Scomparsa da Promontogno, ritrovata sulla Mera sei settimane dopo: un caso di persona scomparsa nella Bregaglia del 1736
Tra gli estratti dei registri dei morti di Bondo, in Bregaglia, c'è una riga del 1736 che, letta con occhi di oggi, è il fascicolo di una persona scomparsa. C'è una data, un luogo di partenza, un luogo di ritrovamento, un intervallo di tempo e un'informazione sulla fragilità della persona. Manca quasi tutto il resto.
Dopo il caso del neonato del 1805, è la seconda annotazione della stessa raccolta che ho voluto leggere con il metodo dell'investigatore.
Una nota di metodo: trascrivo l'annotazione dalla fonte pubblicata, non dal registro originale. Distinguo tra ciò che è scritto, ciò che si può dedurre e ciò che resta ipotesi. Il nome della donna è indicato con l'iniziale del cognome.
La fonte
L'annotazione è pubblicata in Giacomo Maurizio, Le matricole parrocchiali della Bregaglia, estratto da Clavenna. Bollettino di studi storici valchiavennaschi, VII (1968), tra gli estratti degli atti di morte di Bondo (p. 36).
Come ho spiegato nell'articolo precedente, i registri della valle erano tenuti da pastori riformati, spesso non originari della Bregaglia e non di madrelingua italiana. Le loro parole vanno quindi lette con attenzione, e i loro giudizi riconosciuti come tali.
L'annotazione
«3-10-1736 – fu sepolta Catterina P. stata trovata morta alla ripa della Mera al piè del Rovano del già Piuro, sei settimane dopo che mancata da Promontogno, sua casa, essendo scema di senno.»
| Elemento | Che cosa dice | Che cosa ci dice |
|---|---|---|
| 3 ottobre 1736 | La data della sepoltura | Non è la data della morte né quella del ritrovamento |
| «trovata morta alla ripa della Mera» | Il luogo del ritrovamento | La riva del fiume che scende dalla Bregaglia verso Chiavenna |
| «al piè del Rovano del già Piuro» | Un punto preciso, più a valle | Nell'area del borgo di Piuro, distrutto più di un secolo prima |
| «sei settimane dopo» | L'intervallo tra scomparsa e ritrovamento | Un tempo lungo, con conseguenze sulle condizioni del corpo |
| «che mancata da Promontogno, sua casa» | Il luogo di partenza | Promontogno, frazione di Bondo, dove la donna viveva |
| «essendo scema di senno» | Una condizione della donna | Nel linguaggio dell'epoca, una malattia o fragilità mentale |
Facendo il conto a ritroso, sei settimane prima del 3 ottobre ci portano intorno alla seconda metà di agosto. Il calcolo è approssimativo: non sappiamo quanto tempo passò tra il ritrovamento e la sepoltura, né se le «sei settimane» siano una misura precisa o un arrotondamento.
Il luogo: il «già Piuro»
Il dettaglio più evocativo dell'annotazione è il luogo del ritrovamento.
Piuro era un borgo ricco della Valchiavenna, a valle della Bregaglia. Secondo il Dizionario storico della Svizzera, prosperava grazie all'estrazione e alla lavorazione della pietra ollare e al commercio della seta su scala europea; nel Cinquecento vi si erano formate anche comunità protestanti, sotto l'influsso della vicina Bregaglia.
Il 4 settembre 1618 una frana staccatasi dal Monte Conto seppellì quasi tutto il borgo. Il Dizionario storico attribuisce la catastrofe a cavità profonde scavate nella montagna dall'estrazione eccessiva della pietra ollare e parla di oltre duemila abitanti sepolti; le stime sulle vittime variano a seconda delle fonti.
Centodiciotto anni dopo, il pastore di Bondo scrive «il già Piuro»: il borgo che non c'è più. E indica il punto preciso del ritrovamento: «al piè del Rovano». Il termine non mi è noto con certezza. Sembra richiamare la «rovina», cioè la frana, e potrebbe indicare proprio l'accumulo di detriti che copriva il borgo, oppure un toponimo locale. È un'ipotesi da verificare nelle carte storiche e nei toponimi della zona.
Un confine che allora non c'era
Oggi Promontogno si trova in Svizzera e Piuro in Italia: tra i due paesi, a Castasegna, passa il confine di Stato. Nel 1736 questo confine non esisteva ancora.
Dal 1512, infatti, la Valchiavenna, con Piuro e Chiavenna, era governata dalle Tre Leghe grigie, cioè dai Grigioni. La Bregaglia faceva parte delle Tre Leghe a pieno titolo; la Valchiavenna era invece una terra suddita, amministrata da funzionari grigioni. Piuro, come ricorda lo stesso Dizionario storico, era sede di uno di questi funzionari, il podestà. La Valchiavenna si staccò dai Grigioni solo nel 1797, e da allora nacque la frontiera che conosciamo oggi.
