Gesù di Nazareth è esistito davvero? Le prove storiche analizzate con metodo
Una premessa necessaria. Questo articolo non ha alcuno scopo di mettere in dubbio il cristianesimo né la fede di chi crede. Affronta una domanda diversa e più limitata: se Gesù di Nazareth sia esistito come persona storica, e che cosa ne possa dire uno storico con i normali strumenti della ricerca. Le affermazioni di fede, come la divinità di Cristo o la risurrezione, appartengono a un ambito che il metodo storico non può né dimostrare né smentire. Per quanto mi riguarda, penso che Gesù sia esistito: ma qui, come in ogni indagine, voglio vedere le prove.
Nei miei ultimi articoli ho trattato casi molto diversi con lo stesso metodo: la morte di Hitler, Jack lo Squartatore, la peste del Manzoni. Ogni volta la domanda è la stessa: chi lo racconta, quando, da quale fonte e con quale interesse?
Applicato a Gesù, questo metodo porta a un risultato che sorprende chi non conosce la ricerca: sul fatto che Gesù sia esistito, gli storici sono d'accordo quasi all'unanimità, credenti e non credenti. Vediamo perché, fonte per fonte.
1. Due domande da non confondere
Gli studiosi distinguono da più di un secolo tra il Gesù storico, cioè l'uomo vissuto in Galilea nel I secolo che si può ricostruire con il metodo storico, e il Cristo della fede, cioè la figura creduta e annunciata dalla Chiesa. La distinzione fu formulata nel 1892 dal teologo tedesco Martin Kähler.
Anche il nome conta. "Cristo" non è un cognome: è la traduzione greca (Christós) dell'ebraico Mashiach, "Messia", cioè "unto". Dire "Gesù detto il Cristo" significa "Gesù che i suoi seguaci riconoscevano come Messia". La domanda storica riguarda l'uomo; il titolo di Messia è un'affermazione di fede, ed è proprio quella che le fonti antiche attribuiscono ai suoi seguaci.
2. La linea del tempo delle fonti
Prima di analizzare le fonti, le colloco nel tempo. Come riferimento uso la data della crocifissione, che la maggior parte degli studiosi pone intorno al 30 o al 33 d.C., durante il governo di Ponzio Pilato (26–36 d.C.).
| Data approssimativa | Fonte | Tipo | Distanza dalla morte di Gesù |
|---|---|---|---|
| 30–40 d.C. (stima) | Formula di fede citata da Paolo in 1 Corinzi 15,3–7 | Cristiana, tradizione orale | Pochi anni, secondo molti studiosi |
| 50–60 d.C. | Lettere autentiche di Paolo | Cristiana, scritta | 20–30 anni |
| 66–70 d.C. circa | Vangelo di Marco | Cristiana, scritta | 35–40 anni |
| dopo il 73 d.C. (data discussa) | Lettera di Mara bar Serapione | Non cristiana, siriaca | Oltre 40 anni |
| 80–90 d.C. circa | Vangeli di Matteo e Luca, Atti degli Apostoli | Cristiana, scritta | 50–60 anni |
| 93–94 d.C. | Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche | Ebraica | 60 anni |
| 90–110 d.C. circa | Vangelo di Giovanni | Cristiana, scritta | 60–80 anni |
| 112 d.C. circa | Plinio il Giovane, lettera a Traiano | Romana | 80 anni |
| 116 d.C. circa | Tacito, Annali | Romana | 85 anni |
| 121 d.C. circa | Svetonio, Vite dei Cesari | Romana | 90 anni |
| 165 d.C. circa | Luciano di Samosata, La morte di Peregrino | Greca, satirica | 130 anni |
| fino al V–VI secolo | Talmud babilonese | Ebraica rabbinica | Secoli |
Per un investigatore, la prima cosa che colpisce è la distanza. Le fonti più vicine sono le lettere di Paolo, a circa vent'anni dai fatti. È un intervallo che oggi ci sembra lungo, ma per la storia antica è eccezionalmente breve. Per confronto, le biografie più dettagliate di Alessandro Magno che possediamo, quella di Plutarco e quella di Arriano, furono scritte più di quattro secoli dopo la sua morte. Nessuno storico, per questo, dubita che Alessandro sia esistito.
3. Le fonti cristiane: vicine, ma di parte
Le lettere di Paolo (50–60 d.C.)
