Servizi Metodo Chi siamo Archivio Contatti

Atlantide: il mito di Platone, i testi originali in greco, le ipotesi e cosa potrebbe esserci di vero

Lo ammetto subito: su Atlantide sono possibilista. Non credo a un continente sommerso con astronavi e cristalli, ma non riesco nemmeno a liquidare il racconto di Platone come una semplice favola. Troppi dettagli, troppa insistenza sulla verità della storia, troppe catastrofi reali nel Mediterraneo antico.

Proprio per questo ho voluto fare la cosa che, nel mio lavoro, viene sempre prima di ogni ipotesi: tornare alla fonte. Su Atlantide la fonte è una sola, Platone. Tutto il resto, dai filosofi antichi ai documentari televisivi, viene dopo e dipende da lui.

In questo articolo riporto i passi fondamentali nel greco originale, con una traduzione mia, il più possibile letterale. Poi li analizzo come farei con una testimonianza: chi parla, da chi ha saputo i fatti, quanto tempo è passato, che cosa si può verificare.

Una nota di metodo: il testo greco è quello dell'edizione di John Burnet (Oxford, 1902), come pubblicato dal progetto Perseus. Le traduzioni sono mie e privilegiano la fedeltà al testo rispetto all'eleganza. Tra parentesi quadre indico la numerazione Stephanus, quella usata da tutti gli studiosi per citare Platone.


La fonte: due dialoghi di Platone

Atlantide compare in due dialoghi tardi di Platone, scritti intorno alla metà del IV secolo a.C.:

Dialogo Cosa racconta di Atlantide Stato del testo
Timeo Il racconto in sintesi: Solone in Egitto, i sacerdoti di Sais, la guerra tra l'antica Atene e Atlantide, lo sprofondamento Completo; Atlantide occupa solo l'introduzione, il resto è un trattato di cosmologia
Crizia La descrizione dettagliata: origine divina, geografia, città ad anelli, templi, leggi, decadenza morale Incompiuto: si interrompe a metà di una frase

Il narratore è Crizia, un aristocratico ateniese imparentato con Platone. Nei dialoghi sono presenti anche Socrate, il pitagorico Timeo di Locri ed Ermocrate di Siracusa. La scena si svolge durante le Panatenee, la grande festa in onore di Atena.

Un dettaglio importante: il giorno prima, nella finzione del dialogo, Socrate aveva descritto la città ideale, quella che conosciamo dalla Repubblica. Crizia propone di mostrare quella città ideale «in azione», raccontando una guerra realmente combattuta. Ed è qui che entra in scena Atlantide.


La catena dei testimoni

Prima ancora di leggere che cosa dice il racconto, conviene chiedersi come sarebbe arrivato fino a Platone. Crizia lo spiega con precisione:

Anello Chi Che cosa avrebbe fatto
1 I sacerdoti di Sais, in Egitto Conservavano la storia nei loro testi sacri
2 Solone, il legislatore ateniese L'ascoltò durante un viaggio in Egitto, nel VI secolo a.C., e prese appunti con l'idea di farne un poema
3 Dropide, parente e amico di Solone La ricevette da Solone
4 Crizia il Vecchio, nonno del narratore La raccontò quando aveva quasi novant'anni
5 Crizia, il narratore La ascoltò all'età di circa dieci anni, durante una festa
6 Platone La mise per iscritto nei dialoghi

Crizia insiste su quanto bene ricordi il racconto:

ὥστε οἷον ἐγκαύματα ἀνεκπλύτου γραφῆς ἔμμονά μοι γέγονεν

«...tanto che mi sono rimasti impressi come i segni a fuoco di una pittura indelebile.» [Timeo 26c]

E aggiunge un dettaglio sorprendente: gli appunti di Solone esisterebbero ancora.

καὶ ταῦτά γε δὴ τὰ γράμματα παρὰ τῷ πάππῳ τʼ ἦν καὶ ἔτʼ ἐστὶν παρʼ ἐμοὶ νῦν, διαμεμελέτηταί τε ὑπʼ ἐμοῦ παιδὸς ὄντος.

«E questi scritti erano presso mio nonno e sono ancora adesso presso di me, e li ho studiati a fondo da ragazzo.» [Crizia 113b]

La lezione dell'investigatore. Una testimonianza che passa per cinque persone e quasi due secoli, ascoltata da un bambino di dieci anni e riferita a memoria, nel linguaggio della mia professione si chiama de relato: un sentito dire, per giunta a più livelli. E il documento che la confermerebbe, gli appunti di Solone, viene citato ma mai mostrato. Questo non prova che il racconto sia falso. Prova che, così com'è, non è verificabile. È il punto di partenza onesto di ogni discussione su Atlantide.


Il racconto nel Timeo, passo per passo

«Un racconto strano, ma assolutamente vero»

Crizia introduce la storia con una formula che i possibilisti citano spesso:

ἄκουε δή, ὦ Σώκρατες, λόγου μάλα μὲν ἀτόπου, παντάπασί γε μὴν ἀληθοῦς, ὡς ὁ τῶν ἑπτὰ σοφώτατος Σόλων ποτʼ ἔφη.

«Ascolta dunque, Socrate, un racconto davvero strano, ma assolutamente vero, come disse un tempo Solone, il più sapiente dei Sette.» [Timeo 20d-e]

Solone a Sais

Solone si reca a Sais, nel delta del Nilo, città la cui divinità protettrice, dice Platone, si chiama in egiziano Neith e in greco Atena. È un dettaglio corretto: Neith era davvero la dea di Sais, e i Greci la identificavano con Atena.

