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Barbablù è esistito davvero? La fiaba, Gilles de Rais e Landru separati con metodo

Una giovane sposa, un marito ricchissimo con una barba di un blu inquietante, un mazzo di chiavi e un solo divieto: non aprire la stanzetta in fondo al corridoio. Lei disobbedisce, trova i corpi delle mogli precedenti, e la chiave le cade nel sangue. La macchia non va più via.

Barbablù è una delle fiabe più cupe della tradizione europea. E porta con sé una domanda che mi fanno spesso: è esistito davvero? La risposta, come per Dracula, richiede di separare con cura gli strati. Il nome di Barbablù è stato attribuito ad almeno tre figure reali molto diverse: un re bretone del VI secolo, un maresciallo di Francia processato nel 1440 e un serial killer ghigliottinato nel 1922.

Applico lo stesso metodo che uso per i casi storici e per il mio lavoro di investigatore: per ogni affermazione, chi la fa, quando e su quali prove.

Nota sul metodo. Le fonti medievali su Conomor e su Gilles de Rais sono scarse, tarde o prodotte da chi aveva interesse a condannare. Diverse date e cifre sono discusse dagli storici, e lo segnalo caso per caso. Se nuove ricerche cambieranno il quadro, aggiornerò l'articolo.


Parte prima: la fiaba

Perrault, 1697

La Barbe bleue fu pubblicata a Parigi nel 1697 dall'editore Claude Barbin, nella raccolta Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, la stessa di Cappuccetto Rosso, Cenerentola e Il gatto con gli stivali. Il libro uscì sotto il nome di Pierre Darmancour, il figlio diciannovenne di Charles Perrault, ma gli studiosi oggi attribuiscono quasi certamente i racconti al padre. Il titolo con cui la raccolta è più nota, I racconti di mamma Oca, compariva già nel manoscritto del 1695.

La trama è nota, ma alcuni dettagli del testo originale meritano attenzione:

  • La chiave fatata. Quando la sposa la lascia cadere nel sangue, prova a pulirla, ma "la chiave era fatata e non c'era modo di pulirla del tutto". È la prova che tradisce la disobbedienza: un indizio che non si può cancellare.
  • La sorella Anna. Mentre Barbablù sta per ucciderla, la sposa chiede alla sorella di salire sulla torre: "Anna, sorella mia, non vedi venire nessuno?". E lei risponde: "Non vedo altro che il sole che fa polvere e l'erba che verdeggia". È uno dei refrain più celebri della letteratura francese.
  • I salvatori. All'ultimo momento arrivano i fratelli della sposa, "uno dragone e l'altro moschettiere", che uccidono Barbablù.
  • Il finale. La vedova eredita le ricchezze del marito, sistema la famiglia e si risposa con un uomo onesto.

Le due morali

Perrault chiude la fiaba con due morali, e la seconda è sorprendentemente ironica.

La prima condanna la curiosità: è, "con buona pace del gentil sesso, un piacere molto leggero: appena lo si prende cessa di esistere, e costa sempre troppo caro".

La seconda prende le distanze dalla storia: chiunque abbia buon senso capisce che è "un racconto del tempo passato"; non esistono più mariti così terribili, che pretendono l'impossibile, e oggi, "di qualunque colore sia la sua barba", è difficile capire chi dei due coniugi sia il padrone.

Le letture moderne hanno rovesciato la prospettiva: più che una lezione sulla curiosità femminile, Barbablù è stato letto come un racconto sulla violenza domestica, sul controllo e sul segreto all'interno della coppia.

Una fiaba con molte sorelle

Barbablù non è un caso isolato. I folkloristi classificano le fiabe per tipi, e Barbablù ha dato il nome a un tipo preciso: il tipo 312, "Barbablù" o "l'uccisore di fanciulle". Ha parenti stretti:

  • Il tipo 311, in cui l'eroina si salva da sola e libera le sorelle, come nell'Uccello di Fitcher (Fitchers Vogel) dei fratelli Grimm;
  • Il tipo 955, Lo sposo brigante, anch'esso raccolto dai Grimm.

I fratelli Grimm inclusero una versione di Blaubart nella prima edizione delle loro fiabe, nel 1812, ma la tolsero dalle edizioni successive: secondo un'interpretazione diffusa, perché troppo vicina alla versione francese di Perrault.


Parte seconda: Conomor il Maledetto, il Barbablù del VI secolo

Il primo candidato reale è il più antico e il più vicino alla trama.

