Roticcio, 1679: una donna trovata morta nell'acqua, il marito fuggito e una seconda morte quattro mesi dopo
Roticcio, Rutiz nei vecchi documenti, è una piccola frazione di Vicosoprano, in Bregaglia. È il villaggio dove sono cresciuto. Non mi aspettavo di ritrovarlo, più volte, tra le righe di un registro dei morti del Seicento. E non mi aspettavo di trovarvi accanto una storia che sembra uscita da un fascicolo giudiziario.
Dopo i casi di Bondo nel 1805, di Promontogno nel 1736 e del revolver del 1849, questa volta salgo in alta valle, a Roticcio, con due annotazioni del registro di Vicosoprano dello stesso anno, il 1679.
Una nota di metodo: trascrivo le annotazioni dalla fonte pubblicata, non dal registro originale. Distinguo tra ciò che è scritto, ciò che si può dedurre e ciò che resta ipotesi. I cognomi sono indicati con l'iniziale.
La fonte
Le annotazioni sono pubblicate in Giacomo Maurizio, Le matricole parrocchiali della Bregaglia, estratto da Clavenna. Bollettino di studi storici valchiavennaschi, VII (1968), tra gli estratti degli atti di morte di Vicosoprano (p. 45). Secondo l'intestazione di Maurizio, risalgono al ministero del pastore Giacomo Azun di Lavino, probabilmente Lavin, in Engadina: un altro esempio di pastore venuto da fuori valle.
Le due annotazioni
«14-4-1679 – Ursa, moglie Batromé M., fu trovata morta nell'acqua del Valair di Molina, la Domenica mattina. Si fà vari giudizi, ed il suo marito è fuggito, dà gran sospetto.»
«19-8-1679 – Madalena qm. Antoni M., fu trovata morta nel toblato di Cha'd Brant.»
Due righe, a quattro mesi di distanza. Due donne trovate morte. Lo stesso cognome.
La prima annotazione: Ursa
| Elemento | Che cosa dice | Che cosa ci dice |
|---|---|---|
| «Ursa, moglie Batromé M.» | La vittima e il marito | «Batromé» è una forma locale di Bartolomeo |
| «fu trovata morta nell'acqua del Valair di Molina» | Il luogo del ritrovamento | Con ogni probabilità la Val Mulina, poco distante da Roticcio: un torrente con una cascata |
| «la Domenica mattina» | Il momento del ritrovamento | Un dettaglio preciso, che ricorre poco nel registro |
| «Si fà vari giudizi» | In paese si fanno molte ipotesi | Il pastore registra il clima della comunità |
| «ed il suo marito è fuggito» | Il marito non c'è più | Un fatto, almeno secondo il pastore |
| «dà gran sospetto» | La fuga desta grande sospetto | Un giudizio, non una prova |
È l'annotazione più «investigativa» che abbia trovato in tutta la raccolta. Il pastore non si limita a registrare una morte: riporta le voci del paese e indica, senza nominarlo come colpevole, un sospettato.
Il luogo: la Val Mulina
Il «Valair di Molina» del registro corrisponde con ogni probabilità alla Val Mulina, che conosco bene: si trova poco distante da Roticcio, in direzione di Soglio. È attraversata da un torrente che forma una cascata, e oggi lo si supera su un piccolo ponte di legno.
Per chi indaga, la natura del luogo conta. Un torrente di montagna con una cascata è un posto dove si può cadere, scivolare sulle rocce bagnate, essere trascinati dalla corrente, soprattutto in aprile, quando lo scioglimento della neve ingrossa le acque. Ma è anche un luogo isolato, dove un corpo può essere trovato lontano dal punto in cui è caduto. La geografia, da sola, non dice se si sia trattato di un incidente o di altro: dice però che l'ipotesi accidentale è concreta, e che chi formulava «vari giudizi» in paese doveva saperlo bene quanto chi sospettava del marito.
Non sappiamo se nel 1679 ci fosse un passaggio sul torrente, né dove si trovasse esattamente la donna: il registro non lo dice.
Un dettaglio sul calendario
C'è un particolare che un investigatore di documenti antichi non può trascurare. Se la data del 14 aprile 1679 fosse espressa nel calendario gregoriano, quel giorno sarebbe un venerdì: la «domenica mattina» del ritrovamento cadrebbe cinque giorni prima della sepoltura. Se invece fosse espressa nel calendario giuliano, ancora a lungo in uso in molte comunità riformate dei Grigioni, il 14 aprile sarebbe un lunedì: la donna sarebbe stata trovata la domenica e sepolta il giorno dopo.
La seconda lettura è più coerente con le consuetudini dell'epoca. Non è una prova, ma ricorda che anche una data, in un documento antico, va verificata prima di essere usata.
La seconda annotazione: Madalena
| Elemento | Che cosa dice | Che cosa ci dice |
|---|---|---|
| «Madalena qm. Antoni M.» | La donna e il padre | «qm.» sta per quondam, «del fu»: con ogni probabilità Madalena era figlia di Antoni M., già morto |
| «fu trovata morta» | Le circostanze | Anche lei viene trovata, non muore in casa assistita |
| «nel toblato di Cha'd Brant» | Il luogo | Probabilmente il fienile di una casa o di una località chiamata Brant |
Qui il pastore non aggiunge nulla: né causa, né commenti, né sospetti.
