Perché in Vietnam i soldati mettevano un preservativo sulla canna dell'M16
Chi ha sfogliato qualche libro fotografico sulla guerra del Vietnam l'ha forse notato: in alcune immagini, sulla punta della canna dei fucili M16 dei soldati americani, c'è qualcosa di strano. Un piccolo cappuccio chiaro, tirato sulla volata. È un preservativo.
Da collezionista e da appassionato di fotografia storica, mi sono chiesto più volte se fosse una leggenda, uno scherzo o una pratica reale. La risposta è che era una pratica reale, nata da un problema serio, in uno dei momenti più difficili della storia del fucile americano.
Il problema: una canna ostruita è pericolosa
Il punto di partenza è semplice, e vale per qualsiasi arma da fuoco: la canna deve essere libera. Se nella canna entra fango, terra, sabbia o un altro corpo estraneo, al momento dello sparo il proiettile incontra un ostacolo. Nel caso peggiore la canna può rigonfiarsi o danneggiarsi, con il rischio di ferire chi spara.
Ora immaginiamo le condizioni del Vietnam:
- piogge monsoniche per mesi;
- risaie, paludi e fiumi da attraversare con l'acqua alla vita o al petto;
- fango ovunque, giungla fitta, terreno che si sbriciola sotto i piedi;
- soldati che si buttano a terra decine di volte al giorno, spesso con il fucile in mano.
In un ambiente così, basta un attimo perché la volata finisca nel fango. E il soldato potrebbe non accorgersene fino al momento in cui deve sparare.
E l'acqua?
Qui serve una precisione. Spesso si legge che il preservativo serviva soprattutto a tenere fuori l'acqua. In parte è vero, ma la questione è più sfumata. Secondo un'analisi pubblicata da The National Interest, il pericolo principale non era l'acqua, che in genere tende a defluire, ma fango, terra e sabbia, che possono restare nella canna e ostruirla.
L'acqua, comunque, non era un problema trascurabile: il celebre manuale a fumetti distribuito ai soldati nel 1968, di cui parlo più avanti, dedicava una sezione proprio a come far defluire l'acqua dal fucile prima di sparare.
Perché proprio un preservativo
La soluzione raccomandata per proteggere la volata era coprirla con del nastro adesivo. Ma nel mezzo della giungla il nastro non sempre c'era. I preservativi, invece, sì: i soldati li ricevevano regolarmente, come parte della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
E come copricanna improvvisato, un preservativo aveva tutte le qualità necessarie:
| Caratteristica | Perché era utile |
|---|---|
| Impermeabile | Teneva fuori acqua, fango e polvere |
| Elastico | Si adattava alla volata e restava in posizione |
| Leggero e piccolo | Non pesava e non ingombrava nello zaino |
| Economico e sempre disponibile | Nessuno doveva chiederlo al magazzino |
| Facile da sostituire | Se si rompeva, se ne metteva un altro |
Gli storici militari James F. Dunnigan e Albert A. Nofi, nel loro libro sulla guerra del Vietnam, scrivono che le truppe americane infilavano preservativi sugli M16 per tutta la durata del conflitto, e che lo si vede in molte fotografie scattate sul campo.
Si poteva sparare attraverso il preservativo?
Secondo i racconti dei veterani, sì: in caso di necessità il proiettile avrebbe semplicemente strappato il lattice, senza bisogno di togliere il cappuccio. È un dettaglio che si ripete spesso. Va detto però che, nelle fonti che ho consultato, non ho trovato prove sperimentali documentate sugli effetti sulla precisione o sul funzionamento dell'arma. Lo riporto quindi come testimonianza, non come fatto verificato.
Il contesto: l'M16 e la sua cattiva fama
L'abitudine del preservativo si capisce meglio sapendo che, nei primi anni della guerra, l'M16 era un fucile di cui molti soldati non si fidavano.
Un fucile nuovo, introdotto in fretta
Il fucile, derivato dall'AR-15 progettato da Eugene Stoner, entrò in servizio nelle unità di fanteria americane in Vietnam a partire dal 1965. Era leggero, moderno, con parti in plastica, tanto che i soldati lo soprannominarono "Mattel 16", come la nota marca di giocattoli. Ma presto arrivarono le segnalazioni di inceppamenti proprio nei momenti in cui serviva di più.