Conomor fu un signore bretone del VI secolo, attivo intorno al 540. Non è una figura inventata: lo storico Gregorio di Tours, nella Storia dei Franchi, lo menziona intorno al 546 e forse di nuovo nel 560. Compare anche in alcune vite di santi bretoni dei secoli successivi.

La leggenda, però, è molto più tarda. Secondo la tradizione legata a santa Trifina (Tréphine), Conomor aveva già ucciso tre mogli. Una profezia gli aveva predetto che sarebbe stato ucciso da suo figlio, e per questo uccideva ogni moglie che rimaneva incinta. Sposò Trifina, figlia di un altro signore bretone; lei scoprì i resti delle mogli precedenti, i cui spiriti la avvertirono del pericolo. Conomor la decapitò, ma san Gildas la riportò in vita.

Le somiglianze con Barbablù sono evidenti: le mogli uccise, la scoperta dei loro resti, la fuga dell'eroina. La storia di santa Trifina è raffigurata ancora oggi nella cappella di Sainte-Tréphine a Pontivy, in Bretagna, la cui volta dipinta nel 1701 mostra in otto medaglioni la vita della santa.

Valutazione. Conomor è un personaggio storico, ma i suoi crimini coniugali appartengono a una leggenda agiografica scritta secoli dopo. È un possibile antenato della fiaba, non una prova che Barbablù sia esistito.


Parte terza: Gilles de Rais, il maresciallo processato

Un eroe di guerra

Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, nacque a Champtocé, nell'Angiò, in una data discussa tra il 1396 e il 1406; molti storici la collocano intorno al 1404–1405. Rimasto orfano giovanissimo, fu cresciuto dal nonno ed ereditò uno dei patrimoni più ricchi della Francia occidentale, con castelli come Machecoul, Tiffauges e Champtocé.

Ebbe una sola moglie: Catherine de Thouars, che rapì per sposarla. Il contratto di matrimonio fu firmato il 30 novembre 1420; la Chiesa annullò l'unione per consanguineità, e le nozze religiose furono celebrate il 26 giugno 1422. Catherine gli sopravvisse.

Gilles combatté accanto a Giovanna d'Arco durante la liberazione di Orléans, nel 1429, e il 17 luglio di quell'anno, il giorno dell'incoronazione di Carlo VII a Reims, fu nominato maresciallo di Francia. Aveva circa venticinque anni.

La caduta

Negli anni successivi Gilles dilapidò il suo patrimonio in spese sfarzose: una cappella privata con decine di chierici, rappresentazioni teatrali, una corte da principe. Per rimediare, si diede all'alchimia e all'evocazione dei demoni: nel 1438 fece arrivare da Firenze un chierico toscano, François Prelati, che prometteva di trovare l'oro.

Il punto di svolta fu un atto di violenza apparentemente minore. Nel maggio 1440, il giorno di Pentecoste, Gilles irruppe armato nella chiesa di Saint-Étienne-de-Mer-Morte, interruppe la messa e sequestrò un chierico, per riprendersi un castello che aveva venduto. Era un attacco alla Chiesa e all'autorità del duca di Bretagna. Il 15 settembre 1440 fu arrestato nel castello di Machecoul.

I due processi di Nantes

Nell'autunno del 1440 Gilles fu giudicato a Nantes da due tribunali:

Tribunale Presieduto da Accuse Esito
Ecclesiastico, con l'Inquisizione Jean de Malestroit, vescovo di Nantes e cancelliere del ducato Eresia, sodomia, evocazione di demoni, violazione di una chiesa; l'atto d'accusa parla dell'omicidio di "centoquaranta bambini, o più" Condanna e scomunica
Laico Pierre de l'Hôpital, presidente della giustizia del duca di Bretagna Omicidio di "diversi bambini" Condanna a morte

All'inizio Gilles rifiutò di rispondere; poi, minacciato di scomunica, si dichiarò innocente. Il 21 ottobre 1440, di fronte alla minaccia della tortura, confessò. La seduta di tortura fu annullata. Il 26 ottobre fu impiccato e il suo corpo fu parzialmente bruciato, insieme a due servitori condannati come complici, Henriet Griart ed Étienne Corillaut, detto Poitou.

