Landru, il Barbablù di Gambais: analisi criminologica di un assassino che teneva la contabilità
Nell'articolo dedicato a Barbablù ho separato la fiaba di Perrault dalle figure reali a cui il suo nome è stato attribuito. Delle tre, una sola si è guadagnata il soprannome "sul campo", dalla stampa del suo tempo: Henri Désiré Landru, il "Barbablù di Gambais".
Il suo caso merita un'analisi a sé, perché è uno dei più studiati della criminologia francese e perché, per chi fa il mio mestiere, è un caso da manuale. Landru non lasciò testimoni né cadaveri, ma lasciò documenti: un taccuino, ricevute, procure, biglietti del treno. E furono quei documenti, letti con metodo, a condannarlo.
Nota sul metodo. Le fonti sul caso Landru sono abbondanti ma non sempre concordi: diverse date, cifre e citazioni variano tra le ricostruzioni francesi e quelle anglosassoni, e alcune circolano senza un riscontro documentale. Le segnalo nel testo. I fascicoli del processo sono conservati negli archivi dipartimentali degli Yvelines; questo articolo si basa su fonti secondarie e istituzionali, non sulla consultazione diretta di quegli archivi.
1. Chi era Landru prima di uccidere
Un'infanzia ordinaria
Henri Désiré Landru nacque a Parigi il 12 aprile 1869, al 41 di rue de Puebla, nel quartiere di Belleville. Il padre, Julien Alexandre, lavorava come fuochista in una fonderia; la madre, Flore Henriquel, era sarta e lavandaia a domicilio. Entrambi erano cattolici praticanti.
Il giovane Henri frequentò la scuola dei Fratelli delle scuole cristiane sull'Île Saint-Louis, dove si distinse in disegno e matematica, e fu chierichetto nella chiesa di Saint-Louis-en-l'Île. Nel 1889 trovò lavoro come impiegato presso uno studio di architetti, poi svolse il servizio militare nell'87° reggimento di fanteria a Saint-Quentin. Le fonti divergono sulla durata e sul grado raggiunto.
Il 7 ottobre 1893 sposò una cugina, Marie-Catherine Rémy, con cui aveva già avuto una figlia. Ebbero in tutto quattro figli.
Già qui emerge un primo elemento utile all'analisi: Landru non nasce in un ambiente criminale o degradato. È un uomo istruito, con una buona attitudine per i numeri e il disegno, che ha lavorato in uno studio professionale.
Una carriera di truffatore
Tra il 1893 e il 1900 cambiò lavoro una quindicina di volte: contabile, commesso, cartografo, idraulico, commerciante di mobili. Poi cominciò a truffare. Il suo primo schema fu una falsa fabbrica di biciclette a motore: i clienti versavano un acconto e non ricevevano nulla.
| Anno | Condanna | Dettagli |
|---|---|---|
| 1904 | 2 anni di carcere per truffa | In carcere tenta il suicidio, forse simulato. Il medico che lo esamina lo descrive "ai confini della follia", ma responsabile |
| 1906 | 13 mesi | Una perizia lo definisce un "degenerato" in uno stato mentale anomalo, ma non folle |
| 1909 | 3 anni | Ha sottratto i titoli di Jeanne Isoré, una donna conosciuta tramite un annuncio matrimoniale |
| 1914 | 4 anni e relegazione a vita in una colonia penale, in contumacia | Truffa su un'attività acquistata a credito e rivenduta senza pagare. Landru si dà alla latitanza |
La condanna del 1909 è un dettaglio criminologicamente decisivo: lo schema dell'annuncio matrimoniale per sottrarre il patrimonio di una donna esisteva già cinque anni prima del primo omicidio. Landru non inventò il metodo durante la guerra: lo perfezionò, aggiungendo l'eliminazione della vittima.
Anche la condanna del 1914 pesa. Con una relegazione a vita sulle spalle, Landru era un latitante che rischiava la deportazione in una colonia penale. Una vittima viva che lo denunciasse non era più un fastidio, ma una minaccia definitiva.
Due lutti
Le fonti collocano la morte della madre nel 1909 o nel 1910, mentre Landru era in carcere, e il suicidio del padre, che si impiccò nel Bois de Boulogne, nel 1912. Secondo la moglie, Landru si impadronì anche del denaro che il padre aveva lasciato alla famiglia. Sono eventi che alcuni autori leggono come fattori di rottura; un criminologo prudente li registra, senza attribuire loro un valore causale che le fonti non dimostrano.
