I 5 tradimenti amorosi più famosi della storia, letti da un investigatore
Questo è il terzo articolo di una piccola serie. Nel primo ho scritto di perché si tradisce, e perché in Svizzera il tradimento non pesa più nel divorzio. Nel secondo ho cercato l'origine di un'espressione che tutti usiamo: perché si dice "mettere le corna".
Qui guardo indietro, alla storia. Da Elena di Troia in poi, il tradimento amoroso ha cambiato il destino di famiglie, dinastie e perfino guerre. Ho scelto cinque casi, fra i più celebri, e li ho riletti con gli occhi del mio mestiere: che cosa è documentato, che cosa è leggenda, e che cosa valevano le prove. In più di un caso, la risposta sorprende.
1. Paolo e Francesca (Rimini, 1283–1286)
I fatti
Francesca da Polenta, nobildonna di Ravenna, sposò intorno al 1275 Giovanni Malatesta, detto Gianciotto, figlio del signore di Rimini. Era un matrimonio politico, pensato per chiudere una rivalità fra le due famiglie. A Rimini, Francesca iniziò una relazione con il fratello minore del marito, Paolo, anche lui sposato. Secondo le ricostruzioni, la relazione durò anni. Gianciotto li sorprese e li uccise entrambi, fra il 1283 e il 1286 (Wikipedia).
La testimonianza letteraria
Quello che sappiamo lo dobbiamo soprattutto a Dante, che nel V canto dell'Inferno colloca Francesca fra i lussuriosi e le dà la parola. È lei a raccontare che a farli innamorare fu la lettura del libro di Lancillotto e Ginevra, altra celebre storia di tradimento. Ed è sua una delle frasi più famose della letteratura italiana: "Amor condusse noi ad una morte".
Dante conobbe probabilmente la vicenda dal nipote di Francesca, Guido Novello da Polenta, che lo ospitò a Ravenna negli ultimi anni di vita.
Dove finisce il fatto e comincia il racconto
Più tardi Giovanni Boccaccio aggiunse un dettaglio romanzesco: Francesca sarebbe stata ingannata, facendole credere di sposare il bel Paolo al posto del fratello. Gli storici considerano questa versione con molta diffidenza: Boccaccio nacque decenni dopo i fatti, nessuno prima di lui la riporta, e Francesca conosceva certamente entrambi i fratelli.
La lezione per un investigatore: più ci si allontana dai fatti, più i racconti si arricchiscono di dettagli. E i dettagli più belli sono spesso quelli meno affidabili.
2. Anna Bolena (Londra, 1536)
L'accusa
Nella primavera del 1536 Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII d'Inghilterra, fu arrestata e accusata di adulterio con diversi uomini della corte, di incesto con il fratello George e di aver complottato contro il re. Il musicista Mark Smeaton confessò, forse sotto tortura o dietro promessa di salvezza. Gli altri si dichiararono innocenti. Anna fu condannata e decapitata alla Torre di Londra il 19 maggio 1536; il fratello e gli altri accusati erano stati giustiziati due giorni prima (Wikipedia).
Le prove, cioè la loro assenza
La maggior parte degli storici ritiene le accuse in gran parte infondate, e il processo una farsa giudiziaria. Il contesto spiega molto: Anna non aveva dato al re l'erede maschio che desiderava, e da mesi Enrico corteggiava una sua dama di compagnia, Jane Seymour, che sposò pochi giorni dopo l'esecuzione.
Un tradimento al contrario
È il caso più inquietante della lista, perché ribalta la prospettiva: qui il tradimento probabilmente non c'è stato, ma l'accusa è servita a liberarsi di una moglie scomoda. Una confessione ottenuta con la pressione, testimonianze compiacenti, un giudice che sa già quale verdetto deve emettere.
La lezione per un investigatore: un'accusa non è una prova, e una confessione ottenuta con la forza non vale nulla. È la ragione per cui oggi, in Svizzera, il modo in cui una prova viene raccolta conta quanto la prova stessa.