Solone prova a impressionare i sacerdoti con le genealogie più antiche dei Greci, il diluvio di Deucalione e Pirra. Un sacerdote molto anziano lo interrompe con una frase diventata celebre:

ὦ Σόλων, Σόλων, Ἕλληνες ἀεὶ παῖδές ἐστε, γέρων δὲ Ἕλλην οὐκ ἔστιν.

«O Solone, Solone, voi Greci siete sempre fanciulli: un Greco vecchio non esiste.» [Timeo 22b]

E spiega:

νέοι ἐστέ, εἰπεῖν, τὰς ψυχὰς πάντες· οὐδεμίαν γὰρ ἐν αὐταῖς ἔχετε διʼ ἀρχαίαν ἀκοὴν παλαιὰν δόξαν οὐδὲ μάθημα χρόνῳ πολιὸν οὐδέν.

«Siete giovani nell'anima, tutti quanti: non avete in essa nessuna opinione antica, trasmessa da una tradizione remota, né alcun sapere incanutito dal tempo.» [Timeo 22b]

Le catastrofi cicliche

Il motivo di questa «giovinezza», secondo il sacerdote, sono le distruzioni periodiche che cancellano la memoria dei popoli:

πολλαὶ κατὰ πολλὰ φθοραὶ γεγόνασιν ἀνθρώπων καὶ ἔσονται, πυρὶ μὲν καὶ ὕδατι μέγισται, μυρίοις δὲ ἄλλοις ἕτεραι βραχύτεραι.

«Molte e in molti modi sono state, e saranno, le distruzioni degli uomini: le più grandi per mezzo del fuoco e dell'acqua, altre minori per innumerevoli altre cause.» [Timeo 22c]

È uno dei passi più interessanti del dialogo. Il sacerdote interpreta perfino il mito di Fetonte come il ricordo deformato di un evento astronomico reale, una «deviazione dei corpi che si muovono nel cielo intorno alla terra». L'Egitto, protetto dal Nilo, avrebbe conservato le sue memorie scritte; gli altri popoli, dopo ogni catastrofe, ricominciano da capo, ridotti a pochi superstiti analfabeti.

Novemila anni prima

Poi arrivano le cifre:

τῆς δὲ ἐνθάδε διακοσμήσεως παρʼ ἡμῖν ἐν τοῖς ἱεροῖς γράμμασιν ὀκτακισχιλίων ἐτῶν ἀριθμὸς γέγραπται. περὶ δὴ τῶν ἐνακισχίλια γεγονότων ἔτη πολιτῶν σοι δηλώσω διὰ βραχέων νόμους...

«Nei nostri scritti sacri è registrato il numero di ottomila anni dall'ordinamento di questa città. Dei tuoi concittadini vissuti novemila anni fa ti illustrerò brevemente le leggi...» [Timeo 23e]

Se Solone visitò l'Egitto all'inizio del VI secolo a.C., «novemila anni prima» ci porta intorno al 9600 a.C.

L'isola oltre le Colonne d'Ercole

Ed ecco il passo centrale, quello in cui Atlantide compare per la prima volta nella letteratura mondiale:

λέγει γὰρ τὰ γεγραμμένα ὅσην ἡ πόλις ὑμῶν ἔπαυσέν ποτε δύναμιν ὕβρει πορευομένην ἅμα ἐπὶ πᾶσαν Εὐρώπην καὶ Ἀσίαν, ἔξωθεν ὁρμηθεῖσαν ἐκ τοῦ Ἀτλαντικοῦ πελάγους. τότε γὰρ πορεύσιμον ἦν τὸ ἐκεῖ πέλαγος· νῆσον γὰρ πρὸ τοῦ στόματος εἶχεν ὃ καλεῖτε, ὥς φατε, ὑμεῖς Ἡρακλέους στήλας, ἡ δὲ νῆσος ἅμα Λιβύης ἦν καὶ Ἀσίας μείζων, ἐξ ἧς ἐπιβατὸν ἐπὶ τὰς ἄλλας νήσους τοῖς τότε ἐγίγνετο πορευομένοις, ἐκ δὲ τῶν νήσων ἐπὶ τὴν καταντικρὺ πᾶσαν ἤπειρον τὴν περὶ τὸν ἀληθινὸν ἐκεῖνον πόντον.

«Narrano infatti gli scritti quanto grande fosse la potenza che la vostra città fermò un tempo, mentre avanzava con tracotanza contro tutta l'Europa e l'Asia insieme, muovendo dall'esterno, dal mare Atlantico. Allora infatti quel mare era navigabile: davanti alla bocca che voi, come dite, chiamate Colonne di Eracle, c'era un'isola. E l'isola era più grande della Libia e dell'Asia messe insieme; da essa chi viaggiava a quel tempo poteva passare alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente che sta di fronte e che circonda quel mare che è davvero tale.» [Timeo 24e-25a]

Due osservazioni. La parola chiave è ὕβρις, hybris, la tracotanza: Atlantide è fin dall'inizio una potenza che oltrepassa la misura. E la «Libia» e l'«Asia» dei Greci non sono i continenti di oggi: la Libia era l'Africa settentrionale conosciuta, l'Asia soprattutto l'Asia Minore e il Vicino Oriente.