Le due morti sono collegate?
È la domanda che mi sono posto anch'io leggendo la pagina. Proviamo a rispondere con metodo.
Lo stesso cognome
Le due donne portano lo stesso cognome. In un piccolo villaggio di montagna del Seicento, però, gli stessi cognomi erano molto diffusi: poche famiglie, molti matrimoni all'interno della stessa comunità. Lo stesso cognome rende possibile una parentela, non la dimostra. Madalena potrebbe essere una parente di Batromé, una parente di Ursa per matrimonio, o appartenere a un altro ramo della stessa famiglia senza legami stretti.
Le ipotesi
| Ipotesi | Elementi a favore | Elementi contrari o mancanti |
|---|---|---|
| 1. Coincidenza: due morti indipendenti, nello stesso anno, di due donne con un cognome comune | Il cognome diffuso; nessun collegamento indicato dal pastore | La vicinanza temporale e il fatto che entrambe siano state «trovate morte» |
| 2. Due donne della stessa famiglia, morte in circostanze diverse e non collegate | Il cognome; la piccola comunità | Nessun dato sulla parentela |
| 3. Un legame tra i due eventi | La morte sospetta di aprile e la fuga del marito; la seconda morte pochi mesi dopo | Nessun elemento nel registro: il pastore, che pure aveva riportato i sospetti su Ursa, per Madalena non scrive nulla |
Quest'ultimo punto è importante. Lo stesso pastore che ad aprile aveva sentito il bisogno di annotare le voci e il sospetto, ad agosto non fa alcun collegamento. Se in paese si fosse parlato di un legame tra le due morti, è possibile che lo avrebbe scritto. Il suo silenzio non prova nulla, ma è un dato.
La lezione dell'investigatore. Due fatti vicini nel tempo e con un elemento in comune creano subito, nella mente di chi indaga, l'impressione di un collegamento. È un riflesso utile, perché spinge a fare domande. Ma è anche una trappola, perché la coincidenza esiste. Il collegamento va dimostrato con i fatti; finché non lo è, resta un'ipotesi.
La fuga del marito: indizio, non prova
Il pastore scrive che il marito è fuggito e che la sua fuga «dà gran sospetto». È una reazione comprensibile, allora come oggi. Ma un investigatore deve chiedersi: perché si fugge?
- Perché si è colpevoli e si teme la punizione.
- Perché si è innocenti ma si teme di non essere creduti.
- Perché si teme la giustizia stessa.
Quest'ultima ragione, nel 1679, non era affatto teorica. Vicosoprano era la sede della giustizia penale della valle. Il Pretorio, costruito alla fine del Cinquecento, ospitava il consiglio e il tribunale; la vecchia torre alle sue spalle, secondo il Dizionario storico della Svizzera, fu dotata di una prigione, di una camera della tortura e di una gogna. Come ricorda la scheda turistica ufficiale dei Grigioni, nella torre furono torturate anche diverse presunte «streghe», e le esecuzioni capitali avvenivano nel bosco di Cudin, dove si trovano ancora le due colonne della forca.
In un sistema giudiziario che ammetteva la tortura per ottenere confessioni, un uomo sospettato della morte della moglie poteva avere ottime ragioni per fuggire, anche se innocente. La fuga, insomma, è un indizio che pesa, ma che da solo non può sostenere un'accusa.
Roticcio e l'acqua
Nella stessa pagina il nome di Roticcio compare altre due volte, sempre legato a morti violente o accidentali:
- nel 1675 Caterina, moglie di Andrea Tön di Rutiz, muore uccisa accidentalmente da un albero, il «legno trembel», forse un tremolo, abbattuto dal proprio figlio;
- nel 1713 Anna, moglie di Gian Tat di Rutiz, viene trovata morta soffocata nel «Riäl d'acqua di Rutiz», cioè nel torrente che attraversa il villaggio.
Non c'è alcun legame tra questi episodi e il caso del 1679. Ma messi insieme raccontano qualcosa della vita di allora: l'acqua dei torrenti, indispensabile per mulini, irrigazione e bestiame, era anche uno dei pericoli più frequenti. In queste pagine, molte morti sono annegamenti. Per chi indaga, è un dato di contesto essenziale: una donna trovata morta nell'acqua, nel Seicento, poteva essere vittima di un crimine, ma anche di un incidente purtroppo comune.
Che cosa il registro non dice
Il registro non dice:
- come morì Ursa: se annegò, se cadde, se fu colpita;
- se il tribunale di Vicosoprano avviò un'inchiesta;
- dove fuggì il marito e se tornò mai, fu catturato o processato;
- quali fossero i «vari giudizi» del paese;
- come morì Madalena, e perché si trovasse nel fienile;
- se le due donne fossero parenti.
