La papessa Giovanna è esistita? Le fonti, la leggenda, la sedia forata e la carta dei tarocchi
Se un cliente mi portasse un documento scritto quattrocento anni dopo i fatti che racconta, senza una sola fonte contemporanea a sostegno, la mia prima domanda sarebbe semplice: da dove l'ha preso chi l'ha scritto?
È la domanda giusta anche per la papessa Giovanna, una delle storie più longeve e più amate del Medioevo europeo. Una donna travestita da uomo, colta e brillante, che sale tutti i gradini della carriera ecclesiastica fino al trono di Pietro, e che viene scoperta nel modo più clamoroso possibile: partorendo per strada, durante una processione solenne.
Per secoli molti l'hanno considerata un fatto storico. Ci credevano cronisti e predicatori, la citarono i protestanti contro Roma, e per un certo periodo il suo busto si trovava, con tanto di iscrizione, tra quelli dei papi nel Duomo di Siena.
Vediamo che cosa reggono le fonti.
La storia, come la raccontavano
La versione che si impose in Europa, in sintesi, è questa.
Un giovane di origine inglese, nato o cresciuto a Magonza, studia ad Atene e arriva a Roma, dove si distingue per cultura e intelligenza. Diventa notaio della Curia, poi cardinale, infine viene eletto papa con il nome di Giovanni. Ma il giovane è in realtà una donna, che si è travestita da uomo per seguire un amante e poter studiare.
Il pontificato dura due anni, sette mesi e quattro giorni. Poi la papessa rimane incinta. Durante una processione dal Vaticano al Laterano, in una strada stretta tra il Colosseo e la chiesa di San Clemente, viene colta dalle doglie e partorisce davanti alla folla. Secondo alcune versioni muore sul colpo, secondo altre viene uccisa o rinchiusa in un convento. Da quel giorno, si diceva, i papi evitano quella strada.
Una storia perfetta: c'è l'inganno, la scalata, la caduta, la punizione. Anche troppo perfetta.
Primo controllo: quando nasce il racconto
In un'indagine la cronologia delle fonti è la prima cosa da ricostruire. Ed è qui che la storia comincia a scricchiolare.
| Fonte | Data approssimativa | Che cosa dice |
|---|---|---|
| Fonti del IX secolo (cronache, lettere, il Liber Pontificalis) | IX secolo | Nulla. Nessuna menzione di una papessa |
| Jean de Mailly, frate domenicano, cronaca universale di Metz | Metà del XIII secolo | Prima menzione conosciuta: una donna anonima, diventata papa, scoperta al parto. La colloca attorno al 1099 |
| Stefano di Borbone, domenicano | Circa 1260 | Riprende Jean de Mailly in un'opera destinata ai predicatori |
| Aggiunte alla cronaca di Martino Polono (Martino di Troppau) | Fine del XIII secolo | La versione "canonica": la chiama Giovanni l'Inglese, di Magonza, la colloca dopo Leone IV, cioè attorno all'855, con un regno di oltre due anni |
| Boccaccio, De mulieribus claris | Metà del XIV secolo | La include tra le donne celebri |
| Busto nel Duomo di Siena | Circa 1400 | Un busto con l'iscrizione Johannes VIII, foemina de Anglia tra quelli dei papi |
| Jan Hus al Concilio di Costanza | 1415 | Cita la papessa come argomento nel suo processo; gli avversari contestano le sue conclusioni, non l'esistenza della papessa |
Il punto chiave è questo: tra i fatti e la prima fonte passano circa quattrocento anni. È come se oggi qualcuno scrivesse per la prima volta di un papa del Seicento di cui nessun documento dell'epoca ha mai parlato.
C'è di più. Il racconto compare per la prima volta collocato attorno al 1099, e solo qualche decennio dopo viene spostato all'855. Una data che si sposta di due secoli e mezzo non è il segno di un ricordo che si tramanda: è il segno di una storia che cerca un posto dove stare.
Le interpolazioni: quando qualcuno "aggiorna" un manoscritto
Alcuni sostenitori della papessa citavano fonti più antiche, come il Liber Pontificalis attribuito ad Anastasio Bibliotecario o la cronaca di Mariano Scoto, dell'XI secolo. Ma l'esame dei manoscritti ha mostrato che in quelle opere la papessa compare solo in copie tardive, aggiunta a margine o inserita da mani successive, quasi sempre copiando la cronaca di Martino Polono. I manoscritti più antichi non ne parlano.