2. Il contesto: la guerra e le donne sole
Il primo omicidio avviene all'inizio del 1915, pochi mesi dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale. Non è un caso.
- Milioni di uomini erano al fronte, e la Francia contava un numero crescente di vedove e donne sole.
- Gli annunci matrimoniali sui giornali erano un mezzo comune e socialmente accettato per incontrare un compagno.
- Le persone si spostavano molto, le comunicazioni erano lente, e la scomparsa di una donna che "si era trasferita con il fidanzato" poteva non destare sospetti per mesi.
- Landru si presentava come un uomo venuto dalle regioni del Nord occupate dai tedeschi: una storia credibile, che spiegava l'assenza di documenti e di parenti.
In termini criminologici, la guerra creò per Landru un ambiente con molte vittime potenziali, scarsi controlli e una spiegazione pronta per ogni scomparsa.
3. Il modus operandi
L'esca
Landru pubblicava annunci su giornali come L'Écho de Paris e Le Journal. Una versione riportata dalle fonti anglosassoni recita, in sostanza: vedovo con due figli, 43 anni, reddito confortevole, serio e di buona società, desidera conoscere una vedova a scopo di matrimonio.
La selezione
Le risposte non erano trattate a caso. Nei suoi taccuini Landru classificava le donne in categorie come "senza soldi", "nessuna risposta", "probabilmente possiede beni". È un vero e proprio sistema di selezione delle vittime, basato sul loro patrimonio.
Le identità
Usò oltre novanta nomi falsi, tra cui Raymond Diard, Dupont, Georges Frémyet e Lucien Guillet. Ogni donna conosceva un uomo diverso. Questo rendeva quasi impossibile per le famiglie collegare le scomparse tra loro.
Il denaro
Landru si faceva firmare procure sui conti e sui titoli delle donne, e dopo la loro scomparsa ne vendeva mobili e beni, conservati in garage presi in affitto a Neuilly e a Clichy. La moglie ammise in seguito di aver falsificato alcune firme per i conti di due vittime.
I luoghi
Le donne venivano portate in una villa isolata fuori Parigi:
| Villa | Periodo | Vittime |
|---|---|---|
| Villa Ermitage, Vernouillet, circa 35 km a nord-ovest di Parigi | Dicembre 1914 – agosto 1915 | 4 |
| Villa Tric, Gambais, a circa 300 metri dalla casa più vicina | Da dicembre 1915 | 7 |
Il biglietto di sola andata
Il dettaglio più celebre del caso: per ogni viaggio verso la villa, Landru annotava di aver comprato un biglietto di andata e ritorno per sé e uno di sola andata per la donna. Al processo spiegò che comprare un biglietto di ritorno per una fidanzata sarebbe stato poco delicato.
La distruzione dei corpi
Secondo la ricostruzione dell'accusa, i corpi venivano smembrati: testa, mani e piedi bruciati nella stufa, il resto sepolto nei boschi o gettato negli stagni della zona. Va sottolineato che è un'ipotesi accusatoria: nessun corpo fu mai ritrovato.
4. Le vittime
| N. | Vittima | Età | Chi era | Ultima traccia | Luogo |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Jeanne-Marie Cuchet | 39 | Vedova, lavorava nella biancheria | Gennaio 1915 | Vernouillet |
| 2 | André Cuchet | 16–17 | Suo figlio | Gennaio 1915 | Vernouillet |
| 3 | Thérèse Laborde-Line | 46 | Nata in Argentina, separata dal marito | Dopo il 26 giugno 1915 | Vernouillet |
| 4 | Marie-Angélique Guillin | 51–52 | Ex governante, aveva ereditato 22.000 franchi | Agosto 1915 | Vernouillet |
| 5 | Berthe-Anna Héon | 55 | Vedova di Le Havre | Dopo l'8 dicembre 1915 | Gambais |
| 6 | Anna Collomb | 44 | Dattilografa in una compagnia di assicurazioni | Dopo il 27 dicembre 1916 | Gambais |
| 7 | Andrée-Anne Babelay | 19 | Domestica, senza denaro | 12 aprile 1917 | Gambais |
| 8 | Célestine Buisson | 47 | Vedova, governante, risparmi per 10.000 franchi | Dopo il 1° settembre 1917 | Gambais |
| 9 | Louise-Joséphine Jaume | 38 | Separata dal marito | Fine novembre 1917 | Gambais |
| 10 | Anne-Marie Pascal | 36–39 | Sarta divorziata | Dopo il 5 aprile 1918 | Gambais |
| 11 | Marie-Thérèse Marchadier | 37 | Ex gestrice di una pensione a Parigi | 13 gennaio 1919 | Gambais |
Le date provengono in gran parte dalle annotazioni del taccuino di Landru, così come riportate dalle ricostruzioni pubblicate; alcune fonti indicano date leggermente diverse.