Il passo sul «continente che circonda il vero oceano» ha fatto sognare molti lettori moderni, che vi hanno visto un'allusione alle Americhe. È un'interpretazione suggestiva, ma il testo non dice di più.

Un impero dal Nordafrica alla Toscana

ἐν δὲ δὴ τῇ Ἀτλαντίδι νήσῳ ταύτῃ μεγάλη συνέστη καὶ θαυμαστὴ δύναμις βασιλέων, κρατοῦσα μὲν ἁπάσης τῆς νήσου, πολλῶν δὲ ἄλλων νήσων καὶ μερῶν τῆς ἠπείρου· πρὸς δὲ τούτοις ἔτι τῶν ἐντὸς τῇδε Λιβύης μὲν ἦρχον μέχρι πρὸς Αἴγυπτον, τῆς δὲ Εὐρώπης μέχρι Τυρρηνίας.

«In quest'isola di Atlantide si formò una potenza di re grande e meravigliosa, che dominava su tutta l'isola, su molte altre isole e su parti del continente; inoltre, di qua dallo stretto, regnavano sulla Libia fino all'Egitto e sull'Europa fino alla Tirrenia.» [Timeo 25a-b]

La Tirrenia è l'Etruria, l'attuale Italia centrale. Atlantide avrebbe quindi dominato metà del Mediterraneo occidentale. Atene, guidando i Greci e poi rimasta sola, avrebbe sconfitto l'invasore e liberato i popoli che vivevano «entro le Colonne d'Ercole».

Un giorno e una notte terribili

Poi la catastrofe, in poche righe che sono forse le più famose di tutta la vicenda:

ὑστέρῳ δὲ χρόνῳ σεισμῶν ἐξαισίων καὶ κατακλυσμῶν γενομένων, μιᾶς ἡμέρας καὶ νυκτὸς χαλεπῆς ἐπελθούσης, τό τε παρʼ ὑμῖν μάχιμον πᾶν ἁθρόον ἔδυ κατὰ γῆς, ἥ τε Ἀτλαντὶς νῆσος ὡσαύτως κατὰ τῆς θαλάττης δῦσα ἠφανίσθη· διὸ καὶ νῦν ἄπορον καὶ ἀδιερεύνητον γέγονεν τοὐκεῖ πέλαγος, πηλοῦ κάρτα βραχέος ἐμποδὼν ὄντος, ὃν ἡ νῆσος ἱζομένη παρέσχετο.

«In un tempo successivo, avvenuti terremoti e diluvi straordinari, sopraggiunti un solo giorno e una sola notte terribili, tutto il vostro esercito sprofondò in massa sotto terra, e l'isola di Atlantide allo stesso modo scomparve, inabissandosi nel mare. Per questo ancora oggi quel mare è impraticabile e inesplorabile, perché vi si oppone un fango molto basso, che l'isola produsse sprofondando.» [Timeo 25c-d]

Va notato un particolare spesso dimenticato: nella catastrofe non scompare solo Atlantide. Anche l'esercito ateniese viene inghiottito dalla terra. Il racconto è simmetrico: entrambe le potenze vengono cancellate.

Dal mito alla verità

Subito dopo, Crizia dice una cosa che gli scettici considerano decisiva:

τοὺς δὲ πολίτας καὶ τὴν πόλιν ἣν χθὲς ἡμῖν ὡς ἐν μύθῳ διῄεισθα σύ, νῦν μετενεγκόντες ἐπὶ τἀληθὲς δεῦρο θήσομεν ὡς ἐκείνην τήνδε οὖσαν...

«E i cittadini e la città che ieri tu ci descrivevi come in un mito, ora li trasferiremo qui nella realtà, come se quella città fosse questa...» [Timeo 26c-d]

E Socrate risponde con entusiasmo che il vantaggio più grande della storia è proprio questo:

τό τε μὴ πλασθέντα μῦθον ἀλλʼ ἀληθινὸν λόγον εἶναι πάμμεγά που.

«...e il fatto che non sia un mito inventato ma un racconto vero è, credo, un vantaggio enorme.» [Timeo 26e]

Lo stesso passo si presta a due letture opposte. Per i possibilisti, Platone dice per l'ennesima volta che la storia è vera. Per gli scettici, Crizia sta ammettendo il meccanismo letterario: prendere la città ideale della Repubblica e «travestirla» da storia antica.


Il racconto nel Crizia: la descrizione di Atlantide

I nomi tradotti da Solone

Prima di descrivere l'isola, Crizia risolve un problema che il lettore attento avrebbe notato: perché dei re «barbari» hanno nomi greci?

Σόλων, ἅτʼ ἐπινοῶν εἰς τὴν αὑτοῦ ποίησιν καταχρήσασθαι τῷ λόγῳ, διαπυνθανόμενος τὴν τῶν ὀνομάτων δύναμιν, ηὗρεν τούς τε Αἰγυπτίους τοὺς πρώτους ἐκείνους αὐτὰ γραψαμένους εἰς τὴν αὑτῶν φωνὴν μετενηνοχότας, αὐτός τε αὖ πάλιν ἑκάστου τὴν διάνοιαν ὀνόματος ἀναλαμβάνων εἰς τὴν ἡμετέραν ἄγων φωνὴν ἀπεγράφετο.