Per chi lavora con i documenti è una situazione familiare: un testo autentico, a cui qualcuno ha aggiunto un paragrafo in seguito. Il documento è vero, l'aggiunta no. E finché non si confrontano le diverse copie, l'aggiunta sembra antica quanto il resto.
Secondo controllo: c'è spazio nel calendario?
La versione più diffusa colloca la papessa tra Leone IV, morto il 17 luglio 855, e Benedetto III. Qui entrano in gioco prove più solide delle cronache: le monete e gli atti ufficiali.
- Benedetto III fu eletto subito dopo la morte di Leone IV. La sua consacrazione fu ritardata fino alla fine di settembre dell'855 dal tentativo di un antipapa, Anastasio, di prendere il suo posto. Una vicenda documentata, che non lascia spazio ad altri candidati.
- Esistono monete che portano insieme il nome di Benedetto III e quello dell'imperatore Lotario I, morto il 28 settembre 855. Devono quindi essere state coniate in quelle settimane.
- Un atto del 7 ottobre 855 porta già il nome di Benedetto III, e una lettera dell'arcivescovo Incmaro di Reims mostra Benedetto attivo come papa in quel periodo.
Da collezionista, questo è il passaggio che trovo più convincente. Una cronaca si può aggiungere, correggere, interpolare. Una moneta coniata nell'855 con due nomi sopra è un reperto fisico, difficile da mettere in discussione. Non c'è un buco di due anni e mezzo in cui infilare un pontificato.
E la versione attorno al 1099? Anche lì la successione dei papi, tra Urbano II e Pasquale II, è ben documentata.
C'è un ultimo silenzio eloquente. Fozio, il patriarca di Costantinopoli che nel IX secolo fu uno dei più duri avversari del papato romano e che scrisse moltissimo contro Roma, non accenna mai a una donna sul trono di Pietro. Se fosse successo, sarebbe stato l'argomento polemico perfetto.
Terzo controllo: gli "indizi" materiali
La leggenda resistette a lungo anche perché sembrava appoggiarsi a cose che a Roma si potevano vedere con i propri occhi.
La strada evitata
È vero che a partire dal XIII secolo le processioni papali tra il Vaticano e il Laterano non percorrevano la via più diretta, nei pressi di San Clemente. Ma non c'è alcuna prova che quest'abitudine esistesse prima della diffusione della leggenda. La spiegazione più semplice è che la strada fosse stretta e scomoda, e che la leggenda abbia fornito, a posteriori, un motivo più affascinante. Poi, una volta diffusa la storia, l'abitudine potrebbe essersi mantenuta proprio a causa di essa.
La statua e l'iscrizione
Alcuni autori, a partire dall'inizio del Quattrocento, parlano di una statua di una donna con un bambino lungo quella strada, interpretata come il monumento alla papessa. Più probabilmente si trattava di una statua antica, forse di una divinità pagana, reinterpretata secondo la leggenda. Jean de Mailly cita anche un'iscrizione, Petre, Pater Patrum, Papisse Prodito Partum, un gioco di parole costruito su una serie di "P" che sembra nato più per essere ricordato che per essere inciso.
La sedia forata
Ed eccoci all'elemento più famoso, e più frainteso.
Nel Laterano si conservavano sedili di porfido con un'apertura nella seduta, probabilmente di epoca romana: forse sedili da bagno termale, forse sedie usate per il parto. Nel Medioevo facevano parte del rituale di insediamento del nuovo papa, che vi si sedeva in un momento della cerimonia. Sono documentati per esempio all'insediamento di Pasquale II, nel 1099. Uno di questi sedili si trova oggi nei Musei Vaticani, un altro al Louvre.
Il nome popolare di sedia stercoraria e la storia della "verifica" vennero dopo. Alla fine del Duecento il visionario Roberto di Uzès parla del seggio "dove si dice che il papa venga provato essere un uomo". All'inizio del Quattrocento l'umanista Jacopo d'Angelo riferisce che il popolo credeva che sedersi su quei sedili servisse a dimostrare la virilità del papa. Da qui la celebre formula, duos habet et bene pendentes, "ne ha due, e ben appesi", che gli storici considerano un'invenzione successiva, senza alcun riscontro nei cerimoniali.