L'anomalia Babelay
Per un criminologo, la vittima più interessante è la settima: Andrée Babelay, 19 anni, domestica presso una cartomante, conosciuta per caso in metropolitana. Non aveva denaro. Nel taccuino compare un'annotazione: "12 aprile 1917, Mlle Babelay, 4 h di sera".
Babelay è l'elemento che mette in crisi una lettura puramente economica del caso. Se Landru uccideva solo per denaro, perché uccidere una ragazza povera? Le fonti non danno una risposta, e qualunque spiegazione, dal rischio che potesse rivelare qualcosa a un movente non economico, resta un'ipotesi. Ma un buon profilo deve registrare le anomalie invece di nasconderle.
5. L'indagine: come si arrivò a Landru
Le famiglie
Il caso non fu risolto dalla polizia, ma dalle famiglie. Già nel 1915 alcuni parenti si erano rivolti al sindaco di Gambais. Alla fine del 1918 il nuovo sindaco ricevette due lettere:
- da Marie Lacoste, sorella di Célestine Buisson, che cercava un certo "signor Frémyet";
- da Victorine Pellat, sorella di Anna Collomb, che cercava un certo "signor Dupont".
Due nomi diversi, la stessa villa. Le famiglie presentarono denuncia contro ignoti alla procura. È l'esempio perfetto di come il collegamento tra due informazioni isolate possa sbloccare un caso.
L'arresto
L'indagine fu affidata alle brigate mobili, le cosiddette "Brigades du Tigre", e in particolare all'ispettore Jules Belin. Nell'aprile 1919 Landru fu riconosciuto a Parigi da una persona vicina a una delle famiglie (le fonti divergono su chi e su quando). Il 12 aprile 1919, giorno del suo cinquantesimo compleanno, fu arrestato al 76 di rue de Rochechouart, dove viveva come "Lucien Guillet" con la sua ultima compagna, Fernande Segret.
Secondo una ricostruzione, durante il trasferimento tentò di gettare il taccuino dal finestrino della vettura, ma un agente lo recuperò.
Il taccuino nero
È la prova regina del caso. Conteneva:
- i nomi di 283 donne contattate tramite annunci; la polizia ne rintracciò in vita una parte consistente;
- un elenco di undici nomi, corrispondenti alle vittime;
- un'annotazione minuziosa delle spese: biglietti di autobus, metropolitana e treno, e acquisti di seghe e carbone.
Landru commentò ironicamente che la polizia avrebbe voluto trovare una confessione scritta alla prima pagina.
La stufa di Gambais
Il 29 aprile 1919 la perquisizione della villa di Gambais portò alla raccolta di 4,176 chili di detriti ossei calcinati. Il medico legale Charles Paul ne identificò circa un chilo e mezzo come umani: 295 frammenti e 47 denti o frammenti di denti, appartenenti ad almeno tre individui, di cui non poté stabilire né il sesso né l'identità. Furono trovati anche forcine, frammenti di corsetto e bottoni.
Gli investigatori fecero anche un esperimento: bruciarono nella stufa una testa e un cosciotto di montone, per verificare che potesse distruggerli. Ci riuscì. Scavando nel giardino, invece, trovarono soltanto gli scheletri dei cani di una delle vittime.
L'istruttoria
L'istruttoria, condotta dal giudice Gabriel Bonin, durò circa due anni e mezzo e produsse un fascicolo di oltre 5.000 documenti, nessuno dei quali, preso da solo, costituiva una prova irrefutabile. La moglie e il figlio di Landru furono detenuti per alcuni mesi e poi rilasciati senza accuse.
6. Il processo
Il processo si svolse davanti alla Corte d'assise di Seine-et-Oise, a Versailles, dal 7 al 30 novembre 1921. La difesa era affidata a Vincent de Moro-Giafferi, uno dei più celebri avvocati francesi.
Le perizie
Tre psichiatri nominati durante l'istruttoria conclusero, nel giugno 1920, che Landru non soffriva di malattie mentali ed era pienamente responsabile.
Landru in aula
Landru trasformò il processo in uno spettacolo. Alcune sue frasi sono rimaste celebri:
- "Mostratemi i cadaveri!"