«Solone, che intendeva servirsi del racconto per la propria poesia, informandosi sul significato dei nomi, scoprì che gli Egiziani, i primi a metterli per iscritto, li avevano tradotti nella loro lingua; e lui a sua volta, ricavando il senso di ciascun nome, lo trascriveva volgendolo nella nostra lingua.» [Crizia 113a]

Poseidone, Clito e gli anelli

L'isola toccò in sorte a Poseidone. Al centro di una grande pianura, vicino al mare, c'era un piccolo colle abitato da Evenore, uno degli uomini nati dalla terra, e da sua moglie Leucippe. La loro unica figlia, Clito, rimase orfana; Poseidone se ne innamorò e, per proteggerla, trasformò il colle in una fortezza:

...θαλάττης γῆς τε ἐναλλὰξ ἐλάττους μείζους τε περὶ ἀλλήλους ποιῶν τροχούς, δύο μὲν γῆς, θαλάττης δὲ τρεῖς οἷον τορνεύων ἐκ μέσης τῆς νήσου, πάντῃ ἴσον ἀφεστῶτας, ὥστε ἄβατον ἀνθρώποις εἶναι· πλοῖα γὰρ καὶ τὸ πλεῖν οὔπω τότε ἦν.

«...facendo attorno ad esso anelli alternati di mare e di terra, più piccoli e più grandi, due di terra e tre di mare, come tracciati al tornio a partire dal centro dell'isola, ovunque equidistanti, così che fosse inaccessibile agli uomini: navi e navigazione, allora, non esistevano ancora.» [Crizia 113d-e]

Al centro il dio fece sgorgare due sorgenti, una calda e una fredda.

Dieci re e il nome dell'oceano

Poseidone ebbe da Clito cinque coppie di gemelli maschi e divise l'isola in dieci parti. Il primogenito ebbe la parte migliore e il titolo di re:

...τῷ μὲν πρεσβυτάτῳ καὶ βασιλεῖ τοῦτο οὗ δὴ καὶ πᾶσα ἡ νῆσος τό τε πέλαγος ἔσχεν ἐπωνυμίαν, Ἀτλαντικὸν λεχθέν, ὅτι τοὔνομʼ ἦν τῷ πρώτῳ βασιλεύσαντι τότε Ἄτλας.

«...al più anziano, che era re, diede il nome da cui presero il loro sia l'intera isola sia il mare, detto Atlantico, perché il primo che regnò allora si chiamava Atlante.» [Crizia 114a-b]

Il suo gemello ricevette l'estremità dell'isola verso le Colonne d'Ercole, di fronte alla regione che ai tempi di Platone si chiamava Gadirica, l'area di Cadice: in greco si chiamava Eumelo, nella lingua locale Gadiro.

Coppia Primo nato Secondo nato
1 Atlante Eumelo (Gadiro)
2 Anfere Evemone
3 Mneseo Autoctono
4 Elasippo Mestore
5 Azae Diaprepe

L'oricalco

Tra le ricchezze dell'isola, Platone cita un metallo misterioso:

...καὶ τὸ νῦν ὀνομαζόμενον μόνον—τότε δὲ πλέον ὀνόματος ἦν τὸ γένος ἐκ γῆς ὀρυττόμενον ὀρειχάλκου κατὰ τόπους πολλοὺς τῆς νήσου, πλὴν χρυσοῦ τιμιώτατον ἐν τοῖς τότε ὄν...

«...e quello che oggi è soltanto un nome, ma allora era più di un nome: la specie dell'oricalco, che si estraeva dalla terra in molti luoghi dell'isola e che, dopo l'oro, era il metallo più prezioso tra quelli di allora...» [Crizia 114e]

Mura di bronzo, stagno e oricalco

La descrizione della città è minuziosa. L'isola centrale aveva un diametro di cinque stadi, circa novecento metri. Le pietre per costruirla venivano tagliate sul posto:

...τὸν μὲν λευκόν, τὸν δὲ μέλανα, τὸν δὲ ἐρυθρὸν ὄντα...

«...una bianca, una nera, una rossa...» [Crizia 116a-b]

E le mura degli anelli erano rivestite di metalli diversi:

καὶ τοῦ μὲν περὶ τὸν ἐξωτάτω τροχὸν τείχους χαλκῷ περιελάμβανον πάντα τὸν περίδρομον, οἷον ἀλοιφῇ προσχρώμενοι, τοῦ δʼ ἐντὸς καττιτέρῳ περιέτηκον, τὸν δὲ περὶ αὐτὴν τὴν ἀκρόπολιν ὀρειχάλκῳ μαρμαρυγὰς ἔχοντι πυρώδεις.

«E il muro intorno all'anello più esterno lo rivestirono di bronzo per tutto il suo giro, usandolo come un intonaco; quello interno lo ricoprirono di stagno fuso; e quello attorno all'acropoli stessa di oricalco, che mandava bagliori di fuoco.» [Crizia 116b-c]

Il tempio di Poseidone era lungo uno stadio, rivestito d'argento all'esterno con acroteri d'oro; all'interno un soffitto d'avorio decorato d'oro, d'argento e d'oricalco, e una statua d'oro del dio su un carro trainato da sei cavalli alati, così grande da toccare il soffitto, circondata da cento Nereidi sui delfini [Crizia 116d-e]. Platone aggiunge un aggettivo interessante: il tempio aveva un aspetto «barbarico», βαρβαρικόν, cioè non greco.

Una pianura immensa

Attorno alla città si estendeva una pianura rettangolare:

...λεῖον καὶ ὁμαλές, πρόμηκες δὲ πᾶν, ἐπὶ μὲν θάτερα τρισχιλίων σταδίων, κατὰ δὲ μέσον ἀπὸ θαλάττης ἄνω δισχιλίων.

