro c'era la Russia" La dichiarazione di Apis su Artamonov Unica fonte: la dichiarazione di un imputato in un processo politico; Artamonov ha sempre negato; nessun documento russo conferma Non provata
"Vienna o Budapest volevano Francesco Ferdinando morto" Sicurezza scarsissima, ostilità di corte, funerali di basso profilo organizzati dal gran maestro di corte, principe Alfred di Montenuovo Gli errori sono reali, ma spiegabili con negligenza e arroganza; nessun documento indica un piano Non provata, ma le domande sulla sicurezza restano legittime
"Fu un complotto massonico" Al processo alcuni imputati parlarono di contatti con massoni Affermazioni vaghe e contraddittorie, poi sfruttate dalla propaganda antimassonica e, più tardi, nazista; nessun riscontro documentale Infondata allo stato delle fonti
"La Germania voleva la guerra e usò Sarajevo come pretesto" Assegno in bianco, pressioni dei militari, riunione del 1912 tra Guglielmo II e i suoi capi militari È la tesi di Fritz Fischer (Griff nach der Weltmacht, 1961), molto discussa; altri storici sottolineano le responsabilità di Austria-Ungheria, Russia, Francia e Serbia Dibattito storiografico aperto, non una teoria del complotto in senso stretto

Coincidenze, profezie e leggende

Racconto Che cosa c'è di vero
Il panino di Princip Nessuna fonte dell'epoca lo menziona. Lo storico Mike Dash ha ricostruito che la storia compare in un romanzo del 2001 e si diffonde con un documentario televisivo del 2003. Princip era lì perché quel punto era sul percorso previsto
La targa "A III 118" L'auto dell'arciduca aveva una targa che, letta come "Armistizio 11-11-18", sembrerebbe annunciare la data della fine della guerra. È una lettura a posteriori: una coincidenza curiosa, non una profezia
Il sogno del vescovo Lanyi Si racconta che il vescovo József Lányi, già precettore dell'arciduca, abbia sognato l'attentato nella notte del 28 giugno e l'abbia annotato prima di ricevere la notizia. La testimonianza non è verificabile in modo indipendente: è il tipo di racconto che nasce o si rafforza dopo un evento traumatico
"L'auto maledetta" Le storie su una serie di proprietari morti dopo aver posseduto l'auto sono prive di riscontri: l'auto è conservata da decenni al Museo di storia militare di Vienna
"La guerra iniziò per caso, per una svolta sbagliata" La svolta sbagliata fu un caso, ma l'attentato era organizzato e il gruppo era ancora sul posto. E la guerra non nacque dall'attentato, ma dalle decisioni prese nelle cinque settimane successive

Parte quinta: l'Italia e la Svizzera nell'agosto 1914

L'Italia: alleata, ma neutrale

L'Italia era formalmente membro della Triplice Alleanza, ma non fu consultata da Vienna prima dell'ultimatum, nonostante il trattato prevedesse consultazioni e compensi in caso di modifiche nei Balcani. Il governo di Antonio Salandra, con il ministro degli esteri Antonino di San Giuliano, decise il 2 agosto la neutralità, sostenendo che l'alleanza era difensiva e che l'Austria-Ungheria aveva agito da aggressore. L'Italia entrerà in guerra solo nel maggio 1915, dall'altra parte: sarà il tema di un capitolo futuro.

Lo storico italiano Luigi Albertini, già direttore del Corriere della Sera, dedicò alla crisi di luglio un'opera monumentale, Le origini della guerra del 1914 (1942-1943), basata anche su interviste a molti protagonisti ancora in vita. È tuttora uno dei riferimenti fondamentali sull'argomento.

La Svizzera: mobilitazione e neutralità

Data Fatto
31 luglio 1914 Il Consiglio federale mette l'esercito in stato di picchetto
1° agosto Proclamazione della mobilitazione generale
3 agosto L'Assemblea federale elegge generale Ulrich Wille, dopo forti resistenze dei deputati romandi e socialisti, che lo consideravano troppo vicino alla Germania. La stessa sera conferisce i pieni poteri al Consiglio federale
3-7 agosto Circa 220.000 uomini entrano in servizio attivo
4 agosto Dichiarazione di neutralità, riconosciuta nelle settimane successive dalle potenze belligeranti

La scelta di Wille rivelò subito una frattura che avrebbe segnato tutta la guerra: la Svizzera tedesca guardava con simpatia alla Germania, la Svizzera francese alla Francia. La neutralità italiana, almeno fino al 1915, rese più tranquillo il confine sud del Ticino.