Paolo di Tarso non conobbe Gesù di persona, ma è il testimone più antico che abbiamo. Gli studiosi considerano sicuramente autentiche sette lettere: Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Filippesi, 1 Tessalonicesi e Filemone. La più antica, 1 Tessalonicesi, risale a circa il 50 d.C.
Paolo non scrive una biografia, ma lascia alcuni dati preziosi su Gesù come uomo:
- era nato da donna e "sotto la Legge", cioè ebreo (Galati 4,4);
- discendeva dalla stirpe di Davide (Romani 1,3);
- ebbe dei fratelli, tra cui Giacomo;
- istituì un pasto rituale "nella notte in cui veniva tradito" (1 Corinzi 11,23);
- fu crocifisso (1 Corinzi 2,2; Galati 3,1).
Il dato più forte, per un investigatore, è in Galati 1,18–19. Paolo racconta che, tre anni dopo la sua conversione, salì a Gerusalemme per conoscere Pietro (Cefa) e rimase con lui quindici giorni, e che vide anche "Giacomo, il fratello del Signore". Paolo, quindi, conobbe di persona il fratello di Gesù. È difficile immaginare che il fratello di una figura mai esistita guidasse la comunità di Gerusalemme.
In 1 Corinzi 15,3–7 Paolo cita poi una formula che dice di aver "ricevuto": Cristo morì, fu sepolto e apparve a Cefa, ai Dodici e ad altri. Molti studiosi ritengono che questa formula risalga ai primissimi anni dopo la crocifissione.
I Vangeli (circa 66–110 d.C.)
I quattro Vangeli canonici sono le fonti più ricche, ma vanno trattati con attenzione critica, come qualsiasi fonte:
- Non sono cronache neutrali: sono testi scritti da credenti per trasmettere la fede.
- Non sono indipendenti tra loro. La maggioranza degli studiosi ritiene che Marco sia il più antico e che Matteo e Luca lo abbiano usato, insieme a una raccolta di detti oggi perduta che gli studiosi chiamano "Q". Giovanni rappresenta una tradizione in buona parte separata.
- Contengono però memorie più antiche, compresi frammenti in aramaico, la lingua di Gesù, conservati anche nei testi greci: Talitha kum ("Fanciulla, alzati", Marco 5,41), Abbà ("Padre", Marco 14,36), Eloì, Eloì, lemà sabactàni? ("Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?", Marco 15,34).
I manoscritti più antichi sono frammenti di papiro. Il più noto, il papiro P52 conservato a Manchester, contiene pochi versetti del Vangelo di Giovanni ed è datato di solito al II secolo, anche se alcuni studiosi propongono un intervallo più ampio.
Valutazione: le fonti cristiane sono le più vicine ai fatti, ma sono di parte. Questo non le rende false: le rende fonti da vagliare. Gli storici hanno sviluppato strumenti precisi per farlo, come vedremo al punto 6.
4. Le fonti non cristiane: poche, brevi, ma indipendenti o ostili
Per un investigatore, le testimonianze più preziose sono quelle di chi non ha interesse a confermare il racconto, o addirittura gli è ostile.
Giuseppe Flavio (93–94 d.C.)
Giuseppe Flavio era un aristocratico ebreo, nato intorno al 37 d.C., che partecipò alla guerra contro Roma e poi passò al servizio dei Flavi. Nelle Antichità giudaiche parla di Gesù due volte.
Il primo passo (18,63–64), il cosiddetto Testimonium Flavianum. Nella forma che ci è arrivata, descrive Gesù come "uomo saggio", autore di "opere straordinarie", condannato alla croce da Pilato su accusa dei capi del popolo, e seguito ancora dalla "tribù dei cristiani". Ma contiene frasi che un ebreo non cristiano difficilmente avrebbe scritto: "se pure lo si deve chiamare uomo", "egli era il Cristo", e l'annuncio che apparve vivo il terzo giorno.
Le posizioni degli studiosi sono tre:
| Posizione | Cosa sostiene | Diffusione |
|---|---|---|
| Interamente autentico | Giuseppe scrisse tutto il passo | Minoritaria |
| Parzialmente autentico | Esiste un nucleo originale, ritoccato da copisti cristiani | Maggioritaria |
| Interamente falso | Il passo fu inserito per intero dai copisti | Minoritaria |
A favore della posizione intermedia c'è anche una versione araba del passo, conservata da un vescovo cristiano del X secolo, Agapio di Ierapoli, e studiata nel 1971 da Shlomo Pines, in cui le frasi più cristiane sono attenuate: Gesù "forse era il Messia".