«...liscia e uniforme, tutta di forma allungata: da un lato tremila stadi, e al centro, dal mare verso l'interno, duemila.» [Crizia 118a]

Con uno stadio di circa 180 metri, sono circa 540 per 360 chilometri: una pianura grande come metà dell'Italia.

La decadenza e la punizione

Per molte generazioni i re di Atlantide vissero nella virtù, consapevoli che la ricchezza cresce con l'amicizia e la virtù comune e si perde quando la si insegue per se stessa. Poi qualcosa cambiò:

ἐπεὶ δʼ ἡ τοῦ θεοῦ μὲν μοῖρα ἐξίτηλος ἐγίγνετο ἐν αὐτοῖς πολλῷ τῷ θνητῷ καὶ πολλάκις ἀνακεραννυμένη, τὸ δὲ ἀνθρώπινον ἦθος ἐπεκράτει, τότε ἤδη τὰ παρόντα φέρειν ἀδυνατοῦντες ἠσχημόνουν...

«Ma quando la parte divina che era in loro andò affievolendosi, mescolata molte volte e con molto elemento mortale, e prevalse l'indole umana, allora, non riuscendo più a sopportare la loro prosperità, persero ogni decoro...» [Crizia 121a-b]

Agli occhi di chi non sapeva vedere, sembravano più felici che mai, «colmi di avidità ingiusta e di potere». Zeus decide allora di punirli:

θεὸς δὲ ὁ θεῶν Ζεὺς ἐν νόμοις βασιλεύων, ἅτε δυνάμενος καθορᾶν τὰ τοιαῦτα, ἐννοήσας γένος ἐπιεικὲς ἀθλίως διατιθέμενον, δίκην αὐτοῖς ἐπιθεῖναι βουληθείς, ἵνα γένοιντο ἐμμελέστεροι σωφρονισθέντες, συνήγειρεν θεοὺς πάντας εἰς τὴν τιμιωτάτην αὐτῶν οἴκησιν [...] καὶ συναγείρας εἶπεν—

«E il dio degli dèi, Zeus, che regna secondo le leggi, potendo scorgere queste cose, vedendo una stirpe nobile ridotta in uno stato miserabile e volendo infliggere loro una punizione, perché tornati alla saggezza diventassero più misurati, radunò tutti gli dèi nella loro dimora più venerabile [...] e, radunatili, disse...» [Crizia 121b-c]

E qui il Crizia si interrompe. A metà di una frase. Non sapremo mai che cosa disse Zeus.


Le date: perché il 9600 a.C. è il punto più delicato

Elemento Cosa dice Platone Cosa dice l'archeologia
Guerra Atene-Atlantide 9'000 anni prima di Solone, circa 9600 a.C. In quell'epoca non esistevano città, eserciti organizzati, flotte né metallurgia in nessuna parte del mondo
Fondazione di Sais 8'000 anni prima di Solone Lo Stato egiziano unificato nasce intorno al 3100 a.C.
Atene «di novemila anni fa» Una città con leggi, classi sociali e un esercito Le tracce più antiche di insediamento sull'Acropoli sono di molti millenni più recenti
Metalli Bronzo, stagno, oricalco, oro, argento La metallurgia del bronzo inizia nel Vicino Oriente millenni dopo

Qui i possibilisti propongono alcune strade:

  • L'errore di un fattore dieci. Il sismologo greco Angelos Galanopoulos, negli anni Sessanta, ipotizzò che nella trasmissione delle cifre i «9'000 anni» fossero in realtà 900: la catastrofe cadrebbe allora nell'età del bronzo, compatibile con l'eruzione di Thera. È un'ipotesi ingegnosa, ma non ha alcun appoggio nel testo.
  • La fine dell'era glaciale. Il 9600 a.C. coincide in modo notevole con la fine del Dryas recente, un brusco periodo freddo, e con una fase di rapido innalzamento del livello del mare. Dopo l'ultimo massimo glaciale il mare è salito di circa 120 metri, sommergendo vaste pianure costiere in tutto il mondo. Ricordi di terre perdute sotto il mare potrebbero essere sopravvissuti nelle tradizioni orali.
  • Göbekli Tepe. Il santuario monumentale scoperto in Turchia, datato a partire dal X millennio a.C., ha dimostrato che gruppi umani di quell'epoca erano capaci di costruzioni imponenti. Ma erano cacciatori-raccoglitori: niente metalli, niente flotte, niente imperi.

Va detto con onestà: nessuna di queste strade salva il racconto così com'è. Al massimo, rende plausibile che un nucleo di memoria di catastrofi reali sia confluito in una storia molto più tarda.