- "La mia vita privata riguarda solo me."
- Alle domande sulle scomparse rispose invocando il diritto al silenzio: era, diceva, il suo segreto.
La difesa puntò su tre argomenti: l'assenza dei corpi, l'ipotesi che le donne fossero finite in un giro di tratta delle bianche, e la disponibilità ad accettare una condanna per truffa, non per omicidio.
Il pubblico
Il processo fu un evento mondano. Tra il pubblico c'erano la scrittrice Colette, la cantante Mistinguett, Maurice Chevalier e il drammaturgo Sacha Guitry. Colette scrisse di aver cercato invano, negli occhi di Landru, una crudeltà umana. Partivano treni speciali da Parigi. Già alle elezioni del 1919 circa 4.000 schede avevano recato il suo nome.
Il verdetto
Il 30 novembre 1921 Landru fu riconosciuto colpevole degli undici omicidi, oltre che di truffe e furti, e condannato a morte. Le fonti non concordano sulla durata della camera di consiglio, che va da circa due a otto ore. Alcuni giurati firmarono una richiesta di clemenza. Il ricorso in Cassazione fu respinto e il presidente della Repubblica Alexandre Millerand rifiutò la grazia.
L'esecuzione
Landru fu ghigliottinato il 25 febbraio 1922, alle 6:05, davanti alla prigione Saint-Pierre di Versailles. Il boia Anatole Deibler annotò nel suo quaderno: "6 h 10. Tempo sereno". Rifiutò rum e sigaretta. Quando il suo avvocato gli chiese un'ultima volta se volesse confessare, rispose, secondo la versione più citata: "Questo, maestro, è il mio piccolo bagaglio…".
7. Dopo l'esecuzione
- Fernande Segret, l'ultima compagna, aveva difeso Landru al processo. Anni dopo fece causa per il film Landru di Claude Chabrol (1963) e ottenne un risarcimento. Nel 1968 si tolse la vita annegandosi nel fossato del castello di Flers, in Normandia.
- Il disegno della stufa. Landru aveva regalato a uno dei suoi avvocati un disegno della stufa di Gambais. Una frase scritta sul retro è stata letta da alcuni come una confessione indiretta. Le fonti non concordano sulla data in cui fu scoperto, e non sono riuscito a verificare il testo esatto: per questo non lo riporto.
- La stufa fu venduta all'asta nel 1923 con gli altri beni di Landru.
- La testa. Un museo privato di Los Angeles espone una testa che sostiene essere quella di Landru. Non esiste alcuna prova della sua autenticità, e la notizia contrasta con la sepoltura di Landru nel cimitero dei Gonards, a Versailles.
- Il cinema. Oltre al film di Chabrol, il caso ispirò Monsieur Verdoux di Charlie Chaplin (1947).
8. L'analisi criminologica
Che tipo di assassino era
Nelle classificazioni criminologiche, Landru rientra tra gli assassini seriali a movente economico che reclutano le vittime attraverso la promessa di una relazione sentimentale: un modello che la letteratura anglosassone chiama spesso lonely hearts killer, e che la tradizione popolare ha battezzato proprio "tipo Barbablù". Altri casi simili sono quello di Johann Otto Hoch a Chicago, di cui ho parlato nell'articolo su Barbablù.
Il profilo: ciò che è documentato e ciò che è dedotto
Un profilo serio deve distinguere tra i tratti documentati dalle fonti e quelli dedotti dall'analisi.
| Tratto | Documentato o dedotto | Su quali elementi |
|---|---|---|
| Movente prevalentemente economico | Documentato | Procure, vendita dei beni, classificazione delle donne in base al patrimonio |
| Pianificazione e organizzazione | Documentato | Ville isolate, nomi falsi, garage per i beni, spese annotate |
| Mentalità contabile | Documentato | Il taccuino con nomi, appuntamenti e spese al centesimo |
| Continuità con le truffe precedenti | Documentato | La condanna del 1909 per un raggiro tramite annuncio matrimoniale |
| Capacità di manipolazione e seduzione | Documentato | 283 donne contattate, numerose relazioni parallele, la fedeltà di Fernande Segret fino al processo |
| Assenza di malattia mentale | Documentato, sul piano giuridico | Perizie psichiatriche del 1920 |
| Freddezza e mancanza di empatia | Dedotto | Comportamento in aula, annotazioni impersonali, biglietti di sola andata |
| Movente esclusivamente economico | Messo in dubbio | L'omicidio di Andrée Babelay, che non aveva denaro |
| Eliminazione dei testimoni come motivo aggiuntivo | Dedotto, ipotesi | Lo stato di latitante con una condanna alla relegazione a vita |
La lettura psichiatrica
Le perizie dell'epoca hanno seguito un percorso significativo: negli anni 1904–1906 i medici descrivevano un soggetto "degenerato" o in uno stato mentale anomalo; nel 1920 i periti lo dichiararono pienamente responsabile. In tempi più recenti, la psicoanalista Francesca Biagi-Chai ha riletto il caso proponendo l'ipotesi di una psicosi senza segni visibili di follia. È un'interpretazione interessante, ma resta una lettura teorica a posteriori.