Come si potrebbe riaprire il caso
| Fonte | Che cosa cercare |
|---|---|
| Il registro originale di Vicosoprano | La trascrizione esatta, eventuali note a margine, altre annotazioni sulla famiglia |
| Registri di battesimo e matrimonio | Ricostruire la famiglia M.: chi era Ursa, chi era Madalena, chi era Antoni, quali legami tra loro |
| Gli atti del tribunale criminale di Vicosoprano | Verbali, interrogatori, eventuali bandi contro il marito fuggito, conservati negli archivi della Bregaglia o nell'Archivio di Stato dei Grigioni |
| Archivi delle zone vicine | Il marito potrebbe essersi rifugiato altrove, per esempio nelle terre soggette ai Grigioni o oltre le Alpi |
| Toponomastica locale | La posizione di «Cha'd Brant» e i percorsi storici lungo la Val Mulina |
| Studi sul calendario in uso | Verificare quale calendario seguisse la parrocchia nel 1679 |
È il tipo di ricerca che, da bregagliotto e da investigatore, mi piacerebbe un giorno fare negli archivi.
Perché uso solo l'iniziale
La fonte pubblicata riporta i nomi per esteso. Io indico solo l'iniziale del cognome per due ragioni: il registro attribuisce a un uomo un sospetto che non sappiamo se fu mai provato, e un cognome della valle potrebbe essere ancora portato da persone che con questa storia non hanno nulla a che fare.
Che cosa possiamo dire, e che cosa no
| Possiamo dire | Non possiamo dire |
|---|---|
| Nell'aprile 1679 Ursa, moglie di Batromé M., fu trovata morta nell'acqua | Come morì e se fu uccisa |
| In paese circolavano sospetti, e il marito era fuggito | Che il marito fosse colpevole |
| Nell'agosto 1679 Madalena, figlia del fu Antoni M., fu trovata morta in un fienile | Come morì |
| Le due donne avevano lo stesso cognome | Che fossero parenti, o che le due morti fossero collegate |
| Vicosoprano era sede della giustizia penale della valle, con tortura e pena capitale | Se il caso arrivò mai davanti al tribunale |
In breve
Due righe del 1679 raccontano una morte nell'acqua, un paese che mormora, un marito che fugge e, quattro mesi dopo, un'altra donna dello stesso cognome trovata morta in un fienile. È una sequenza che chiede quasi di essere trasformata in un giallo.
Ma il compito di chi indaga non è scrivere gialli. È distinguere i fatti, le voci e le coincidenze. I fatti sono due morti. Le voci sono quelle che il pastore ha avuto l'onestà di chiamare «giudizi». La coincidenza, per ora, resta tale. Il resto potrebbe trovarsi in un archivio, a pochi passi dal Pretorio dove, più di tre secoli fa, qualcuno avrebbe forse voluto interrogare un uomo che non tornò.
Fonti principali: G. Maurizio, Le matricole parrocchiali della Bregaglia*, estratto da* Clavenna. Bollettino di studi storici valchiavennaschi*, VII (1968), p. 45; Dizionario storico della Svizzera, voce «Vicosoprano»; Graubünden Ferien, scheda «Pretorio» di Vicosoprano.*
Domande frequenti
Che cosa dicono le annotazioni del 1679?
La prima, del 14 aprile 1679, riferisce che Ursa, moglie di Batromé M., fu trovata morta nell'acqua del «Valair di Molina», con ogni probabilità il torrente della Val Mulina vicino a Roticcio, una domenica mattina; il pastore aggiunge che in paese si facevano vari giudizi e che il marito, fuggito, destava grande sospetto. La seconda, del 19 agosto 1679, riferisce che Madalena, figlia del fu Antoni M., fu trovata morta nel «toblato» di Cha'd Brant.
Le due donne erano parenti?
Il registro non lo dice. Portano lo stesso cognome, ma in un piccolo villaggio di montagna gli stessi cognomi erano molto diffusi. Una parentela è possibile ma non dimostrata: per verificarla servirebbero i registri di battesimo e di matrimonio.
La fuga del marito prova che era colpevole?
No. La fuga è un indizio che può avere molte spiegazioni. Nel Seicento, in una valle dove la giustizia penale ammetteva la tortura, anche un innocente sospettato poteva avere buone ragioni per fuggire. Il registro riporta un sospetto della comunità, non una prova.
Che cos'è un «toblato»?
È con ogni probabilità un termine locale per indicare il fienile, simile al romancio «tablà». «Cha'd Brant» sembra indicare la casa di una famiglia o di un luogo chiamato Brant. Entrambe le interpretazioni andrebbero verificate con un esperto del dialetto bregagliotto.
Dove si amministrava la giustizia penale a Vicosoprano?
Nel Pretorio, l'edificio di fine Cinquecento che ospitava il consiglio e il tribunale della valle, con una prigione, una camera della tortura e una gogna. Le esecuzioni capitali avvenivano nel bosco di Cudin, dove si trovano ancora le due colonne della forca.
Perché i nomi sono indicati solo con l'iniziale del cognome?
La fonte pubblicata riporta i nomi per esteso. Uso l'iniziale perché il registro riferisce un sospetto mai dimostrato nei confronti di una persona, e perché il cognome potrebbe essere ancora presente nella valle.