Il secondo passo (20,200) è, per molti versi, ancora più importante. Raccontando la condanna a morte di un uomo nel 62 d.C., Giuseppe scrive che il sommo sacerdote Anano fece comparire davanti al sinedrio "il fratello di Gesù detto il Cristo, di nome Giacomo". Il passo è breve, incidentale e privo di toni cristiani: per questo la grande maggioranza degli studiosi lo considera autentico. Ed è un riscontro indipendente del dato di Paolo: Gesù aveva un fratello di nome Giacomo.
Un limite da investigatore: i manoscritti greci delle Antichità più antichi che possediamo risalgono a molti secoli dopo, e furono copiati in ambiente cristiano. È lo stesso problema di catena di custodia che abbiamo visto negli altri casi: il documento è passato per mani interessate.
Tacito (circa 116 d.C.)
Lo storico romano Tacito, senatore e già governatore della provincia d'Asia, racconta negli Annali (libro XV, capitolo 44) l'incendio di Roma del 64 d.C. Nerone, scrive, ne attribuì la colpa ai cristiani, e aggiunge:
Auctor nominis eius Christus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat. "Colui da cui prendevano il nome, Cristo, sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato."
Tacito chiama il cristianesimo una "funesta superstizione": è un testimone ostile, che non ha alcun interesse a confermare il racconto cristiano. Per questo il passo ha grande valore.
Ci sono però due dettagli da investigatore:
- Il titolo di Pilato. Tacito lo chiama procurator, ma un'iscrizione scoperta nel 1961 a Cesarea marittima da una missione archeologica italiana guidata da Antonio Frova lo definisce praefectus, il titolo corretto per il suo tempo. È un anacronismo comprensibile, perché all'epoca di Tacito i governatori della Giudea si chiamavano procuratori, e suggerisce che Tacito non stesse copiando un documento ufficiale dell'epoca di Pilato.
- La fonte di Tacito. Non sappiamo se Tacito attinse ad archivi romani, a informazioni raccolte come governatore o a ciò che dicevano i cristiani stessi. È una notizia indipendente dai Vangeli, ma non necessariamente indipendente dalla tradizione cristiana.
Un'altra curiosità che riguarda l'Italia: i libri degli Annali che contengono questo passo ci sono arrivati attraverso un solo manoscritto medievale, copiato nell'XI secolo a Montecassino e oggi conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Nel manoscritto, la parola che indica i cristiani mostra una correzione: in origine si leggeva Chrestianos, poi corretto in Christianos.
Plinio il Giovane (circa 112 d.C.)
Governatore della Bitinia, sul Mar Nero, Plinio scrisse all'imperatore Traiano chiedendo come comportarsi con i cristiani (Lettere 10,96). Riferisce che si riunivano prima dell'alba e "cantavano un inno a Cristo come a un dio" (carmenque Christo quasi deo dicere).
Valore: testimonia l'esistenza e le pratiche dei cristiani, non direttamente la vita di Gesù.
Svetonio (circa 121 d.C.)
Nella Vita di Claudio (25,4), Svetonio scrive che l'imperatore espulse da Roma i Giudei che "per istigazione di Cresto" (impulsore Chresto) causavano continui tumulti, un evento datato di solito intorno al 49 d.C.
Valore: discusso. Molti studiosi pensano che "Chrestus" sia una deformazione di "Christus" e che il passo rifletta conflitti tra ebrei e cristiani a Roma; altri pensano a un agitatore di nome Chrestus, un nome diffuso. Non è una prova solida.
Altre fonti minori
| Fonte | Data | Cosa dice | Valore |
|---|---|---|---|
| Mara bar Serapione, lettera in siriaco | Dopo il 73 d.C. (discussa) | Parla di un "saggio re" ucciso dai Giudei, accanto a Socrate e Pitagora | Ambiguo: non nomina Gesù |
| Tallo, storico | I secolo (data incerta) | Avrebbe spiegato come un'eclissi il buio alla morte di Gesù | Debole: opera perduta, nota solo da citazioni di autori cristiani di secoli dopo |
| Luciano di Samosata | 165 d.C. circa | Deride i cristiani che adorano "quel sofista crocifisso" in Palestina | Tardo, ma conferma che la crocifissione era nota anche ai pagani |
| Talmud babilonese (Sanhedrin 43a) | Testo fissato nel V–VI secolo | Un "Yeshu" fu appeso alla vigilia della Pasqua | Tardo e discusso: non è chiaro se rifletta una memoria indipendente o la polemica con i cristiani |
5. L'archeologia: il contesto, non l'uomo
Non esiste, e sarebbe stupefacente se esistesse, un reperto archeologico che provi direttamente l'esistenza di un predicatore galileo del I secolo. Gli umili non lasciano iscrizioni. L'archeologia però conferma il contesto in cui i racconti collocano Gesù.