Le cause degli inceppamenti
Le indagini successive individuarono diversi problemi, che si sommavano:
| Problema | Che cosa succedeva |
|---|---|
| Cambio della polvere da sparo | Le munizioni furono caricate con un tipo di polvere diverso da quello per cui il fucile era stato progettato, senza test adeguati. La nuova polvere aumentava la cadenza di tiro e lasciava più residui |
| Camera di cartuccia non cromata | Nel clima umido del Vietnam la camera si corrodeva, e i bossoli restavano incastrati. Molti specialisti considerano questo il problema più grave |
| Mancanza di kit di pulizia | I primi soldati ricevettero il fucile senza kit, senza scovoli per la camera e spesso senza istruzioni |
| Il mito del fucile "autopulente" | Circolava la convinzione che l'M16 non avesse bisogno di essere pulito. Nel fango e nella pioggia del Vietnam era esattamente il contrario |
Nel 1967 un caso divenne pubblico: un deputato americano lesse alla Camera la lettera di un marine che attribuiva molte delle perdite nei combattimenti sulla collina 881 agli inceppamenti degli M16. Lo stesso anno una sottocommissione della Camera dei rappresentanti, presieduta dal deputato Richard Ichord, denunciò gravi errori nella gestione del programma.
Nel giugno 1968 un gruppo di esperti dell'esercito concluse che la mancanza di materiali per la pulizia e di un addestramento adeguato aveva contribuito pesantemente agli alti tassi di malfunzionamento registrati tra la fine del 1966 e l'inizio del 1967.
Le correzioni
L'esercito corse ai ripari:
- la nuova versione M16A1 introdusse la camera cromata e altri miglioramenti, tra cui un dispositivo per spingere manualmente l'otturatore in chiusura;
- furono distribuiti kit di pulizia, alloggiati nel calcio del fucile;
- e nel 1968 arrivò ai soldati uno dei manuali militari più singolari della storia.
Il manuale a fumetti di Will Eisner
Per convincere i soldati a pulire il fucile, l'esercito si rivolse a Will Eisner, uno dei grandi autori del fumetto americano, creatore di The Spirit. Il risultato fu un opuscolo intitolato The M16A1 Rifle: Operation and Preventive Maintenance, pubblicato nel 1968: un manuale tecnico scritto e disegnato come un fumetto, con un linguaggio diretto e pieno di ironia, pensato per essere letto davvero da ragazzi di vent'anni.
Le istruzioni coprivano lo smontaggio, la pulizia, la cura dei caricatori, la soluzione degli inceppamenti e, appunto, come far defluire l'acqua dal fucile prima di sparare. Da collezionista, trovo che sia uno dei documenti più interessanti della guerra: un esempio di come, a volte, la comunicazione conti quanto la tecnica.
Con l'M16A1, la pulizia regolare e l'addestramento, l'affidabilità del fucile migliorò sensibilmente. Le sue evoluzioni restano in servizio ancora oggi.
Un'abitudine più antica del Vietnam
Il preservativo sulla canna non nacque in Vietnam. Alcuni soldati americani lo usavano già nella Seconda guerra mondiale. Alan Archambault, già curatore del Centro di storia militare dell'esercito americano, ha confermato che i preservativi servivano a coprire le canne, ma ha precisato che la pratica non era così diffusa come la rappresenta il cinema.
È un'osservazione utile: le immagini di Hollywood hanno spesso generalizzato un'abitudine reale ma limitata, trasformandola in un cliché.
Gli altri usi del preservativo in guerra
Il preservativo era, per un soldato, un piccolo oggetto multiuso:
- contenitore impermeabile per fiammiferi, documenti, sigarette e piccoli oggetti da proteggere dall'acqua;
- protezione per gli inneschi: durante la Seconda guerra mondiale, i sommozzatori artificieri della Marina americana li usavano per proteggere dall'acqua i dispositivi di accensione delle cariche;
- contenitore d'emergenza per l'acqua: un manuale di sopravvivenza dell'aeronautica americana suggeriva di usarlo, infilato in una calza per proteggerlo, come borraccia improvvisata capace di contenere più di un litro d'acqua.