In sintesi: che cosa sappiamo e che cosa resta aperto

Domanda Risposta basata sulle fonti
Chi sparò? Gavrilo Princip, 19 anni, con una pistola FN Modello 1910
Era un'azione isolata? No: sette congiurati sul percorso, armi e logistica fornite da ufficiali serbi della Mano Nera
Il governo serbo lo ordinò? Non provato; Pašić fu informato parzialmente e reagì in modo insufficiente
La sicurezza fu sabotata? Nessuna prova; negligenza grave documentata
L'attentato causò la guerra? Fu il pretesto. La guerra nacque dalle decisioni di Vienna, Berlino, San Pietroburgo, Parigi e Londra tra il 5 luglio e il 4 agosto
Ci furono notizie false? Sì: lo scontro di Temes-Kubin e i bombardamenti di Norimberga, entrambi inesistenti, citati in documenti ufficiali
Chi fu responsabile? Dibattito storiografico aperto: dalla colpa tedesca dell'articolo 231 di Versailles e della tesi Fischer alla responsabilità condivisa descritta da Christopher Clark (I sonnambuli, 2012)

Ciò che colpisce, rileggendo i documenti di quelle cinque settimane, non è tanto la malvagità quanto la combinazione di sicurezza eccessiva, calcoli sbagliati, informazioni non verificate e meccanismi militari che, una volta avviati, nessuno sapeva più fermare. Uomini intelligenti e informati presero decisioni razionali dal loro punto di vista, e insieme produssero una catastrofe che nessuno di loro aveva immaginato nelle sue reali dimensioni.

Nel prossimo capitolo: le prime settimane di guerra, l'invasione del Belgio, la battaglia delle frontiere e il crollo dell'illusione di una guerra breve. E più avanti, il destino dei soldati che tornarono dal fronte con ferite invisibili, i cosiddetti scemi di guerra.


Fonti principali: atti del processo di Sarajevo (ottobre 1914), come riportati negli studi storici; telegramma di F. von Wiesner (13 luglio 1914); L. Albertini, Le origini della guerra del 1914 (1942-1943); V. Dedijer, The Road to Sarajevo (1966); F. Fischer, Griff nach der Weltmacht (1961); C. Clark, The Sleepwalkers (2012); M. Rauchensteiner, The First World War and the End of the Habsburg Monarchy (2014), sul caso Temes-Kubin e sull'inchiesta Wiesner; Dizionario storico della Svizzera, voci sulla mobilitazione del 1914 e su Ulrich Wille; M. Dash, ricerca sul "panino di Princip" (2011); ricostruzioni sul falso bombardamento di Norimberga basate sulle memorie di O. Gessler; E. Grey, Twenty-Five Years (1925).

Domande frequenti

Chi uccise Francesco Ferdinando?

Lo studente bosniaco Gavrilo Princip, 19 anni, membro di un gruppo di giovani nazionalisti noto come Giovane Bosnia, sparò all'arciduca Francesco Ferdinando e alla moglie Sofia il 28 giugno 1914 a Sarajevo, vicino al Ponte Latino. Le armi e l'addestramento erano stati forniti da ufficiali serbi legati alla società segreta Unione o morte, nota come Mano Nera.

Il governo serbo era dietro l'attentato di Sarajevo?

Le fonti documentano il coinvolgimento di ufficiali e funzionari serbi, in particolare del colonnello Dragutin Dimitrijević detto Apis, capo dell'intelligence militare, e del maggiore Vojislav Tankosić. Non esiste invece una prova che il governo del primo ministro Nikola Pašić abbia ordinato l'attentato, anche se Pašić ricevette informazioni sul passaggio di armi e uomini in Bosnia alcune settimane prima.

Che cos'è la crisi di luglio?

È il mese di trattative, decisioni e mobilitazioni che seguì l'attentato di Sarajevo e portò alla guerra. Comprende il sostegno tedesco all'Austria-Ungheria del 5-6 luglio, l'ultimatum austriaco alla Serbia del 23 luglio, la dichiarazione di guerra del 28 luglio, le mobilitazioni russa, austriaca, tedesca e francese e le dichiarazioni di guerra fino all'ingresso della Gran Bretagna il 4 agosto 1914.

È vero che Princip stava mangiando un panino quando vide l'auto dell'arciduca?

No. Lo storico Mike Dash ha mostrato che la storia del panino non compare in nessuna fonte dell'epoca, né negli atti del processo né nelle testimonianze. Si è diffusa soprattutto dopo un documentario televisivo del 2003. Princip si trovava in quel punto perché era sul percorso previsto per il ritorno del corteo.

Chi fu responsabile della Prima guerra mondiale?

Il Trattato di Versailles attribuì la responsabilità alla Germania e ai suoi alleati. Gli storici discutono ancora: la tesi di Fritz Fischer (1961) sottolinea la volontà di guerra della Germania, mentre altri studiosi, come Christopher Clark, descrivono una responsabilità condivisa tra più governi che presero decisioni rischiose senza misurarne le conseguenze.

Che cosa fece la Svizzera all'inizio della Prima guerra mondiale?

Il Consiglio federale proclamò la mobilitazione generale il 1° agosto 1914; tra il 3 e il 7 agosto entrarono in servizio circa 220.000 uomini. Il 3 agosto l'Assemblea federale elesse generale Ulrich Wille e conferì i pieni poteri al Consiglio federale, e il 4 agosto la Svizzera dichiarò la propria neutralità.

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