| Reperto | Scoperta | Che cosa conferma |
|---|---|---|
| Iscrizione di Pilato | 1961, teatro di Cesarea marittima, missione italiana guidata da Antonio Frova | Ponzio Pilato fu prefetto della Giudea sotto Tiberio |
| Ossario di Caifa | 1990, Gerusalemme | Una famiglia di sacerdoti di nome Caifa, compatibile con il sommo sacerdote dei Vangeli e di Giuseppe Flavio |
| Tallone di Yehohanan | 1968, Gerusalemme (Giv'at ha-Mivtar) | Un osso del tallone trafitto da un chiodo: un crocifisso del I secolo ricevette sepoltura |
| Casa del I secolo a Nazareth | Scavata nell'Ottocento dalle Suore di Nazareth, studiata dall'archeologo Ken Dark (pubblicazione 2021) | Nazareth era abitata nel I secolo. Dark non sostiene che fosse la casa di Gesù: fu venerata come tale solo secoli dopo |
E i reperti più famosi?
- L'ossario di Giacomo, emerso nel 2002 con l'iscrizione "Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù": l'autenticità della parte finale dell'iscrizione è contestata. Il collezionista fu accusato di falso in Israele e assolto nel 2012, ma il giudice precisò che l'assoluzione non dimostrava l'autenticità.
- La Sindone di Torino: la datazione al radiocarbonio pubblicata su Nature nel 1989 collocava il tessuto tra il 1260 e il 1390. Il dibattito continua, ma la Sindone non è usata dagli storici come prova dell'esistenza di Gesù.
6. Come gli storici vagliano i Vangeli
Gli storici hanno elaborato dei criteri per capire quali elementi dei Vangeli risalgano con buona probabilità al Gesù storico. Da investigatore, li trovo molto simili a quelli con cui valuto una testimonianza.
| Criterio | Principio | Esempio |
|---|---|---|
| Imbarazzo | Un dettaglio scomodo per chi racconta difficilmente è stato inventato | Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni, che sembra porlo in una posizione subordinata; la morte in croce, la pena degli schiavi e dei ribelli, che Paolo chiama "scandalo" (1 Corinzi 1,23) |
| Attestazione multipla | Un elemento presente in fonti indipendenti è più affidabile | La crocifissione sotto Pilato: Paolo, i Vangeli, Tacito, Giuseppe Flavio |
| Contesto aramaico e palestinese | Elementi coerenti con la lingua e la società della Galilea del I secolo | Le parole in aramaico conservate nei testi greci |
| Plausibilità storica | Il racconto deve essere coerente con l'ebraismo del tempo e spiegare gli sviluppi successivi | Un maestro ebreo, la cui morte e il cui ricordo spiegano la nascita del movimento cristiano |
Questi criteri non sono infallibili, e negli ultimi anni alcuni studiosi li hanno criticati proponendo approcci basati sugli studi sulla memoria. Ma il loro uso combinato ha portato a un nucleo di fatti su cui c'è ampio consenso.
7. La tesi del "Gesù mitico"
Un'indagine onesta deve esaminare anche la tesi opposta: che Gesù non sia mai esistito. È la cosiddetta teoria miticista.
La sua storia. Nasce nell'Ottocento con il filosofo tedesco Bruno Bauer, viene resa popolare all'inizio del Novecento da Arthur Drews (Il mito di Cristo, 1909), e in tempi recenti è stata sostenuta da autori come George A. Wells, Robert M. Price e soprattutto Richard Carrier, con On the Historicity of Jesus (2014). Carrier usa un approccio statistico basato sul teorema di Bayes e sostiene che Gesù fosse in origine un essere celeste, poi "storicizzato" dai Vangeli.