Che cosa dicevano gli antichi

Autore Epoca Posizione
Erodoto V sec. a.C. Visitò l'Egitto e Sais, parlò con i sacerdoti, ma non menziona Atlantide. Chiama però già «Atlantide» il mare oltre le Colonne d'Ercole e parla di un popolo detto degli Atlanti, in Libia, presso il monte Atlante
Crantore IV-III sec. a.C. Primo commentatore del Timeo. Secondo quanto riferisce molto più tardi Proclo, considerava il racconto storia vera
Posidonio II-I sec. a.C. Secondo Strabone, riteneva possibile che non fosse un'invenzione
Strabone I sec. a.C. - I sec. d.C. Riporta l'opinione di Posidonio
Plinio il Vecchio I sec. d.C. Cita Atlantide tra le terre inghiottite dal mare, riferendosi a Platone
Proclo V sec. d.C. Nel suo commento al Timeo discute le interpretazioni storiche e allegoriche

Il passo di Strabone merita di essere letto nell'originale, perché contiene una frase spesso attribuita in modo impreciso ad Aristotele:

πρὸς ὃ καὶ τὸ τοῦ Πλάτωνος εὖ παρατίθησιν, ὅτι ἐνδέχεται καὶ μὴ πλάσμα εἶναι τὸ περὶ τῆς νήσου τῆς Ἀτλαντίδος [...] καὶ τοῦτο οἴεται βέλτιον εἶναι λέγειν ἢ διότι ὁ πλάσας αὐτὴν ἠφάνισεν, ὡς ὁ ποιητὴς τὸ τῶν Ἀχαιῶν τεῖχος.

«A questo proposito [Posidonio] cita giustamente anche il passo di Platone, osservando che è possibile che il racconto sull'isola di Atlantide non sia un'invenzione [...]; e ritiene che sia meglio dire questo piuttosto che dire che chi l'ha inventata l'ha fatta sparire, come il poeta fece con il muro degli Achei.» [Strabone, Geografia 2.3.6]

La battuta «chi l'ha inventata l'ha fatta sparire» viene spesso citata come giudizio di Aristotele su Atlantide. In realtà, nel testo di Strabone, l'attribuzione esplicita ad Aristotele riguarda il muro degli Achei dell'Iliade [Geografia 13.1.36]. Che Aristotele l'abbia detta anche di Atlantide è un'ipotesi dei moderni, non un fatto documentato. Un piccolo esempio di come una citazione, a forza di essere ripetuta, cambi oggetto.


Le ipotesi di localizzazione

Negli ultimi due secoli Atlantide è stata collocata quasi ovunque. Ecco le ipotesi principali, con i punti di forza e i limiti.

Ipotesi Chi l'ha proposta Punti a favore Punti critici
Thera (Santorini) e la civiltà minoica Spyridon Marinatos (1939), poi Angelos Galanopoulos Una civiltà marinara ricca e raffinata; un'eruzione catastrofica nell'età del bronzo; un'isola ad anelli; pietre vulcaniche bianche, nere e rosse; gli scavi di Akrotiri hanno rivelato una città sepolta Si trova dentro il Mediterraneo, non oltre Gibilterra; date e dimensioni non corrispondono senza correggere il testo; la civiltà minoica non scomparve subito dopo l'eruzione
Helike Proposta tra gli altri da Adalberto Giovannini Città greca sommersa da un terremoto e da un maremoto nel 373 a.C., durante la vita di Platone; legata al culto di Poseidone; individuata dagli archeologi nel 2001 Era una città greca, non un impero; può aver ispirato il finale, non l'intera storia
Banco di Spartel Jacques Collina-Girard (2001) Un'isola davanti allo stretto di Gibilterra, sommersa dall'innalzamento del mare alla fine dell'era glaciale Era piccola e, secondo studi successivi, all'epoca indicata da Platone sarebbe stata già molto ridotta o sommersa
Tartesso e il parco di Doñana Werner Wickboldt e Rainer Kühne (2004), poi altri La civiltà di Tartesso, nell'Andalusia atlantica, vicino a Cadice, è reale e ricca di metalli; strutture rettangolari e circolari viste da satellite Tartesso è molto più recente; le forme viste da satellite non sono state confermate come strutture artificiali compatibili
Sardegna Sergio Frau (2002) Spostando le Colonne d'Ercole al canale di Sicilia, la Sardegna nuragica diventa «oltre le Colonne»; possibili alluvioni catastrofiche Lo spostamento delle Colonne è contestato dalla maggior parte degli storici
Troia Eberhard Zangger (1992) Una potenza dell'età del bronzo, una grande guerra, una pianura Troia non è un'isola e non è sprofondata
Azzorre e Atlantico centrale Tradizione moderna, Ignatius Donnelly (1882) Corrisponde alla geografia di Platone La geologia esclude un continente sprofondato: la dorsale medio-atlantica è una zona dove la crosta si forma, non dove sprofonda
Antartide Rand e Rose Flem-Ath (1995) Ipotesi di uno spostamento della crosta terrestre La teoria dello spostamento rapido della crosta non è accettata dai geologi
Bimini (Bahamas) Seguaci di Edgar Cayce, dopo il 1968 Una «strada» di blocchi sommersi I geologi la interpretano come una formazione naturale di roccia di spiaggia
Struttura di Richat (Mauritania) Ipotesi diffusa online Una struttura ad anelli concentrici di circa 40 km È una formazione geologica naturale, un antico duomo eroso, nel deserto

Gli argomenti degli scettici

La maggior parte degli storici e dei filologi considera Atlantide un'invenzione di Platone. Gli argomenti principali:

  1. Nessuna fonte indipendente. Il silenzio delle fonti precedenti è totale. Nei frammenti di Solone giunti fino a noi l'isola non compare, e lo stesso vale per Erodoto, che a Sais ci era stato davvero e con i sacerdoti aveva parlato a lungo.
  2. La funzione filosofica. Il racconto serve esattamente a ciò che Crizia dichiara: mostrare la città ideale della Repubblica in guerra. Atene incarna la virtù, Atlantide la hybris di una potenza marittima ricca e arrogante.
  3. Il riflesso dell'attualità. Molti studiosi, tra cui Pierre Vidal-Naquet, hanno visto in Atlantide un ritratto dell'Atene imperialista del V secolo: una potenza navale arrogante, finita male con l'avventura siracusana del 415-413 a.C. Altri vi hanno riconosciuto la Persia che aveva invaso la Grecia. Un'Atene antica e virtuosa che sconfigge un impero marittimo è una lezione rivolta all'Atene contemporanea di Platone.
  4. Le date impossibili. Nel 9600 a.C. non esisteva nulla di simile a ciò che Platone descrive.
  5. La geologia. Nell'Atlantico non c'è traccia di un'isola-continente sprofondata in tempi storici.
  6. Gli espedienti narrativi. I nomi greci «tradotti da Solone», gli appunti che esisterebbero ma non vengono mostrati, la memoria infallibile di un bambino: sono i classici strumenti con cui un autore rende credibile una finzione.
  7. Platone e i miti. Platone usa spesso miti costruiti da lui, come quello di Er nella Repubblica o quello della caverna. Atlantide sarebbe uno di questi.

Gli argomenti dei possibilisti

Gli argomenti di chi, come me, non esclude un fondo di verità:

  1. L'insistenza sulla verità. Platone fa ripetere più volte che il racconto è vero e, a differenza di altri suoi miti, lo inserisce in una catena di trasmissione precisa, con nomi di persone reali.
  2. Dettagli «inutili». Le due sorgenti calde e fredde, le pietre bianche, nere e rosse, il tempio dall'aspetto «barbarico», l'estremità dell'isola davanti a Cadice: dettagli che non servono alla lezione morale e che un autore inventore non avrebbe avuto bisogno di aggiungere.
  3. Dettagli corretti. Sais e la dea Neith sono reali; le tradizioni egiziane erano davvero antichissime; i sacerdoti egiziani godevano presso i Greci di fama di custodi della memoria più remota.
  4. Le catastrofi sono reali. L'eruzione di Thera, la sommersione di Helike nel 373 a.C., le pianure costiere sommerse alla fine dell'era glaciale: il Mediterraneo antico ha conosciuto davvero città e terre inghiottite dal mare. L'idea del sacerdote di Sais, che le civiltà possano essere cancellate da catastrofi naturali e dimenticate, è perfettamente ragionevole.
  5. L'oricalco esisteva. La parola compare già in testi greci arcaici, e nel 2015, al largo di Gela, in Sicilia, è stato recuperato da un relitto del VI secolo a.C. un carico di 39 lingotti di una lega di rame e zinco che gli archeologi hanno associato all'oricalco degli antichi, come riportò la rivista Archaeology. Questo non prova nulla su Atlantide, ma mostra che il metallo «leggendario» aveva una base reale.
  6. La storia antica si riscrive. Troia fu considerata una leggenda finché non venne scavata; Göbekli Tepe ha anticipato di millenni l'architettura monumentale. Escludere a priori è un errore di metodo quanto credere a tutto.

Atlantide dopo Platone: da Bacone ai nazisti

Epoca Chi Che cosa
1627 Francis Bacon Nuova Atlantide: un'utopia scientifica
1665 Athanasius Kircher Nel Mundus subterraneus disegna una celebre mappa di Atlantide nell'Atlantico, con il sud in alto
1679 Olof Rudbeck Sostiene che Atlantide fosse la Svezia
1870 Jules Verne In Ventimila leghe sotto i mari il capitano Nemo mostra al professor Aronnax le rovine di Atlantide
1882 Ignatius Donnelly Atlantis: The Antediluvian World, il libro che fonda l'«atlantologia» moderna
Fine Ottocento Helena Blavatsky e la teosofia Atlantide diventa la sede di una «razza radice» spirituale
Anni Trenta Ideologi nazisti Atlantide viene piegata alle teorie razziali sulla presunta origine nordica degli «ariani»
Dal 1968 Seguaci di Edgar Cayce Attesa della «riemersione» di Atlantide presso Bimini

È un capitolo che dice molto su di noi: ogni epoca ha trovato in Atlantide ciò che cercava. Un'utopia, una patria perduta, un'origine nobile, una profezia. È anche un monito: le stesse pagine di Platone sono state usate per scopi del tutto estranei, e talvolta pericolosi.


Miti e fatti

Mito Fatto
«Atlantide è citata in molti testi antichi» Ogni autore antico che la nomina dipende da Platone; non esiste una tradizione indipendente più antica
«Aristotele disse che Platone l'aveva inventata» La frase riportata da Strabone riguarda, esplicitamente, il muro degli Achei; l'applicazione ad Atlantide è un'ipotesi moderna
«Platone colloca Atlantide nel Mediterraneo» No: la colloca oltre le Colonne d'Ercole, nell'Atlantico; le ipotesi mediterranee richiedono di reinterpretare il testo
«Atlantide era una civiltà tecnologica avanzata» Platone descrive una società di re, templi, canali, metalli e navi, non macchine o energie misteriose
«Nella catastrofe scomparve solo Atlantide» Secondo Platone scomparve anche l'esercito ateniese, inghiottito dalla terra
«Il Crizia racconta tutta la storia» Il dialogo si interrompe prima della guerra e prima del discorso di Zeus
«È stata trovata» Nessuna delle ipotesi ha prove archeologiche condivise dalla comunità scientifica

La mia posizione

Dopo aver riletto Platone riga per riga, la mia posizione resta quella dell'inizio: sono possibilista, ma con criteri precisi.