3. Maria Antonietta e il conte Fersen (1774–1793)
Il sospetto
Per oltre due secoli storici e biografi si sono chiesti se Maria Antonietta, regina di Francia, abbia avuto una relazione con il conte svedese Axel von Fersen, ufficiale e suo fedelissimo, che nel 1791 organizzò il tentativo di fuga della famiglia reale fermato a Varennes. Le lettere fra i due esistevano, ma in molti punti erano state cancellate con un fitto inchiostro.
L'indagine scientifica
Qui la storia diventa un vero caso da laboratorio. Un gruppo di ricercatori francesi del Centro di ricerca sulla conservazione, guidato dalla chimica Anne Michelin, ha analizzato 15 lettere della regina a Fersen con tecniche di spettroscopia, in grado di distinguere la composizione dell'inchiostro di scrittura da quello usato per coprire il testo. In otto lettere sono riusciti a leggere le parti censurate (NPR).
Due scoperte. La prima: i passaggi coperti erano soprattutto quelli intimi e affettuosi, mentre le parti politiche erano state lasciate leggibili, con parole come "amore", "follemente", "adorare". La seconda, ancora più interessante: confrontando gli inchiostri, i ricercatori hanno concluso che a censurare le lettere fu con ogni probabilità Fersen stesso.
Che cosa provano davvero
La tentazione è dire: caso chiuso. Ma la stessa ricercatrice invita alla prudenza: le lettere parlano anche di politica e di strategia in un momento drammatico, e il linguaggio affettuoso del Settecento non equivale automaticamente a una relazione fisica.
La lezione per un investigatore: una prova nuova e spettacolare va comunque interpretata nel suo contesto. Ed è la stessa logica che ho raccontato a proposito della macchina Enigma: un testo cifrato o censurato rivela molto anche attraverso quello che qualcuno ha voluto nascondere.
4. Lord Nelson e Lady Hamilton (Napoli e Londra, 1798–1805)
Il triangolo più pubblico della storia
Emma Hamilton, moglie dell'ambasciatore britannico a Napoli Sir William Hamilton, conobbe l'ammiraglio Horatio Nelson nel settembre 1793. La relazione iniziò dopo il ritorno di Nelson a Napoli, nel settembre 1798, all'indomani della vittoria del Nilo. Il 29 gennaio 1801 nacque la loro figlia, Horatia.
La particolarità è che non fu un tradimento nascosto. Dal novembre 1800, rientrati in Inghilterra, Nelson, Emma e Sir William vissero apertamente insieme, prima a Londra e poi nella villa di Merton, acquistata da Nelson nel 1801. Il pubblico ne era affascinato e scandalizzato insieme. Sir William, che pure in privato rimproverò la moglie, rimase con loro fino alla morte, nel 1803 (Wikipedia).
Il finale
Nelson morì nella battaglia di Trafalgar, il 21 ottobre 1805. In un codicillo chiedeva al governo di provvedere a Emma. La richiesta non fu accolta. Emma, sommersa dai debiti, finì per qualche tempo nella cerchia della prigione per debitori, fuggì a Calais con la figlia e lì morì in povertà il 15 gennaio 1815.
La lezione per un investigatore: i casi più documentati sono spesso quelli che nessuno ha cercato di nascondere. E la società, allora come oggi, perdonava all'eroe nazionale quello che non perdonava alla donna.
5. Napoleone e Giuseppina (Parigi, 1796–1810)
Un tradimento reciproco
Napoleone Bonaparte sposò Giuseppina de Beauharnais il 9 marzo 1796. Poco dopo, mentre lui era impegnato nella campagna d'Italia, lei iniziò una relazione con un giovane ufficiale degli ussari, Hippolyte Charles. Le voci raggiunsero Napoleone, che ne fu profondamente ferito. Durante la campagna d'Egitto, nel 1798, fu lui a iniziare una relazione con Pauline Fourès, moglie di un ufficiale, soprannominata "la Cleopatra di Napoleone" (Wikipedia).
Il divorzio, che non c'entrava con il tradimento
Il matrimonio sopravvisse ai tradimenti reciproci. A metterlo fine fu un'altra ragione: Giuseppina non poteva dare a Napoleone l'erede di cui l'impero aveva bisogno. Il 30 novembre 1809 lui le comunicò la decisione, "nell'interesse della Francia"; il divorzio fu celebrato il 10 gennaio 1810.