I suoi argomenti principali:
- Il silenzio dei contemporanei. Nessuno scrittore vissuto ai tempi di Gesù ne parla: né il filosofo ebreo Filone di Alessandria, né lo storico Giusto di Tiberiade, la cui opera è perduta.
- Paolo dice poco della vita di Gesù, e parla soprattutto del Cristo morto e risorto.
- Somiglianze con miti pagani di divinità che muoiono e risorgono.
Le risposte della ricerca:
- L'argomento del silenzio è debole. Della grande maggioranza delle persone vissute nella Giudea del I secolo non resta alcuna traccia scritta, e un predicatore di villaggio giustiziato come un criminale non era un personaggio da cronaca ufficiale. Anche Pilato, il governatore della provincia, ci è noto da pochissime fonti e da una sola iscrizione.
- Paolo presuppone un uomo reale: nato da donna, discendente di Davide, crocifisso, con un fratello che Paolo stesso incontrò. È proprio questo che viene contestato a Carrier da molti specialisti, tra cui Simon Gathercole e Larry Hurtado.
- Molte presunte somiglianze con i miti pagani sono esagerate o infondate. Quelle diffuse da alcuni documentari popolari degli anni Duemila, come le storie di Horus o Mitra "nati da una vergine il 25 dicembre", non trovano riscontro nelle fonti antiche.
Anche il metodo di Carrier è stato criticato. Nel 2017 lo storico Daniel Gullotta, sul Journal for the Study of the Historical Jesus, ha definito la sua ipotesi "problematica e non convincente". Altri studiosi hanno contestato le probabilità di partenza: Carrier stimava una probabilità iniziale di storicità del 33%, mentre un riesame pubblicato nel 2025, usando un campione di figure più vicine al tempo di Gesù, è arrivato a valori molto più alti.
Valutazione: la tesi miticista è una posizione legittima da discutere, ma è nettamente minoritaria. Lo storico Bart Ehrman, agnostico e tra i più noti critici della lettura tradizionale dei Vangeli, le ha dedicato un intero libro, Did Jesus Exist? (2012), per concludere che Gesù è certamente esistito: non è quindi una posizione difesa solo da studiosi credenti.
8. Che cosa possiamo dire con ragionevole certezza
Mettendo insieme le fonti, ecco il quadro che la maggioranza degli storici considera solido o molto probabile.
| Affermazione | Grado di consenso | Fonti principali |
|---|---|---|
| Gesù è esistito | Quasi unanime | Paolo, Vangeli, Giuseppe Flavio, Tacito |
| Era un ebreo della Galilea, legato a Nazareth | Molto ampio | Vangeli, Paolo |
| Nacque intorno al 6–4 a.C., prima della morte di Erode il Grande | Ampio | Matteo, Luca, cronologia di Erode |
| Fu battezzato da Giovanni il Battista | Molto ampio | Vangeli; Giuseppe Flavio conferma l'esistenza di Giovanni |
| Predicò il "Regno di Dio" e raccolse discepoli, tra cui un gruppo di Dodici | Ampio | Vangeli, Paolo |
| Aveva fama di guaritore ed esorcista | Ampio, come fama | Vangeli; Giuseppe Flavio parla di "opere straordinarie" |
| Ebbe un fratello di nome Giacomo | Ampio | Paolo, Giuseppe Flavio |
| Fu crocifisso a Gerusalemme sotto Ponzio Pilato | Quasi unanime | Paolo, Vangeli, Tacito, Giuseppe Flavio |
| Dopo la sua morte, i discepoli furono convinti di averlo visto risorto | Ampio, come fatto storico della loro convinzione | Paolo, Vangeli |
L'ultima riga è il confine del metodo storico. Lo storico può affermare che i primi discepoli erano convinti di aver incontrato Gesù risorto, abbastanza da cambiare vita e, in alcuni casi, da morire per questo. Se la risurrezione sia avvenuta è una domanda di fede, che la storia non può risolvere né in un senso né nell'altro.