Colpevole? Il fascicolo con gli occhi di un investigatore

La maggior parte degli storici ritiene che Gilles de Rais fosse colpevole. Ma un investigatore deve elencare anche i punti deboli del fascicolo:

Elemento Perché pesa Perché va letto con cautela
La confessione Dettagliata, resa davanti ai giudici Ottenuta dopo la minaccia della tortura, come le confessioni degli untori che ho analizzato nell'articolo sulla peste del Manzoni
Le testimonianze Molti genitori denunciarono la scomparsa dei figli nei dintorni dei suoi castelli Raccolte da un tribunale che aveva già un'ipotesi da confermare
Le confessioni dei complici Coincidevano con quella di Gilles Rese da servitori che rischiavano la stessa sorte
Il numero delle vittime "Centoquaranta o più" nell'accusa ecclesiastica Il tribunale laico parlò solo di "diversi bambini"; le cifre di 600 o 800 vittime che circolano in rete non trovano riscontro nelle fonti
Il contesto politico Gilles aveva attaccato una chiesa e sfidato il duca Il duca di Bretagna e i suoi alleati avevano acquistato terre di Gilles e avevano un interesse economico nella sua caduta

Gli storici medievisti tendono a una posizione intermedia: le cifre sono probabilmente gonfiate e la procedura inquisitoria va letta con spirito critico, ma è probabile che Gilles abbia davvero ucciso dei bambini. I verbali dei processi sono stati pubblicati nel 1959 in un volume curato dallo scrittore Georges Bataille, con la traduzione dal latino di Pierre Klossowski.

La "riabilitazione" del 1992

Nel 1992 lo scrittore Gilbert Prouteau, in occasione dell'uscita di un suo libro su Gilles, organizzò un "tribunale arbitrale" composto da politici, avvocati e scrittori, ma nessuno storico, che "assolse" Gilles de Rais. Non ebbe alcun valore giuridico, e secondo diverse ricostruzioni lo stesso Prouteau la considerò poco più di una provocazione. È un caso esemplare di sensazionalismo storico: un'operazione mediatica scambiata per una revisione del processo.


Parte quarta: come Gilles de Rais è diventato Barbablù

Se Gilles uccideva bambini e non mogli, ed era stato sposato una sola volta, perché è diventato "Barbablù"?

L'identificazione non risale a Perrault. Non esiste alcuna prova che Perrault avesse in mente Gilles de Rais scrivendo la fiaba. Secondo le ricostruzioni degli storici, la sovrapposizione si diffonde dall'inizio dell'Ottocento, probabilmente perché entrambe le figure erano legate alle stesse regioni della Francia occidentale, tra Bretagna e Vandea, e perché entrambe evocavano un signore crudele chiuso in un castello.

Il passaggio decisivo arriva con un libro: Gilles de Rais, maréchal de France, dit Barbe-Bleue ("detto Barbablù"), dell'abate Eugène Bossard, pubblicato nel 1885 o 1886 (le fonti non concordano). Il titolo consacrò l'identificazione. Ma già nel 1926 lo storico Émile Gabory pubblicava un libro su Gilles in cui lo definiva "chiamato, a torto, Barbablù".

Valutazione. È lo stesso meccanismo che ho descritto per Dracula: un personaggio storico reale e un personaggio letterario vengono fusi da un libro e poi dalla tradizione popolare, fino a sembrare la stessa persona.


Parte quinta: Landru, il "Barbablù di Gambais"

Se Gilles de Rais è un Barbablù per associazione, Henri Désiré Landru lo è per soprannome: è l'unico dei tre a cui il nome è stato dato dalla stampa del suo tempo, proprio perché uccideva donne che aveva sedotto con promesse di matrimonio.

Il metodo

Landru nacque a Parigi il 12 aprile 1869. Era un truffatore con diversi precedenti. Durante la Prima guerra mondiale, quando la Francia era piena di vedove e donne sole, cominciò a pubblicare annunci matrimoniali fingendosi un vedovo benestante. Usò oltre novanta nomi falsi.

Il suo schema era sempre lo stesso: corteggiava la donna, si faceva firmare una procura sui suoi conti, la portava in una villa fuori Parigi e la faceva sparire, poi vendeva o tratteneva i suoi beni. Le ville erano due: prima a Vernouillet, poi, dal dicembre 1915, la Villa Tric a Gambais.

L'indagine e l'arresto

Il caso nacque dalle ricerche delle famiglie delle donne scomparse. L'11 aprile 1919 un'amica della sorella di una delle vittime lo riconobbe per caso in rue de Rivoli, a Parigi. Il giorno dopo, il 12 aprile 1919, giorno del suo cinquantesimo compleanno, l'ispettore Jules Belin lo arrestò al 76 di rue de Rochechouart, dove viveva sotto il nome di "Lucien Guillet".

