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Dracula e Vlad l'Impalatore: il personaggio storico, il romanzo e il mito separati con metodo

Dite "Dracula" e a chiunque verrà in mente la stessa immagine: un conte transilvano con il mantello nero, i canini aguzzi e un castello sui Carpazi. In quell'immagine, però, sono fuse tre figure che nascono in secoli diversi e non hanno quasi nulla in comune:

  1. un personaggio storico: Vlad III, principe di Valacchia nel XV secolo, ricordato come "l'Impalatore";
  2. un personaggio letterario: il conte Dracula del romanzo di Bram Stoker, pubblicato nel 1897;
  3. un mito: i vampiri del folklore dell'Europa orientale, diventati un caso internazionale nel Settecento.

In questo articolo le separo con lo stesso metodo che ho usato per il Gesù storico, per Jack lo Squartatore e per la morte di Hitler: per ogni affermazione, chi la fa, quando, e con quale interesse. È un caso perfetto per capire come una leggenda si costruisce a strati, e come la propaganda di cinque secoli fa possa arrivare fino ai nostri film.

Nota sul metodo. Le fonti su Vlad III sono poche, spesso ostili e tramandate in più lingue (latino, tedesco, slavo ecclesiastico, greco, turco, romeno). Diversi dettagli, comprese alcune date, sono discussi dagli storici. Lo segnalo caso per caso, e aggiornerò l'articolo se nuove ricerche cambieranno il quadro.


Parte prima: il personaggio storico

Il nome: il Drago e il diavolo

Il padre, Vlad II, fu ammesso dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo nell'Ordine del Drago l'8 febbraio 1431, a Norimberga. L'ordine era stato fondato nel 1408 da Sigismondo e dalla moglie Barbara di Cilli per difendere la cristianità, soprattutto contro gli Ottomani. Dal drago dell'insegna nacque il soprannome di Vlad II: Dracul, "il Drago".

Il figlio, Vlad III, fu quindi Drăculea o Dracula: "figlio di Dracul". C'è però un dettaglio linguistico che peserà moltissimo sulla leggenda: nel romeno moderno dracul significa anche "il diavolo". Il soprannome "Țepeș", "l'Impalatore", è invece più tardo: Vlad non lo usò mai in vita. I turchi lo chiamavano Kazıklı Voyvoda, "il voivoda del palo".

La vita: le date essenziali

Data Evento Grado di certezza
Tra il 1428 e il 1431 Nascita, probabilmente a Sighișoara, in Transilvania, dove il padre visse dal 1431 al 1435 Data discussa; luogo tradizionale ma non documentato
1442 Vlad e il fratello minore Radu vengono consegnati agli Ottomani come ostaggi, garanzia della fedeltà del padre Ampio consenso
Ottobre–novembre 1448 Primo breve regno in Valacchia Ampio consenso
20 agosto 1456 – luglio 1462 Secondo regno, il più lungo e quello delle crudeltà famose Ampio consenso
1457–1460 Incursioni contro i mercanti sassoni di Brașov e Sibiu, in Transilvania Documentate, ma raccontate soprattutto dalle vittime
Inverno 1461–1462 Campagna sul Danubio contro gli Ottomani Lettera dello stesso Vlad
16–17 giugno 1462 "Attacco notturno" al campo del sultano Mehmed II Ampio consenso
Fine 1462 Arrestato per ordine del re d'Ungheria Mattia Corvino Ampio consenso
1463 circa – 1475 Prigionia in Ungheria, soprattutto a Visegrád Durata e condizioni incerte
Novembre 1476 Terzo regno, dopo la liberazione Data d'inizio discussa
Prima del 10 gennaio 1477 Muore combattendo vicino a Snagov Ampio consenso

Il terrore come metodo di governo

Che Vlad III abbia usato l'impalamento e il terrore è fuori discussione. Le domande da investigatore sono altre: contro chi, quante volte, e chi lo racconta.