Non credo che sia esistito, nel 9600 a.C., un impero con mura di oricalco e flotte capaci di attaccare Atene. Il testo, le date e l'archeologia non lo permettono.

Credo invece possibile, e in parte probabile, che Platone abbia costruito la sua storia su materiali reali: il ricordo di catastrofi che avevano davvero cancellato città e terre, notizie sui mari e sulle terre oltre Gibilterra raccolte da mercanti e navigatori, tradizioni egiziane sull'antichità del mondo, forse proprio la sommersione di Helike, avvenuta quando lui era già adulto. Su questa base avrebbe innestato la sua lezione filosofica.

In altre parole: Atlantide come la descrive Platone probabilmente non è esistita. Ma qualcosa di ciò che ha ispirato Atlantide, quasi certamente, sì. E finché il fondo del mare e le coste sommerse non saranno esplorati del tutto, un margine di dubbio onesto resta.

È lo stesso approccio che ho usato per altre grandi leggende, dalla papessa Giovanna ai vampiri: partire dalle fonti, separare ciò che è documentato da ciò che è stato aggiunto dopo, e lasciare aperte le domande che le prove non chiudono.


In breve

Domanda Risposta
Chi parla per primo di Atlantide? Platone, nel Timeo e nel Crizia, verso la metà del IV secolo a.C.
Dove si trovava secondo Platone? Oltre le Colonne d'Ercole, nell'Atlantico
Quando? Novemila anni prima di Solone, intorno al 9600 a.C.
Come scomparve? In un giorno e una notte, per terremoti e diluvi
Ci sono prove archeologiche? No, non di Atlantide come la descrive Platone
C'è qualcosa di vero? Forse un nucleo di memoria di catastrofi reali, come Thera, Helike o le terre sommerse dopo l'era glaciale

Fonti principali: Platone, Timeo (17a-27b) e Crizia*, testo greco a cura di J. Burnet (Oxford, 1902), edizione digitale del progetto Perseus; Strabone,* Geografia 2.3.6 e 13.1.36; Erodoto, Storie 1.202 e 4.184; Proclo, Commento al Timeo*; P. Vidal-Naquet,* L'Atlantide. Petite histoire d'un mythe platonicien (2005); S. Marinatos, «The Volcanic Destruction of Minoan Crete», Antiquity (1939); D. Katsonopoulou e S. Soter, Helike Project; Archaeology Magazine (2015), sui lingotti di Gela. Traduzioni dal greco dell'autore.

Domande frequenti

Dove si parla per la prima volta di Atlantide?

In due dialoghi di Platone, il Timeo e il Crizia, scritti intorno alla metà del IV secolo a.C. Non esiste nessuna fonte precedente che parli di Atlantide: tutti gli autori successivi dipendono, direttamente o indirettamente, da Platone.

Secondo Platone, dove si trovava Atlantide?

Oltre le Colonne d'Ercole, cioè oltre lo stretto di Gibilterra, nell'Oceano Atlantico. Platone la descrive come un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, dalla quale si poteva passare ad altre isole e da queste a un continente che circondava il vero oceano.

Quando sarebbe sprofondata Atlantide?

Secondo il racconto, la guerra tra Atene e Atlantide avvenne novemila anni prima del viaggio di Solone in Egitto, cioè intorno al 9600 a.C. In seguito, in un solo giorno e una sola notte, terremoti e inondazioni fecero sprofondare l'isola nel mare.

Atlantide è esistita davvero?

Non ci sono prove archeologiche o geologiche di un'isola-continente nell'Atlantico né di una civiltà avanzata nel 9600 a.C. La maggior parte degli studiosi considera Atlantide un'invenzione filosofica di Platone. Alcuni ritengono però possibile che il racconto conservi il ricordo di catastrofi reali, come l'eruzione di Thera o la distruzione di Helike.

Che cos'è l'oricalco di Atlantide?

Platone lo descrive come un metallo estratto in molti luoghi dell'isola, secondo per valore solo all'oro e ai suoi tempi ormai noto solo di nome. La parola compare già in testi greci più antichi. Nel 2015 al largo di Gela sono stati recuperati lingotti di una lega di rame e zinco che gli archeologi hanno associato all'oricalco, ma questo non dice nulla sull'esistenza di Atlantide.

Perché il Crizia si interrompe a metà?

Il Crizia si chiude a metà di una frase: Zeus riunisce gli dèi per punire gli Atlantidei e «radunatili, disse...». Non sappiamo se Platone abbia abbandonato il dialogo, se sia morto prima di finirlo o se la parte finale sia andata perduta.

Indirizzo

Via Dante Alighieri 5, 6830 Chiasso (Svizzera)

Orari

Lun–Ven, 9:00–19:00 · reperibilità urgenze 24/7

Riservatezza

Ogni richiesta è trattata con la massima confidenzialità, senza eccezioni.

Scriveteci una email
info@minerva.agency Scrivi a info@minerva.agency

Per la massima riservatezza vi invitiamo a scriverci da una casella Proton Mail: le comunicazioni tra indirizzi Proton sono cifrate end-to-end, senza che nessuno — nemmeno il fornitore — possa leggerne il contenuto. Aprirne una è gratuito. proton.me

Niente moduli di contatto, niente dati che transitano su server intermedi: ci scrivete direttamente voi, dal vostro client di posta.