Le prove: un taccuino, dei biglietti e una stufa

I corpi non furono mai trovati. Landru fu condannato grazie a un insieme di prove indirette, ed è per questo che il caso è ancora oggi studiato:

  • Il taccuino nero. Landru annotava tutto: i nomi di 283 donne contattate, gli appuntamenti, le spese. Tra le annotazioni, gli undici nomi delle vittime.
  • I biglietti del treno. Per ogni viaggio verso Gambais, Landru annotava di aver comprato un biglietto di andata e ritorno per sé e uno di sola andata per la donna. Al processo si giustificò dicendo che comprare un biglietto di ritorno per una fidanzata sarebbe stato poco delicato.
  • La stufa. Il 29 aprile 1919 una perquisizione della villa di Gambais trovò frammenti di ossa calcinate nel forno. L'ipotesi dell'accusa fu che avesse bruciato i corpi.
  • I beni delle vittime, documenti, mobili e vestiti, trovati in suo possesso o venduti da lui.

Processo ed esecuzione

Il processo si aprì il 7 novembre 1921 davanti alla Corte d'assise di Seine-et-Oise, a Versailles. Landru fu difeso da uno dei più celebri avvocati francesi, Vincent de Moro-Giafferi. Fu condannato il 30 novembre 1921 per l'omicidio di dieci donne e di André Cuchet, il figlio diciassettenne di una di loro.

Fu ghigliottinato il 25 febbraio 1922 davanti alla prigione di Versailles dal boia Anatole Deibler. Non confessò mai. Anni dopo emerse un disegno della stufa di Gambais che Landru aveva regalato a uno dei suoi avvocati, con un'annotazione sul retro interpretata da alcuni come una confessione; le fonti non concordano sulla data in cui fu reso pubblico.

Valutazione da investigatore. Il caso Landru è un esempio da manuale di prova documentale. Nessun testimone vide un omicidio e nessun corpo fu ritrovato, ma la combinazione di un taccuino scritto di suo pugno, di biglietti di sola andata, di beni sottratti e di resti bruciati costruì un quadro che la giuria ritenne sufficiente. È esattamente il tipo di ragionamento che uso nelle mie indagini: i fatti documentati, messi in fila, raccontano ciò che nessuno confessa.


Parte sesta: gli altri "Barbablù"

Il soprannome è stato dato dalla stampa anche ad altri assassini di mogli. Il caso più noto è quello di Johann Otto Hoch, lo "Stockyard Bluebeard" di Chicago, che tra il 1890 e il 1905 sposò decine di donne, molte delle quali morirono avvelenate. Fu arrestato a New York nel 1905 con una penna piena di arsenico e impiccato a Chicago il 23 febbraio 1906.


Parte settima: Barbablù nell'arte

La fiaba ha avuto una fortuna enorme, e ogni epoca l'ha riletta a modo suo:

Opera Anno Lettura
Ludwig Tieck, Ritter Blaubart 1797 Dramma romantico
Jacques Offenbach, Barbe-bleue 1866 Opera buffa, parodia
Maurice Maeterlinck e Paul Dukas, Ariane et Barbe-bleue 1899 (dramma), 1907 (opera) La sposa che vuole liberare le altre
Anatole France, Le sette mogli di Barbablù 1909 Barbablù come vittima ingenua di mogli intriganti
Béla Bartók e Béla Balázs, Il castello del duca Barbablù 1911 (composizione), 1918 (prima) Le stanze come anima segreta dell'uomo
Angela Carter, La camera di sangue 1979 Rilettura femminista
Margaret Atwood, L'uovo di Barbablù 1983 Rilettura femminista

Il fascicolo in sintesi

Domanda Fiaba Conomor Gilles de Rais Landru
Epoca 1697 VI secolo 1405 circa – 1440 1869–1922
Esistito? No, personaggio letterario Sì, ma i crimini sono leggenda Sì Sì
Vittime Mogli Mogli, secondo la leggenda Bambini Donne sedotte e un ragazzo
Mogli uccise? Sì Sì, secondo la leggenda No: una sola moglie, sopravvissuta Sì, nel senso di fidanzate
Prove Nessuna, è una fiaba Agiografia tarda Processo del 1440, confessione sotto minaccia di tortura Taccuino, biglietti, ossa bruciate, beni sottratti
Perché "Barbablù"? È il personaggio Somiglianza della leggenda Associazione dall'Ottocento Soprannome della stampa