  • I boiardi. Vlad eliminò i nobili coinvolti nell'assassinio del padre e del fratello maggiore. La famosa "strage di Pasqua", con centinaia di boiardi uccisi o costretti a lavorare fino alla morte alla fortezza di Poenari, si basa però su fonti deboli, in gran parte libri divulgativi moderni.
  • I sassoni di Transilvania. Tra il 1457 e il 1460 Vlad saccheggiò villaggi intorno a Brașov e Sibiu e fece impalare prigionieri. Una delle accuse più gravi, 41 mercanti impalati e 300 ragazzi bruciati o impalati, viene però da una lettera del 21 gennaio 1459 scritta dal suo rivale al trono, Basarab Laiotă.
  • Gli Ottomani. L'11 febbraio 1462 Vlad scrisse a Mattia Corvino di aver ucciso 23.884 turchi e bulgari durante la campagna sul Danubio. È una cifra fornita da lui stesso, a scopo di vanto e per ottenere aiuto.
  • La "foresta degli impalati". Lo storico bizantino Laonikos Chalkokondyles, che scrisse pochi anni dopo, racconta che nel giugno 1462 l'esercito del sultano trovò vicino a Târgoviște una distesa di pali lunga diciassette stadi, con "circa ventimila uomini, donne e bambini". Ma Chalkokondyles introduce questi dati con un "si dice", e usa la cifra di ventimila anche per altri episodi.

Quante vittime? Un problema di fonti

Fonte Cifra Chi era
Niccolò di Modrussa, vescovo e legato papale (1464) 40.000 Vescovo dalmata, legato del papa alla corte ungherese, cioè presso il re che aveva arrestato Vlad
Laonikos Chalkokondyles (anni 1460) 20.000 Storico bizantino che scriveva per sentito dire
Gabriele Rangoni, nunzio papale (1475) Oltre 100.000 Diplomatico, a distanza di anni

Per un investigatore il quadro è chiaro: le cifre crescono con la distanza e con l'interesse di chi scrive. Sono numeri tondi, provengono da fonti ostili o lontane, e non esistono documenti indipendenti per verificarli. Molti storici ritengono che le atrocità siano state ingigantite, e in parte forse inventate, dai sassoni e dalla corte ungherese. Questo non assolve Vlad: significa solo che la sua crudeltà è certa, mentre la sua contabilità non lo è.

L'arresto e le lettere false

Alla fine del 1462 Mattia Corvino, che avrebbe dovuto sostenere Vlad contro gli Ottomani, lo fece arrestare. Per giustificarsi davanti all'Europa cristiana, che gli aveva finanziato la crociata, produsse tre lettere datate 7 novembre 1462, in cui Vlad avrebbe offerto la sua alleanza al sultano. La maggior parte degli storici le considera falsi. Persino Antonio Bonfini, lo storico di corte di Mattia Corvino, ammise che il motivo dell'arresto "non fu mai chiarito".

Da investigatore, è il dettaglio più interessante dell'intera storia: chi aveva arrestato Vlad aveva bisogno che fosse un mostro. È esattamente in quegli anni che cominciano a circolare i racconti più feroci su di lui.

Il volto: un legato papale e un ritratto a Innsbruck

Possediamo una descrizione fisica scritta nel 1473 da Niccolò di Modrussa, vescovo di origine dalmata al servizio del papa, che visse e morì in Italia: un uomo "non particolarmente alto", "molto vigoroso e sano", con "un grande naso aquilino e le narici dilatate", occhi verdi, baffi e lunghi capelli neri e ricci.

Il ritratto più famoso è quello conservato al castello di Ambras, a Innsbruck: un dipinto anonimo tedesco della seconda metà del Cinquecento, ritenuto copia di un ritratto eseguito mentre Vlad era in vita.

La morte e il mistero della tomba

Vlad morì combattendo contro le forze di Basarab Laiotă, appoggiato dagli Ottomani, tra la fine del 1476 e i primi giorni del 1477. Secondo Bonfini la sua testa fu mandata a Mehmed II ed esposta su un palo a Costantinopoli.

Dove sia sepolto non si sa:

  • Snagov. È la tradizione più nota, ma gli scavi del 1933 non trovarono alcuna tomba sotto la presunta sepoltura.
  • Comana. Lo storico romeno Constantin Rezachevici propone il primo monastero di Comana, vicino al luogo della battaglia.
  • Napoli. Nel 2014 una studentessa e un avvocato appassionato di storia, Raffaello Glinni, sostennero che Vlad fosse stato catturato vivo, riscattato da una figlia e sepolto a Napoli, nella chiesa di Santa Maria la Nova. La tomba in questione appartiene però a Matteo Ferrillo, morto intorno al 1499; il drago scolpito è lo stemma della famiglia Ferrillo; non esiste prova che Vlad avesse una figlia; e il soprannome "Țepeș", su cui si basava parte della teoria, è successivo. La teoria è stata smentita, ma la "tomba di Dracula" a Napoli continua a comparire nei percorsi turistici.