9. Cosa insegna questo caso a chi indaga
| Situazione | Regola dell'analisi |
|---|---|
| Le fonti più vicine sono di parte | Non scartarle, ma vagliarle con criteri espliciti |
| Una fonte ostile, come Tacito, conferma un fatto | Il testimone che non ha interesse a confermare pesa di più |
| Un testo è stato ritoccato da copisti, come il Testimonium | Separare il nucleo originale dalle aggiunte, invece di accettare o rifiutare tutto |
| Un dettaglio imbarazzante, come la croce | Ciò che danneggia chi racconta raramente è inventato |
| Fonti indipendenti convergono, come Paolo e Giuseppe su Giacomo | La convergenza vale più di qualsiasi testimone singolo |
| Nessun contemporaneo ne parla | L'assenza di prove non è prova di assenza, specie per chi non era potente |
| Un reperto famoso ma dubbio, come l'ossario di Giacomo | Meglio una prova in meno che una prova falsa nel fascicolo |
Sono le stesse regole che applico quando svolgo un'analisi OSINT o una ricerca storica per un cliente: costruire il fascicolo dalle fonti, dichiarare i limiti di ciascuna, separare ciò che è documentato da ciò che è creduto. E, se una domanda tocca la fede, rispettare il confine tra ciò che la storia può dire e ciò che appartiene alla coscienza di ognuno.
Fonti principali: Lettere di Paolo (Galati, 1 Corinzi, Romani) e Vangeli canonici; Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 18,63–64 e 20,200; Tacito, Annali XV,44; Plinio il Giovane, Lettere 10,96; Svetonio, Vita di Claudio 25,4; Luciano di Samosata, La morte di Peregrino; Bart D. Ehrman, Did Jesus Exist? (2012); E. P. Sanders, The Historical Figure of Jesus (1993); John P. Meier, A Marginal Jew (dal 1991); Richard Carrier, On the Historicity of Jesus (2014) e Daniel Gullotta, Journal for the Study of the Historical Jesus (2017); Inscriptions of Israel/Palestine sull'iscrizione di Pilato; Live Science sugli studi di Ken Dark a Nazareth.
Domande frequenti
Gli storici ritengono che Gesù sia esistito?
Sì. La quasi totalità degli storici dell'antichità e degli studiosi del Nuovo Testamento, credenti e non credenti, ritiene che Gesù di Nazareth sia esistito come persona storica. I due fatti considerati più sicuri sono il battesimo da parte di Giovanni il Battista e la crocifissione sotto Ponzio Pilato, prefetto della Giudea tra il 26 e il 36 d.C.
Esistono fonti non cristiane su Gesù?
Sì, anche se poche e brevi. Le più importanti sono lo storico ebreo Giuseppe Flavio, nelle Antichità giudaiche (circa 93–94 d.C.), e lo storico romano Tacito, negli Annali (circa 116 d.C.), che ricorda che Cristo fu messo a morte sotto Tiberio dal governatore Ponzio Pilato. Altri autori, come Plinio il Giovane e Svetonio, parlano dei cristiani o di un 'Chrestus' in modo più indiretto.
Qual è la fonte più antica su Gesù?
Le lettere autentiche di Paolo di Tarso, scritte tra il 50 e il 60 circa, cioè vent'anni dopo la crocifissione. Paolo racconta di aver incontrato a Gerusalemme Pietro e 'Giacomo, il fratello del Signore': conobbe quindi di persona il fratello di Gesù.
Il Testimonium Flavianum è un falso?
In parte. Il passo di Giuseppe Flavio su Gesù (Antichità giudaiche 18,63–64) contiene frasi che quasi tutti gli studiosi considerano aggiunte da copisti cristiani, come 'egli era il Cristo'. La maggioranza ritiene però che esista un nucleo originale. Un secondo passo (20,200), che parla di 'Giacomo, fratello di Gesù detto il Cristo', è considerato autentico dalla grande maggioranza degli studiosi.
Che cos'è la teoria del Gesù mitico?
È la tesi secondo cui Gesù non sarebbe mai esistito e sarebbe una figura mitica o letteraria. Nasce nell'Ottocento con Bruno Bauer ed è stata sostenuta più di recente da autori come Richard Carrier. È respinta dalla grande maggioranza degli specialisti, che le contestano soprattutto la lettura delle lettere di Paolo e l'uso dell'argomento del silenzio.
La storia può dimostrare che Gesù era il Figlio di Dio o che è risorto?
No, e nemmeno il contrario. Il metodo storico può valutare se una persona è esistita, che cosa ha fatto e che cosa credevano i suoi seguaci. Le affermazioni di fede, come la divinità di Cristo o la risurrezione, appartengono a un altro ambito: la storia può solo registrare che i primi discepoli erano convinti di aver visto Gesù risorto.