In pratica: la donna partì da casa e fu ritrovata morta sempre in terre governate dai Grigioni, senza che il fiume avesse attraversato una frontiera. Per questo, con ogni probabilità, il suo corpo poté essere riportato a Bondo e sepolto lì senza particolari difficoltà.
Analisi: che cosa può essere successo
Con le sole parole del registro si possono formulare diverse ipotesi. Nessuna è dimostrata.
| Ipotesi | Elementi a favore | Elementi contrari o mancanti |
|---|---|---|
| 1. Caduta accidentale nel fiume e trascinamento del corpo verso valle | Il ritrovamento sulla riva della Mera, a valle di Promontogno; la fragilità mentale della donna; altri annegamenti accidentali nella stessa pagina | Non sappiamo dove sia caduta, né se il corpo sia stato davvero trasportato dalla corrente |
| 2. Allontanamento a piedi e morte avvenuta più a valle, per malore, esposizione o caduta | Una persona disorientata può camminare a lungo; il ritrovamento è lontano da casa | Il registro non dà indicazioni sul percorso |
| 3. Gesto volontario | La fragilità mentale indicata dal pastore | Nessun elemento nel registro; la sepoltura regolare nel registro non dice nulla sulle circostanze |
| 4. Intervento di terzi | Nessuno | Il registro non contiene alcun indizio in questa direzione; il caso non sembra aver coinvolto autorità penali, a differenza di quello del 1805 |
Quest'ultimo punto è importante. Nel caso del 1805 il registro menziona esplicitamente il Magistrato Criminale. Qui non c'è nulla di simile: il pastore registra una morte, non un caso giudiziario. Non possiamo escludere che ci siano stati accertamenti, ma il registro non li riporta.
La lezione dell'investigatore. In un caso di scomparsa, le prime domande sono sempre le stesse: quando è stata vista l'ultima volta, da chi, dove, in che condizioni, con che cosa addosso. In questa riga del 1736 c'è solo il punto di partenza e quello di arrivo. Tutto ciò che sta in mezzo, sei settimane di vita e di ricerche, è andato perduto. Ricostruirlo con l'immaginazione sarebbe facile, e sbagliato.
Che cosa il registro non dice
Il registro non dice:
- chi abbia trovato il corpo, e come sia stato riconosciuto dopo sei settimane;
- se la donna fosse stata cercata, da chi e dove;
- quando sia morta: subito dopo la scomparsa o molto più tardi;
- come sia morta;
- chi abbia riportato il corpo a Bondo per la sepoltura;
- che età avesse, se fosse sposata, se avesse figli.
Il riconoscimento, in particolare, è una domanda che un investigatore si porrebbe subito. Dopo settimane, l'identificazione si basava probabilmente su abiti, oggetti personali o segni particolari, ma il registro non lo dice.
«Scema di senno»: le parole del pastore
Oggi l'espressione «scema di senno» suona offensiva. Nel Settecento era un modo comune per indicare una persona con una malattia mentale, un deficit cognitivo o una fragilità psichica. Non sappiamo quale fosse la condizione reale della donna: il pastore non era un medico, e la sua definizione riflette il linguaggio e la mentalità del tempo.
È un dettaglio che conferma quanto avevo osservato nel primo articolo: i registri parrocchiali non sono testimoni neutrali. Nella stessa pagina lo stesso tipo di sguardo emerge nel «maledetto Ballo» del 1729 e nel commento sul neonato del 1849 «se si può chiamarla vita».
Ma quel dettaglio ci dice anche qualcosa di importante: la comunità sapeva che quella donna era fragile. Ed è proprio questa informazione, la condizione della persona scomparsa, che ancora oggi la polizia considera fondamentale all'inizio delle ricerche.
Ieri e oggi: le scomparse di persone fragili
Il caso del 1736 è lontano quasi tre secoli, ma la dinamica è purtroppo attuale. Persone con demenza, disturbi psichici o disorientamento si allontanano da casa anche oggi, e le prime ore sono decisive.
Come ha spiegato la Polizia cantonale ticinese in un approfondimento pubblicato da Tio.ch, la fase iniziale della segnalazione è fondamentale: le ricerche partono subito, e le informazioni su eventuali malattie fisiche o psichiche, farmaci, telefono e luoghi frequentati servono a orientarle. Tra le risorse impiegate ci sono anche la polizia lacuale per fiumi e laghi, le unità cinofile e il soccorso alpino.
Per questo, se una persona fragile scompare:
| Cosa fare | Perché |
|---|---|
| Chiamare subito la polizia al 117, senza aspettare | Le ricerche partono subito e le prime ore sono le più importanti |
| Indicare malattie, farmaci e fragilità | Orientano le ricerche e il livello di urgenza |
| Fornire una foto recente e la descrizione degli abiti | Servono per le ricerche e per un eventuale avviso pubblico |
| Indicare luoghi frequentati, abitudini, percorsi | Le persone disorientate tendono spesso a dirigersi verso luoghi familiari |
| Segnalare se la persona ha un telefono | Può aiutare a localizzarla |
E una precisazione importante: in casi come questi la competenza è della polizia, non di un investigatore privato. Un investigatore può essere utile in situazioni diverse, per esempio quando un adulto ha interrotto i contatti per scelta e i familiari cercano notizie, sempre nel rispetto della sua libertà e della sua riservatezza. Ma quando c'è un pericolo per la persona, la prima chiamata va sempre fatta al 117.