Le lettere di Vlad e la chimica: uno studio italiano del 2023

Un capitolo recente riguarda direttamente l'Italia. Nel 2023 un gruppo di ricercatori in gran parte italiani, tra cui studiosi dell'Università di Catania e il chimico Pier Giorgio Righetti del Politecnico di Milano, insieme a un ricercatore romeno, ha pubblicato sulla rivista Analytical Chemistry l'analisi delle tracce di proteine rimaste su tre lettere di Vlad conservate a Sibiu: una del 1457 e due del 1475.

Gli autori hanno prelevato le tracce con speciali pellicole, senza danneggiare la carta, e le hanno analizzate con la spettrometria di massa. Hanno ipotizzato che chi scrisse le lettere soffrisse di infiammazioni delle vie respiratorie o della pelle, e che i dati fossero "compatibili" con l'emolacria, cioè lacrime miste a sangue.

Valutazione: è uno studio interessante e pubblicato su una rivista seria, ma gli stessi autori definiscono i dati "non esaustivi". Le lettere sono state maneggiate da molte persone per oltre cinque secoli, e attribuire a Vlad le proteine più antiche è un'ipotesi, non una certezza. È lo stesso problema di catena di custodia che ho discusso per il DNA dello scialle attribuito a Jack lo Squartatore.


Parte seconda: le fonti, e chi le scrisse

Il ritratto di Vlad che conosciamo è stato costruito da fonti molto diverse, ognuna con il suo interesse. Le colloco nel tempo.

Data Fonte Origine Immagine di Vlad Interesse di chi scrive
1459–1462 Lettere di Vlad, del rivale Basarab Laiotă e dei mercanti sassoni Valacchia, Transilvania Guerriero, saccheggiatore Vanto (Vlad), accusa (rivali e vittime)
Inverno 1463 Poema di Michael Beheim, recitato a Wiener Neustadt Corte imperiale Tiranno sanguinario ("un tiranno chiamato Dracula, voivoda di Valacchia") Ambiente di corte vicino all'imperatore e all'Ungheria, ostile a Vlad
1464–1473 Niccolò di Modrussa Legato papale, Italia Crudele ma valoroso Diplomazia presso la corte di Mattia Corvino
Anni 1460 Laonikos Chalkokondyles Storico bizantino Crudele, ma temuto e ammirato dal sultano Distanza, uso del "si dice"
Prima del 1480–1500 Opuscoli tedeschi a stampa, poi con xilografie (Norimberga, Strasburgo) Germania Mostro: famosa l'immagine di Vlad che banchetta tra gli impalati Sensazionalismo editoriale: tra i primi "bestseller" della stampa
Fine XV secolo Racconto del voivoda Dracula, in slavo ecclesiastico, attribuito a Fëdor Kuricyn Russia Crudele ma giusto: punisce i disonesti, difende lo Stato Riflessione politica sul potere del sovrano
Intorno al 1500 Tursun Beg Ottomano Il "voivoda del palo", nemico del sultano Punto di vista del nemico
XIX–XX secolo Storici romeni Romania Eroe nazionale, difensore contro gli Ottomani Costruzione dell'identità nazionale

Due osservazioni da analista:

  • Gli opuscoli tedeschi furono tra le prime "notizie virali" dell'era della stampa. Un tiranno lontano, crudeltà spettacolari, immagini scioccanti: lo stesso meccanismo che nel 1888 trasformò le lettere false in "Jack the Ripper".
  • Il racconto russo riporta l'aneddoto più famoso della tradizione: la coppa d'oro lasciata presso una fontana, che nessuno osava rubare per paura del principe. Oggi quell'aneddoto fa parte della tradizione popolare romena, che ricorda Vlad come un sovrano duro ma giusto, ma la sua versione scritta più antica è appunto quella russa.

Lo stesso uomo è quindi un mostro nelle fonti tedesche, un sovrano severo ma giusto in quelle russe e romene, un nemico valoroso in quelle bizantine e ottomane. Nessuna di queste fonti lo descrive come un vampiro.