La lezione dell'investigatore. Un oggetto reale non prova la storia che gli si costruisce intorno. Le sedie esistevano davvero; la verifica no. È lo stesso errore che si commette davanti a un reperto autentico accompagnato da una didascalia sbagliata, come ho raccontato a proposito delle fotografie dell'attentato di Sarajevo: l'oggetto è vero, l'interpretazione no.
Allora da dove viene la papessa?
Se la papessa non è esistita, resta una domanda interessante: perché qualcuno l'ha inventata, e perché la storia ha avuto tanto successo? Le ipotesi degli storici sono diverse, e non si escludono a vicenda.
| Ipotesi | Argomenti | Valutazione |
|---|---|---|
| Un ricordo deformato del "secolo di ferro" | Nel X secolo alcune donne dell'aristocrazia romana, come Teodora e la figlia Marozia, ebbero un'enorme influenza sulle elezioni papali. Il cronista Liutprando di Cremona ne fece un ritratto scandalistico | Plausibile come sfondo culturale: l'idea di "donne che comandano sul papato" circolava |
| Una satira contro un papa preciso | Già in età moderna si ipotizzò un riferimento a Giovanni XI, a Giovanni XII o a un papa considerato debole e quindi "effeminato" | Possibile, ma nessuna prova diretta |
| Un racconto per prediche | Le prime versioni vengono da frati domenicani, che raccoglievano storie esemplari per i sermoni. La papessa è un perfetto exemplum su orgoglio, inganno e punizione | Molto plausibile: spiega perché la storia compare proprio in quegli ambienti e in quel periodo |
| La confusione nella numerazione dei papi | La serie dei papi di nome Giovanni presenta salti e doppioni: un Giovanni XIV contato due volte, l'assenza di un Giovanni XX | Ha contribuito a creare un "posto vuoto" in cui la leggenda poteva sembrare plausibile |
| Elementi romani reinterpretati | La strada evitata, la statua antica, i sedili forati | Hanno dato alla storia un'apparenza di concretezza |
Con la Riforma protestante la papessa diventò un'arma polemica: la prova, secondo i polemisti, della corruzione di Roma. La reazione cattolica la respinse come calunnia. Il paradosso è che la confutazione più famosa venne da un protestante: lo storico calvinista David Blondel pubblicò a metà del Seicento uno studio in cui dimostrava, documenti alla mano, che la storia non poteva essere vera. Prima di lui l'agostiniano Onofrio Panvinio e il francese Florimond de Raemond avevano già smontato la leggenda con gli strumenti della critica testuale, e più tardi anche Leibniz la respinse. Nel 1601 il busto di Siena fu trasformato in quello di papa Zaccaria.
Nel 2018 lo studioso svizzero Michael Habicht ha proposto di riconoscere il nome della papessa in alcuni monogrammi su monete papali del IX secolo. L'ipotesi è stata contestata da diversi storici, secondo i quali quelle monete appartengono a Giovanni VIII, il papa che regnò tra l'872 e l'882. Allo stato attuale non ha cambiato il consenso.
Una vera "papessa" a Milano, nel 1300
C'è però un capitolo meno noto, e molto più vicino a noi, in cui una donna fu davvero chiamata "papessa".
Nella Milano della fine del Duecento visse Guglielma, una religiosa laica, forse di origine boema, morta intorno al 1281 e sepolta nell'abbazia di Chiaravalle. Attorno alla sua tomba nacque un culto. Una parte dei suoi seguaci, i guglielmiti, arrivò a considerarla un'incarnazione dello Spirito Santo e a credere in una futura Chiesa guidata da donne.
Come guida terrena di questa Chiesa fu riconosciuta Maifreda da Pirovano, monaca dell'ordine degli Umiliati e cugina di Matteo Visconti, signore di Milano. Maifreda celebrava la messa e veniva trattata dai fedeli come una "papessa".
Nel 1300 l'Inquisizione processò una trentina di guglielmiti. Maifreda e altri due seguaci furono condannati e bruciati sul rogo; le ossa di Guglielma furono dissotterrate e bruciate anch'esse. Molto di ciò che sappiamo viene dagli atti dell'Inquisizione, con tutti i limiti di confessioni ottenute in quelle condizioni.
Non fu mai papa della Chiesa di Roma, naturalmente. Ma questa storia milanese ci porta dritti al prossimo capitolo.
La carta dei tarocchi: la Papessa
Chi ha in mano un mazzo di tarocchi tradizionali la conosce: è il secondo arcano maggiore, una donna seduta, con abiti religiosi, una tiara in testa e spesso un libro in mano. Si chiama la Papessa.