Un delitto "silenzioso"
Ciò che rende Landru diverso da molti serial killer famosi, compreso Jack lo Squartatore, è l'assenza totale di spettacolarità. Nessun corpo esposto, nessuna lettera alla stampa, nessuna sfida alla polizia. Le vittime sparivano in silenzio, e la loro scomparsa poteva passare per un trasferimento. Landru non cercava di essere visto: cercava di non esistere, moltiplicando le identità.
9. Condannato senza cadavere: il valore delle prove
Il caso Landru è ancora oggi citato come esempio di condanna per omicidio senza il ritrovamento dei corpi. Nel sistema francese dell'epoca, la giuria decideva secondo l'intima convinzione, e la legge non richiedeva il ritrovamento del cadavere.
Ecco come ogni elemento contribuì al quadro, e che cosa non dimostrava da solo:
| Prova | Che cosa dimostrava | Che cosa non dimostrava da sola |
|---|---|---|
| Il taccuino con gli undici nomi | Il legame tra Landru e tutte le scomparse | Che le donne fossero morte |
| I biglietti di sola andata | Che le donne arrivavano alla villa e non ne ripartivano con lui | Che cosa fosse accaduto lì |
| Le procure e la vendita dei beni | Il movente economico e l'appropriazione dei patrimoni | L'omicidio |
| I resti umani nella stufa | Che corpi umani erano stati bruciati nella villa | L'identità delle vittime |
| Gli acquisti di seghe e carbone | La disponibilità di mezzi compatibili con lo smembramento e la cremazione | L'uso effettivo |
| Le lamentele dei vicini di Vernouillet per il fumo maleodorante | Fuochi anomali nella villa | La loro causa |
| La totale assenza delle donne dopo quei viaggi | Che nessuna di loro era stata più vista viva | Come fossero morte |
Nessuna prova, presa da sola, era decisiva. Tutte insieme, convergevano su una sola spiegazione. È la stessa logica che ho descritto analizzando i resti attribuiti a Hitler: quando le fonti indipendenti convergono, il quadro diventa solido anche senza la "pistola fumante". La differenza è che nel caso Landru la catena di custodia era francese, documentata e discussa in un processo pubblico; in quello di Hitler era sovietica e segreta.
10. Landru oggi: le truffe sentimentali
Cento anni dopo, il metodo di Landru non è scomparso: ha cambiato strumento. Al posto degli annunci sui giornali ci sono le app di incontri e i social network; al posto delle procure, i bonifici e le criptovalute. Le truffe sentimentali (romance scam) seguono quasi lo stesso schema:
| Landru, 1915–1919 | Truffa sentimentale oggi |
|---|---|
| Annuncio sul giornale | Profilo su app di incontri o social network |
| Vedovo benestante e rispettabile | Professionista di successo, militare, medico, ingegnere all'estero |
| Provenienza dalle regioni occupate, senza documenti | Lavoro all'estero, su una piattaforma petrolifera o in missione |
| Oltre novanta identità | Profili falsi con foto rubate |
| Selezione delle donne in base al patrimonio | Selezione delle vittime in base a età, solitudine e disponibilità economica |
| Isolamento nella villa | Isolamento emotivo dalla famiglia e dagli amici |
| Procura sui conti | Richiesta di denaro per un'emergenza, un viaggio, un investimento |
I segnali d'allarme sono gli stessi da un secolo: una relazione che corre troppo in fretta, una persona che non si mostra mai davvero, una storia che spiega in anticipo ogni incongruenza, una richiesta di denaro che arriva sempre con un'urgenza. E anche lo strumento di difesa è lo stesso che usarono le famiglie delle vittime di Landru: verificare e collegare le informazioni. Oggi lo si fa con l'analisi OSINT, per esempio con la ricerca inversa delle immagini, il controllo delle identità dichiarate e la verifica delle storie raccontate.