Parte terza: il personaggio letterario

Bram Stoker e il conte Dracula

Il romanzo Dracula dello scrittore irlandese Bram Stoker fu pubblicato dall'editore Archibald Constable nel maggio 1897, probabilmente il 26.

Le note di lavoro di Stoker, oltre cento pagine, sono oggi conservate al Rosenbach Museum di Filadelfia. Raccontano una genesi molto diversa da quella che immaginiamo:

  • nei primi progetti il vampiro si chiamava "Conte Wampyr" e la storia era ambientata in Stiria, in Austria;
  • alla fine di luglio del 1890 Stoker era in vacanza a Whitby, sulla costa dello Yorkshire;
  • l'8 agosto 1890, nella biblioteca pubblica di Whitby, trovò il libro di William Wilkinson An Account of the Principalities of Wallachia and Moldavia (1820). In una nota lesse che "Dracula nella lingua valacca significa diavolo", e che il nome si usava per chi si distingueva per coraggio, crudeltà o astuzia.

Stoker, quindi, prese un nome che suonava diabolico. Ricerche più recenti hanno mostrato che avrebbe potuto leggere lo stesso libro anche nelle biblioteche di Londra, ma il dato essenziale non cambia.

Cosa Stoker sapeva davvero di Vlad

Qui la studiosa canadese Elizabeth Miller, una delle massime esperte del romanzo, è stata netta. Secondo Miller le note di Stoker non mostrano che sapesse che quel Dracula si chiamava Vlad, né che impalava i nemici. Stoker scelse il vampiro prima del nome, e non andò mai in Romania. Il legame tra il conte e l'Impalatore, nelle sue parole, è "una montagna fatta da un granello di sabbia".

Nel romanzo, il conte accenna al proprio passato di guerriero contro i turchi, e alcuni studiosi vi vedono un'eco di Vlad. Ma è un'eco vaga, compatibile con quanto Stoker poteva aver letto in Wilkinson, non una biografia.

Le altre fonti di Stoker

  • Emily Gerard, Transylvanian Superstitions (1885) e The Land Beyond the Forest (1888): resoconti sul folklore transilvano, dai quali Stoker prese la parola "nosferatu", presentata da Gerard come una credenza "in cui ogni contadino romeno crede". L'origine reale della parola è ancora discussa.
  • Ármin Vámbéry, orientalista ungherese che Stoker incontrò: si è detto che gli avesse parlato di Vlad, ma nelle carte di Vámbéry e negli appunti di Stoker sui loro incontri non c'è traccia di Vlad, di Dracula o di vampiri.

I luoghi

Luogo Realtà
Castello di Bran Costruito nel 1377. Nessun legame dimostrato con Vlad né con il romanzo. È il "castello di Dracula" del turismo, con circa mezzo milione di visitatori l'anno
Fortezza di Poenari Davvero legata a Vlad, che la fece restaurare. Oggi si raggiunge con circa 1.480 gradini
Passo Borgo (Tihuța) Passo reale tra Transilvania e Bucovina, usato da Stoker come scenario
Castello del conte Immaginario

Parte quarta: il mito dei vampiri

Il vampiro nasce molto prima di Stoker, e non ha nulla a che fare con Vlad.

Il folklore

Nella tradizione romena esiste lo strigoi, un morto inquieto che torna a tormentare i vivi; la parola è parente dell'italiano strega. Credenze simili erano diffuse in tutta l'Europa orientale e balcanica.

Il Settecento: il vampiro diventa un caso di Stato

Il vampiro diventò un fenomeno europeo grazie a rapporti ufficiali dell'amministrazione austriaca nei territori serbi conquistati agli Ottomani.