Nasce nella Milano dei Visconti
I tarocchi, come gioco di carte, nascono nelle corti dell'Italia settentrionale nella prima metà del Quattrocento. Tra i mazzi più antichi e famosi c'è quello detto Visconti-Sforza, dipinto a mano poco dopo il 1450 per i duchi di Milano e attribuito al pittore Bonifacio Bembo. Le carte superstiti sono oggi divise tra diverse collezioni, in Italia e negli Stati Uniti; la Papessa è tra quelle conservate alla Morgan Library di New York.
Nella carta dei Visconti-Sforza la Papessa indossa un semplice abito monacale, una tiara papale e tiene in mano un libro e una croce. Ed è qui che nasce una delle ipotesi più affascinanti della storia dei tarocchi.
L'ipotesi Maifreda
Nel 1966 la studiosa americana Gertrude Moakley propose che la Papessa dei Visconti rappresentasse proprio Maifreda da Pirovano, la "papessa" dei guglielmiti, parente della famiglia Visconti. Un omaggio di famiglia, o un ricordo segreto di un'antenata eretica, dipinto in un mazzo di carte di lusso.
È un'ipotesi suggestiva, ma ha un punto debole: l'abito della figura non corrisponde a quello degli Umiliati, l'ordine di Maifreda, e ricorda piuttosto quello delle Clarisse. Per questo altri studiosi pensano a una religiosa legata alla corte, o a una figura allegorica.
Che cosa rappresenta, davvero?
| Interpretazione | Argomenti |
|---|---|
| La papessa Giovanna | Nel Quattrocento la leggenda era diffusissima; una donna con la tiara richiamava immediatamente quella storia |
| Maifreda da Pirovano | Il legame con i Visconti e con Milano; l'ipotesi di Moakley |
| Un'allegoria della Fede o della Chiesa | Nella sequenza dei trionfi, la Papessa accompagna il Papa, l'Imperatore e l'Imperatrice: potrebbe rappresentare il potere spirituale accanto a quello temporale, o una virtù |
| Una religiosa reale vicina alla corte | L'abito da Clarissa e il realismo del ritratto |
Probabilmente non lo sapremo mai con certezza, ed è uno dei motivi per cui la carta continua ad affascinare.
Dalla Papessa alla Sacerdotessa
La storia successiva della carta è un piccolo trattato su come le immagini cambiano significato:
- Nei tarocchi di Marsiglia, diffusi in Francia dal Seicento, la carta diventa La Papesse, una figura severa con la tiara e un libro aperto.
- In alcune varianti settecentesche e ottocentesche, in Francia e in Svizzera, la Papessa e il Papa furono sostituiti da Giunone e Giove, forse per evitare figure religiose considerate irrispettose. È il caso del cosiddetto tarocco "1JJ", diffuso in Svizzera nell'Ottocento, il cui nome deriva proprio da Junon e Jupiter.
- Dalla fine del Settecento gli occultisti francesi, a partire da Antoine Court de Gébelin, attribuirono ai tarocchi un'origine egizia, priva di fondamento storico, e lessero nella Papessa la dea Iside.
- Nel 1909 il mazzo inglese disegnato da Pamela Colman Smith su indicazione di Arthur Edward Waite, oggi il più diffuso al mondo, la ribattezza The High Priestess, la Sacerdotessa, simbolo di intuizione e di conoscenza nascosta.
In meno di cinque secoli, una figura nata probabilmente in un contesto di corte milanese, forse legata a una leggenda medievale o a un'eretica bruciata sul rogo, è diventata un simbolo esoterico universale. Le immagini, come le storie, sopravvivono cambiando pelle.