Il legame però non si spezzò del tutto. Secondo la tradizione, sul letto di morte a Sant'Elena, fra le ultime parole di Napoleone ci fu proprio il nome di Giuseppina.
La lezione per un investigatore: il tradimento è raramente la vera ragione per cui un matrimonio finisce. Più spesso è un sintomo, o un dettaglio dentro una storia più complessa. È quello che dice anche la ricerca contemporanea, come ho raccontato nel primo articolo della serie.
Un caso più recente
Il Novecento ha aggiunto i suoi casi celebri, vissuti sotto i riflettori dei media. Il più noto è probabilmente quello del principe Carlo e della principessa Diana: in un'intervista televisiva del 1994 Carlo ammise di essere stato infedele quando il matrimonio era ormai compromesso, e l'anno dopo Diana disse alla BBC la celebre frase "eravamo in tre in questo matrimonio". Un caso diverso da tutti i precedenti: qui le confessioni sono arrivate in televisione, davanti a milioni di persone.
Che cosa insegnano cinque secoli di tradimenti
Messi in fila, questi casi raccontano tre cose che valgono ancora oggi.
Le prove non sono mai neutre. Dante racconta Francesca attraverso la sua stessa voce; il processo ad Anna Bolena costruisce le prove per arrivare a una sentenza già scritta; Fersen cancella con cura proprio le righe più intime. Chi raccoglie o conserva un documento sceglie, sempre, che cosa mostrare.
Il tempo arricchisce le storie. Più una vicenda è famosa, più si riempie di dettagli inventati. Separare i fatti dalle leggende richiede di tornare alle fonti, come abbiamo fatto con l'origine delle corna.
Il tradimento raramente è tutta la storia. Dietro ogni caso ci sono matrimoni politici, eredi mancati, ragioni di Stato, solitudini. È la stessa conclusione a cui arriva la ricerca sulle motivazioni del tradimento.
Sono gli stessi principi che applico nel mio lavoro, sia quando ricostruisco una vicenda storica nelle ricerche in ambito storico, sia quando qualcuno mi chiede di fare chiarezza su un sospetto di oggi. Con una differenza importante rispetto al passato: oggi le prove si raccolgono rispettando la legge, e la verità non si presume, si dimostra.
Domande frequenti
Qual è il tradimento più famoso della letteratura italiana?
Quello di Paolo e Francesca, raccontato da Dante nel V canto dell'Inferno. Francesca da Polenta, moglie di Gianciotto Malatesta, ebbe una relazione con il cognato Paolo; il marito li sorprese e li uccise entrambi fra il 1283 e il 1286, a Rimini.
Anna Bolena tradì davvero Enrico VIII?
La maggior parte degli storici ritiene di no. Le accuse di adulterio, incesto e tradimento che portarono alla sua decapitazione, il 19 maggio 1536, sono considerate in gran parte infondate, e il processo una farsa giudiziaria. Enrico VIII, intanto, corteggiava già Jane Seymour.
Maria Antonietta ebbe una relazione con il conte Fersen?
Non è dimostrato. Uno studio scientifico ha recuperato passaggi censurati in otto lettere della regina a Fersen, rivelando un linguaggio molto intimo, e ha stabilito che a censurarle fu probabilmente Fersen stesso. Gli stessi ricercatori invitano però alla prudenza: le lettere non provano da sole una relazione fisica.
Lord Nelson e Lady Hamilton erano amanti?
Sì, ed è uno dei casi meglio documentati. La relazione iniziò a Napoli nel 1798; nel 1801 nacque la loro figlia Horatia, e dal 1800 vissero apertamente insieme al marito di lei, Sir William Hamilton. Dopo la morte di Nelson a Trafalgar, nel 1805, Emma morì in povertà a Calais nel 1815.
Napoleone divorziò da Giuseppina per il tradimento?
No. Entrambi ebbero relazioni extraconiugali, ma il divorzio, celebrato il 10 gennaio 1810, fu motivato dal fatto che Giuseppina non poteva dare un erede a Napoleone. Secondo la tradizione, il nome di Giuseppina fu tra le sue ultime parole.