Data Caso Cosa accadde
1725 Petar Blagojević, villaggio di Kisiljevo Il funzionario imperiale Ernst Frombald descrisse un cadavere non decomposto, con pelle e unghie "nuove" e sangue alla bocca, e un villaggio "fuori di sé dalla paura". Il rapporto fu pubblicato sul giornale di Vienna
1731–1732 Arnold Paole, villaggio di Medveđa Una commissione militare guidata dal chirurgo Johann Flückinger esumò diversi corpi il 7 gennaio 1732. Il rapporto Visum et Repertum, firmato a Belgrado il 26 gennaio 1732, fece il giro d'Europa
1746 Dom Augustin Calmet Il benedettino francese pubblicò un trattato sulle apparizioni e sui vampiri, discusso in tutta Europa
1755 Gerard van Swieten Il medico dell'imperatrice Maria Teresa, inviato in Moravia, scrisse un rapporto che portò l'imperatrice a vietare la profanazione dei cadaveri dei presunti vampiri

La spiegazione forense

Da investigatore, i rapporti del Settecento sono documenti affascinanti, perché descrivono con precisione segni reali interpretati in modo sbagliato:

Segno descritto come "prova" di vampirismo Spiegazione
Corpo gonfio e colorito, "ben nutrito" I gas della decomposizione gonfiano il corpo
Sangue alla bocca e al naso I gas spingono fuori liquidi e sangue
Unghie e capelli "cresciuti" La pelle si ritira, scoprendo unghie e capelli
Gemiti quando il corpo viene trafitto I gas che escono producono suoni

È lo stesso errore di metodo che ho descritto parlando dell'optografia: un'osservazione vera, interpretata con una teoria sbagliata.

La leggenda di Erzsébet Báthory

Spesso associata a Dracula è la contessa ungherese Erzsébet Báthory (1560–1614), arrestata alla fine del 1610 e accusata di aver ucciso giovani serve. La leggenda dei suoi "bagni di sangue" compare però per la prima volta a stampa solo nel 1729, più di un secolo dopo la sua morte, e le testimonianze del processo non parlano di bagni di sangue. Non ci sono nemmeno prove che abbia ispirato Stoker.

Dal folklore alla letteratura

Prima di Stoker, il vampiro era già entrato nella narrativa con Il vampiro di John Polidori (1819) e Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu (1871–1872). Stoker unì questa tradizione letteraria al folklore transilvano letto in Emily Gerard e a un nome trovato in un libro di viaggio.


Parte quinta: come le tre figure si sono fuse

Se oggi Vlad, il conte e il vampiro sembrano la stessa persona, è per una serie di passaggi precisi, quasi tutti del Novecento.

Anno Evento Effetto
1897 Stoker pubblica Dracula Un nome storico viene dato a un vampiro letterario
1922 Nosferatu di F. W. Murnau Adattamento non autorizzato: la vedova di Stoker, Florence, fa causa e il tribunale ordina la distruzione delle copie. Alcune sopravvivono
1931 Dracula di Tod Browning, con Bela Lugosi Nasce l'immagine moderna del conte: mantello, accento, eleganza
1972 Raymond McNally e Radu Florescu, In Search of Dracula Il libro che lega in modo popolare Vlad al conte di Stoker. Tradotto in 15 lingue, dà avvio al turismo "draculiano"
1976 Romania comunista Il regime celebra i 500 anni dalla morte di Vlad come eroe nazionale
1992 Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola Il prologo ambientato nel 1462 fonde esplicitamente Vlad e il conte

Il risultato è paradossale: in Romania Vlad è un eroe nazionale, nel resto del mondo è un vampiro. E il turismo vende ai visitatori un castello, quello di Bran, che non c'entra né con l'uno né con l'altro.


Il fascicolo in sintesi

Domanda Storia Letteratura Mito
Chi è Dracula? Vlad III, voivoda di Valacchia (1428/31–1476/77) Il conte del romanzo di Stoker (1897) Il vampiro del folklore e dei film
Perché "Dracula"? Figlio di Vlad II "Dracul", cavaliere dell'Ordine del Drago Stoker lesse che significava "diavolo" Il nome diventa sinonimo di vampiro
Era crudele? Sì, ma le cifre vengono da fonti ostili Sì, come ogni mostro gotico Sì, come ogni non-morto
Beveva sangue? Nessuna fonte lo dice Sì Sì
Il castello? Poenari, fortezza reale Immaginario Bran, per il turismo
Come muore? In battaglia, vicino a Snagov, 1476/77 Ucciso dai protagonisti del romanzo Non muore mai: torna in ogni nuovo film