In sintesi
| Domanda | Risposta basata sulle fonti |
|---|---|
| La papessa Giovanna è esistita? | Quasi certamente no |
| Perché? | Nessuna fonte del IX secolo ne parla; la prima menzione è del XIII secolo; monete e documenti dell'855 non lasciano spazio a un pontificato di due anni |
| Da dove nasce la storia? | Probabilmente da racconti esemplari per le prediche, su uno sfondo di ricordi deformati e di elementi romani reinterpretati |
| La sedia forata esisteva? | Sì, ma la "verifica" della virilità del papa è una leggenda nata dopo |
| La strada evitata? | Abitudine documentata dal XIII secolo, probabilmente spiegata a posteriori dalla leggenda |
| C'è mai stata una "papessa" reale? | Maifreda da Pirovano, guida dei guglielmiti milanesi, bruciata nel 1300; mai riconosciuta dalla Chiesa |
| La Papessa dei tarocchi è Giovanna? | Forse; ma potrebbe essere Maifreda, un'allegoria o una religiosa vicina ai Visconti |
La papessa Giovanna non ha mai seduto sul trono di Pietro. Ma ha avuto una vita lunghissima: nelle prediche medievali, nelle polemiche della Riforma, nel marmo di Siena, sulle carte da gioco dei duchi di Milano, nei romanzi e nei film del nostro tempo. Per uno storico è un caso esemplare di come nasce, cresce e si difende una leggenda. Per un investigatore è un promemoria utile: una storia raccontata da molti, per molto tempo, non diventa per questo più vera.
Fonti principali: Jean de Mailly, Chronica universalis Mettensis (XIII secolo); aggiunte alla Chronicon pontificum et imperatorum di Martino Polono (fine XIII secolo); G. Boccaccio, De mulieribus claris (XIV secolo); D. Blondel, studio sulla papessa (1647); T. F. X. Noble, "Why Pope Joan?", The Catholic Historical Review (2013); Catholic Encyclopedia (1910), voce sulla papessa, per la cronologia di Benedetto III e le monete con Lotario I; G. Moakley, The Tarot Cards Painted by Bonifacio Bembo for the Visconti-Sforza Family (1966); studi sui guglielmiti e sugli atti del processo inquisitoriale del 1300; ricostruzioni sulla storia dei tarocchi di Tarot Heritage.
Domande frequenti
La papessa Giovanna è esistita davvero?
Secondo la quasi totalità degli storici, no. Nessuna fonte del IX secolo, quando avrebbe regnato, ne parla; il racconto compare solo intorno alla metà del Duecento, circa quattrocento anni dopo. Monete e documenti dell'epoca mostrano inoltre che tra la morte di Leone IV e l'elezione di Benedetto III, nel 855, non ci fu alcun vuoto in cui collocare un pontificato di oltre due anni.
Chi è la prima fonte che parla della papessa?
La prima attestazione conosciuta è nella cronaca universale del domenicano Jean de Mailly, scritta a Metz intorno alla metà del XIII secolo, che colloca la vicenda attorno al 1099 senza dare un nome alla donna. La versione più diffusa è però quella aggiunta, alla fine del Duecento, alla cronaca dei papi e degli imperatori di Martino Polono, che la chiama Giovanni l'Inglese e la colloca dopo Leone IV.
Che cos'era la sedia stercoraria?
Era il nome popolare di sedili forati in porfido, di origine antica, usati nelle cerimonie di insediamento dei papi al Laterano nel Medioevo. Dalla fine del Duecento si diffuse la voce che servissero a verificare che il nuovo papa fosse un uomo. Gli storici considerano questa verifica una leggenda nata proprio dal racconto della papessa.
Che cosa rappresenta la carta della Papessa nei tarocchi?
È il secondo arcano maggiore dei tarocchi tradizionali: una donna con abiti religiosi e tiara, spesso con un libro. Compare nei mazzi milanesi del Quattrocento, come quello dei Visconti-Sforza, e nei tarocchi di Marsiglia. Nei mazzi esoterici moderni è diventata la Sacerdotessa. Il suo significato originario è discusso: potrebbe richiamare la papessa Giovanna, una figura allegorica della Fede o della Chiesa, oppure una religiosa reale.
È vero che una donna fu eletta papessa a Milano?
Sì, ma in un contesto completamente diverso. Alla fine del Duecento i seguaci di Guglielma, una religiosa morta a Milano intorno al 1281, riconobbero come loro guida con autorità papale la monaca umiliata Maifreda da Pirovano, cugina di Matteo Visconti. Nel 1300 l'Inquisizione la condannò e la fece bruciare sul rogo. Non fu mai papa della Chiesa, ma la sua storia è spesso collegata alla carta della Papessa.
Perché la leggenda della papessa ebbe tanto successo?
Per molte ragioni: era una storia memorabile, adatta alle prediche come esempio morale; offriva un'arma polemica a chi criticava il papato, soprattutto dopo la Riforma; e si appoggiava a elementi reali, come una strada evitata dalle processioni papali e i sedili forati del Laterano, che sembravano confermarla.