Come si potrebbe approfondire il caso
| Fonte | Che cosa cercare |
|---|---|
| Il registro originale di Bondo | La trascrizione completa, eventuali note a margine |
| I registri di battesimo e matrimonio | Età, famiglia, stato civile della donna |
| Gli archivi di Piuro e della Valchiavenna | Eventuali verbali del ritrovamento da parte delle autorità locali della podesteria |
| Le carte storiche e la toponomastica | Il significato e la posizione del «Rovano» |
| Gli archivi della Bregaglia | Eventuali documenti sulle ricerche o sulla traslazione del corpo |
È lo stesso metodo che uso nelle ricerche storiche e genealogiche: un dato certo come punto di partenza, poi le fonti originali, l'incrocio delle informazioni e l'accettazione dei vuoti che restano.
Perché uso solo l'iniziale
Come nel caso del 1805, la fonte pubblicata riporta il nome per esteso. Io ho scelto di usare solo l'iniziale del cognome: la donna è descritta con un'espressione oggi offensiva, e una persona che non può più difendersi merita la stessa discrezione che si usa con i vivi.
Che cosa possiamo dire, e che cosa no
| Possiamo dire | Non possiamo dire |
|---|---|
| Una donna di Promontogno scomparve da casa nell'estate del 1736 | Come e quando morì |
| Fu ritrovata morta sulla riva della Mera, nell'area del borgo di Piuro distrutto nel 1618 | Se cadde nel fiume, se camminò fin lì o altro |
| Il ritrovamento avvenne circa sei settimane dopo la scomparsa | Chi la trovò e come fu riconosciuta |
| La comunità la considerava mentalmente fragile | Quale fosse la sua condizione reale |
| Fu sepolta a Bondo il 3 ottobre 1736 | Se ci furono accertamenti delle autorità |
In breve
Una riga di un registro del 1736 racconta la scomparsa di una donna fragile e il suo ritrovamento, settimane dopo, sotto i resti di un borgo cancellato da una frana. È una storia che si potrebbe riempire facilmente di dettagli drammatici. Ma il compito di chi indaga è un altro: dire che cosa sappiamo, che cosa no, e dove si potrebbe cercare.
E ricordare che, quasi tre secoli dopo, la lezione più utile di quella riga è semplice: quando una persona fragile scompare, non si aspetta. Si chiama subito.
Fonti principali: G. Maurizio, Le matricole parrocchiali della Bregaglia*, estratto da* Clavenna. Bollettino di studi storici valchiavennaschi*, VII (1968), p. 36; Dizionario storico della Svizzera, voce «Piuro»; Tio.ch, approfondimento della Polizia cantonale ticinese sulle persone scomparse.*
Domande frequenti
Che cosa dice il registro del 1736?
Che il 3 ottobre 1736 fu sepolta una donna, Catterina P., trovata morta sulla riva della Mera ai piedi del «Rovano del già Piuro», sei settimane dopo essere sparita da Promontogno, dove abitava. Il pastore aggiunge che era «scema di senno», cioè, nel linguaggio dell'epoca, affetta da una malattia o da una fragilità mentale.
Che cos'era Piuro?
Era un ricco borgo della Valchiavenna, a valle della Bregaglia, noto per la lavorazione della pietra ollare e per il commercio. Il 4 settembre 1618 fu sepolto da una frana staccatasi dal Monte Conto. Nel 1736 il registro lo chiama infatti «il già Piuro»: un luogo che esisteva ormai solo come ricordo.
Che cos'è il «Rovano»?
Probabilmente un toponimo locale. Il termine sembra richiamare la «rovina», cioè la frana, e potrebbe indicare l'accumulo di detriti che coprì Piuro, ma non ho trovato una fonte che lo confermi. Andrebbe verificato nelle carte storiche e nei toponimi della zona.
Nel 1736 Piuro era all'estero?
No, non nel senso di oggi. Dal 1512 la Valchiavenna era sotto il dominio delle Tre Leghe grigie, e Piuro era sede di una podesteria grigione. Il confine di Stato tra Bregaglia e Valchiavenna è nato solo dopo la fine di quel dominio, alla fine del Settecento.
Oggi cosa bisogna fare se una persona fragile scompare?
Avvisare subito la polizia, al 117, senza aspettare. La fase iniziale è decisiva, e le informazioni su eventuali malattie, farmaci, telefono e luoghi frequentati aiutano a orientare le ricerche. Un investigatore privato non sostituisce la polizia in questi casi.
Perché il nome è indicato solo con l'iniziale?
La fonte pubblicata riporta il nome per esteso. Ho scelto di indicare solo l'iniziale del cognome per rispetto verso una persona descritta con un'espressione oggi offensiva e che non può più difendersi.