Cosa insegna il caso Dracula a chi indaga

Situazione Regola
Le cifre delle vittime vengono da nemici e da cronisti lontani Pesare le fonti secondo il loro interesse e la loro distanza dai fatti
Un re arresta un alleato e produce lettere che lo accusano Chiedersi sempre a chi giova un documento
Lo stesso uomo è mostro per alcuni ed eroe per altri Le fonti descrivono anche chi le scrive
Un romanziere prende un nome da un libro di viaggio Non confondere una coincidenza di nomi con un'ispirazione dimostrata
Un libro del 1972 fonde storia e letteratura Risalire alla prima fonte di un collegamento, non all'ultima che lo ripete
Una tomba napoletana diventa "di Dracula" Uno stemma simile non è una prova di identità

È il metodo che applico ogni giorno nelle mie analisi OSINT e ricerche storiche: separare gli strati, capire chi ha aggiunto che cosa e quando, e restituire a ogni figura la sua storia. Vlad III merita di essere studiato per ciò che fu, con le sue crudeltà vere e quelle inventate. Il conte Dracula merita di essere letto come il capolavoro letterario che è. E il vampiro merita di restare ciò che è sempre stato: una paura antica, raccontata ogni volta in modo nuovo.


Fonti principali: voci Wikipedia su Vlad III, Vlad II Dracul, Ordine del Drago, Bram Stoker e il romanzo Dracula, Arnold Paole, Petar Blagojević, Erzsébet Báthory, con le relative fonti; Laonikos Chalkokondyles tramite Medievalists.net; Kunsthistorisches Museum di Vienna, scheda del ritratto di Ambras; English Heritage su Stoker a Whitby; intervista a Elizabeth Miller (PBS Frontline World); Pittalà et al., "Count Dracula Resurrected", Analytical Chemistry 95 (2023); Jason Colavito sulla teoria della tomba di Napoli; Rosenbach Museum, guida ai fondi Bram Stoker.

Domande frequenti

Dracula è esistito davvero?

Il conte Dracula di Bram Stoker è un personaggio di fantasia, nato nel romanzo del 1897. Il nome però appartiene a una persona reale: Vlad III, principe (voivoda) di Valacchia nel XV secolo, che firmava alcune lettere come 'Dracula', cioè 'figlio di Dracul'. Non esiste alcuna prova storica che Vlad III fosse considerato un vampiro.

Perché Vlad III si chiamava Dracula?

Suo padre, Vlad II, nel 1431 fu ammesso dall'imperatore Sigismondo nell'Ordine del Drago, un ordine cavalleresco fondato nel 1408 per combattere gli Ottomani. Da qui il soprannome Dracul, 'il Drago'. Dracula, o Drăculea, significa 'figlio di Dracul'. Nel romeno moderno la parola dracul significa anche 'il diavolo'.

Vlad l'Impalatore era davvero così crudele?

Usò certamente il terrore e l'impalamento contro nemici, boiardi ribelli e mercanti sassoni della Transilvania. Ma le cifre delle vittime, da 20.000 a oltre 100.000, vengono da fonti ostili o lontane: i mercanti sassoni danneggiati dalle sue incursioni, la propaganda del re d'Ungheria Mattia Corvino che lo aveva fatto arrestare, cronisti bizantini che scrivevano per sentito dire. La crudeltà è reale, i numeri sono incerti.

Bram Stoker si ispirò a Vlad l'Impalatore?

Solo per il nome, secondo la maggior parte degli studiosi. Nell'agosto 1890, nella biblioteca di Whitby, Stoker lesse in un libro di William Wilkinson del 1820 che 'Dracula nella lingua valacca significa diavolo'. Le sue note di lavoro, conservate al Rosenbach Museum di Filadelfia, non mostrano che sapesse che quel Dracula si chiamava Vlad né che impalava i nemici.

Il castello di Bran è il castello di Dracula?

No. Il castello di Bran, in Romania, è legato a Dracula soprattutto dal turismo: non esiste una prova seria che Vlad III vi abbia abitato, e il castello del romanzo è immaginario. La fortezza davvero legata a Vlad è quella di Poenari, sul fiume Argeș, che fece restaurare.

Da dove nasce il mito dei vampiri?

Dal folklore dell'Europa orientale e soprattutto da una serie di casi del Settecento nei territori serbi sotto l'Austria, come quelli di Petar Blagojević (1725) e di Arnold Paole, indagato da una commissione militare nel 1731–1732. I segni dei presunti vampiri, come il sangue alla bocca e le unghie 'cresciute', si spiegano con i normali processi di decomposizione.

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