Cosa insegna Barbablù a chi indaga

Situazione Regola
Una fiaba viene collegata a un personaggio storico Cercare la prima fonte del collegamento, non l'ultima che lo ripete
Un libro dell'Ottocento intitola un personaggio "detto Barbablù" Un soprannome non è una prova
Una confessione ottenuta sotto minaccia di tortura Pesa meno di qualsiasi prova materiale
Cifre delle vittime che crescono di fonte in fonte Risalire ai documenti originali
Un "processo di riabilitazione" senza storici Distinguere un evento mediatico da una revisione scientifica
Un assassino che non lascia corpi I documenti, se letti con metodo, possono parlare al posto dei testimoni

È il metodo che applico nelle mie indagini e ricerche storiche: separare la fiaba dai fatti, e i fatti dalle loro interpretazioni. E a volte, come nel caso Landru, scoprire che la prova decisiva è un piccolo taccuino nero, dimenticato in un cassetto. Se vi interessa questo tipo di ricostruzione, la trovate applicata anche a Jack lo Squartatore e alla morte di Hitler, un altro caso in cui il corpo non è mai stato davvero mostrato.


Fonti principali: Charles Perrault, La Barbe bleue (1697), testo originale e traduzione inglese di Robert Samber (1729); voci Wikipedia in italiano, francese e inglese su Barbablù, Gilles de Rais, Conomor, santa Trifina e Henri Désiré Landru, con le relative fonti; Encyclopaedia Britannica su Gilles de Rais; Georges Bataille, Le Procès de Gilles de Rais (1959); HistoryExtra e Famous Trials sul processo e sulla "riabilitazione" del 1992; Ministère de la Justice, scheda sul processo Landru; Ministero della Cultura francese, scheda della cappella di Sainte-Tréphine a Pontivy; Crime Magazine su Johann Otto Hoch.

Domande frequenti

Barbablù è esistito davvero?

Barbablù come personaggio è letterario: nasce nella fiaba di Charles Perrault pubblicata nel 1697. Il suo nome è stato però associato a persone reali: il maresciallo di Francia Gilles de Rais, giustiziato nel 1440 per l'omicidio di bambini, e Henri Désiré Landru, serial killer francese ghigliottinato nel 1922, soprannominato dalla stampa 'il Barbablù di Gambais'.

Gilles de Rais è il vero Barbablù?

No, almeno non nel senso di una fonte dimostrata della fiaba. Gilles de Rais fu condannato per l'omicidio di bambini, non di mogli, e fu sposato una sola volta, con Catherine de Thouars, che non uccise. L'identificazione con Barbablù si diffonde solo dall'inizio dell'Ottocento; già nel 1926 uno storico lo definiva 'chiamato a torto Barbablù'.

Gilles de Rais era davvero colpevole?

La maggior parte degli storici ritiene che lo fosse, anche se il numero delle vittime, 'centoquaranta bambini o più' secondo l'accusa ecclesiastica, è probabilmente esagerato. Il processo del 1440 va letto con spirito critico: confessò dopo la minaccia della tortura e il duca di Bretagna aveva interessi economici nella sua caduta. Una 'riabilitazione' messa in scena nel 1992 non ha alcun valore giuridico né storico.

Chi era Landru?

Henri Désiré Landru (1869–1922) era un truffatore francese che, tra il 1915 e il 1919, adescava donne sole con annunci matrimoniali, si impadroniva dei loro beni e le faceva sparire. Fu condannato per l'omicidio di dieci donne e del figlio diciassettenne di una di loro, e ghigliottinato a Versailles il 25 febbraio 1922. I corpi non furono mai trovati.

Come fu condannato Landru senza i corpi delle vittime?

Grazie a un insieme di prove indirette: un taccuino in cui annotava nomi, appuntamenti e spese, compresi i biglietti del treno di andata e ritorno per sé e di sola andata per le donne; i beni delle vittime trovati in suo possesso; frammenti di ossa bruciate rinvenuti nella stufa della villa di Gambais. È uno dei primi grandi casi di condanna per omicidio senza cadavere.

Qual è la morale della fiaba di Barbablù?

Perrault scrisse due morali. La prima condanna la curiosità, 'un piacere molto leggero' che 'costa sempre troppo caro'. La seconda, ironica, dice che mariti così terribili non esistono più e che oggi è difficile capire chi dei due coniugi sia il padrone. Le letture moderne vedono invece nella fiaba un racconto sulla violenza domestica.

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