È anche uno dei temi su cui lavoro nella formazione sulla sicurezza per aziende e privati, e nelle verifiche che svolgo per chi ha un dubbio su una persona conosciuta online: trovate i dettagli tra i miei servizi.
Cosa insegna il caso Landru a chi indaga
| Lezione | Applicazione |
|---|---|
| Il caso fu risolto collegando due lettere isolate | Mettere in relazione segnalazioni apparentemente scollegate |
| Le identità multiple nascondevano un'unica persona | Cercare i punti fissi: un luogo, un'abitudine, un metodo |
| Il taccuino lo condannò | I documenti parlano anche quando le persone tacciono |
| Nessuna prova era decisiva da sola | Valutare la convergenza degli indizi, non il singolo elemento |
| Babelay non rientrava nel movente economico | Registrare le anomalie invece di eliminarle |
| Il passato da truffatore anticipava il metodo | I precedenti spiegano spesso il presente |
| La stampa trasformò il processo in spettacolo | Separare il personaggio mediatico dai fatti processuali |
Landru era convinto che, senza cadaveri, nessuno avrebbe potuto condannarlo. Si sbagliava, perché aveva sottovalutato due cose: la determinazione delle famiglie e la forza di un fascicolo costruito con metodo. È una lezione che vale ancora oggi, per gli investigatori e per chiunque si trovi a dover distinguere una storia credibile da una storia vera.
Fonti principali: voci Wikipedia in francese e in inglese su Henri Désiré Landru, con le relative fonti (tra cui Richard Tomlinson, Landru's Secret, 2018); Ministère de la Justice, scheda sul processo Landru; Unidivers e RTBF sulla mostra e sulle indagini delle Brigades du Tigre; Egon Roland, Der Fall Landru (anni Venti, Projekt Gutenberg); Pierre Darmon, Landru (Plon, 1994); Francesca Biagi-Chai, Le cas Landru à la lumière de la psychanalyse (2007); resoconto del verdetto sulla stampa del dicembre 1921.
Domande frequenti
Quante vittime ebbe Landru?
Landru fu condannato per undici omicidi: dieci donne e André Cuchet, il figlio diciassettenne di una di loro, scomparsi tra il gennaio 1915 e il gennaio 1919. Alcuni autori ritengono che le vittime possano essere state di più, ma gli ulteriori casi ipotizzati non sono mai stati provati.
Come fu scoperto Landru?
Grazie alle famiglie delle vittime. Alla fine del 1918 il sindaco di Gambais ricevette le lettere di due donne, la sorella di Célestine Buisson e la sorella di Anna Collomb, che cercavano lo stesso uomo con nomi diversi. Le famiglie presentarono denuncia, la polizia avviò le ricerche e Landru fu arrestato a Parigi il 12 aprile 1919, giorno del suo cinquantesimo compleanno.
Che cosa c'era nel taccuino di Landru?
Il taccuino nero conteneva i nomi di 283 donne contattate tramite annunci, un elenco di undici nomi corrispondenti alle vittime e un'annotazione minuziosa delle spese, comprese quelle per biglietti del treno, seghe e carbone. Per i viaggi verso Gambais registrava un biglietto di andata e ritorno per sé e uno di sola andata per la donna.
Che cosa fu trovato nella stufa di Gambais?
Durante la perquisizione del 29 aprile 1919 furono raccolti oltre quattro chili di detriti ossei calcinati. Il medico legale Charles Paul ne identificò circa un chilo e mezzo come umani, tra cui 295 frammenti e 47 denti o frammenti di denti, appartenenti ad almeno tre persone, senza poterne stabilire il sesso né l'identità.
Landru confessò?
No. Durante il processo si rifiutò di rispondere sulle scomparse, invocando il diritto al silenzio, e salì al patibolo senza confessare. Anni dopo emerse un disegno della stufa di Gambais, regalato a uno dei suoi avvocati, con una frase sul retro che alcuni interpretano come una confessione indiretta; la data della scoperta e il testo esatto sono riportati in modo diverso dalle fonti.
Landru era pazzo?
Le perizie psichiatriche disposte durante l'istruttoria, firmate nel giugno 1920 da tre medici, conclusero che non soffriva di malattie mentali ed era pienamente responsabile delle sue azioni. Perizie precedenti, legate alle condanne per truffa del 1904 e del 1906, lo avevano descritto come un soggetto 'degenerato' o in uno stato mentale anomalo, ma non folle.