E naturalmente lo scopo per cui veniva distribuito: la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che nelle guerre del Novecento causarono la perdita di milioni di giorni di servizio.
Le domande dell'investigatore
| Domanda | Risposta basata sulle fonti |
|---|---|
| I soldati mettevano davvero un preservativo sulla canna dell'M16? | Sì, è documentato da storici militari e visibile in fotografie dell'epoca |
| Era una regola ufficiale? | No, era una soluzione improvvisata. La soluzione raccomandata era il nastro adesivo |
| A che cosa serviva? | Soprattutto a tenere fango, terra e sabbia fuori dalla canna, ma anche l'acqua |
| Era un'abitudine solo del Vietnam? | No, esisteva già nella Seconda guerra mondiale, anche se meno diffusa di quanto mostri il cinema |
| Si sparava attraverso il preservativo? | Così raccontano i veterani; non ho trovato test documentati |
| L'M16 si inceppava davvero? | Sì, soprattutto tra il 1965 e il 1967, per un insieme di cause tecniche e organizzative poi corrette |
In sintesi
Il preservativo sulla canna dell'M16 è uno di quei dettagli che sembrano curiosità da aneddoto e che invece raccontano molto di una guerra. Racconta di un ambiente ostile fatto di fango e acqua, di un fucile introdotto troppo in fretta e circondato da errori organizzativi, e soprattutto della capacità dei soldati di arrangiarsi con quello che avevano in tasca.
È anche un piccolo esempio di come leggere le fotografie storiche: un dettaglio apparentemente insignificante, osservato con attenzione e confrontato con le fonti, apre una finestra su un intero capitolo di storia. Per chi vuole approfondire un altro aspetto, molto più doloroso, dell'esperienza dei soldati americani in Vietnam, rimando all'articolo sul disturbo da stress post-traumatico e i reduci del Vietnam.
Fonti principali: J. F. Dunnigan e A. A. Nofi, Dirty Little Secrets of the Vietnam War (1999), citati da The National Interest*; dichiarazioni di A. Archambault, U.S. Army Center of Military History, riportate da* The National Interest*; C. R. Bartocci,* Small Arms Review*, sulla storia e i problemi dell'M16; American Rifleman, sul manuale di W. Eisner* The M16A1 Rifle: Operation and Preventive Maintenance (1968) e sul rapporto dell'M16 Review Panel (1968); Hektoen International, sulla storia dei preservativi nelle forze armate.
Domande frequenti
Perché i soldati mettevano un preservativo sulla canna del fucile?
Per impedire che fango, sabbia, terra e sporcizia entrassero nella canna. Una canna ostruita, al momento dello sparo, può danneggiarsi gravemente e ferire chi spara. Il preservativo era leggero, impermeabile, elastico e soprattutto sempre disponibile, perché i soldati li ricevevano regolarmente.
Era una pratica ufficiale dell'esercito americano?
No. Era una soluzione improvvisata dai soldati. La soluzione raccomandata era coprire la volata con del nastro adesivo, ma il nastro non era sempre disponibile, mentre i preservativi lo erano quasi sempre.
L'abitudine esisteva già nella Seconda guerra mondiale?
Sì, alcuni soldati americani coprivano le canne con preservativi già nella Seconda guerra mondiale. Secondo Alan Archambault, già curatore del Centro di storia militare dell'esercito americano, la pratica però non era così diffusa come la rappresenta il cinema.
Perché l'M16 aveva una cattiva reputazione in Vietnam?
Nei primi anni, tra il 1965 e il 1967, molti M16 si inceppavano. Le cause principali erano un cambio di polvere da sparo non adeguatamente testato, una camera di cartuccia non cromata che si corrodeva nel clima umido, la mancanza di kit e di istruzioni per la pulizia e la falsa convinzione che il fucile fosse autopulente. Un'inchiesta del Congresso americano nel 1967 denunciò la cattiva gestione del programma.
Si poteva sparare con il preservativo sulla canna?
Secondo i racconti dei veterani sì: il proiettile avrebbe semplicemente strappato il lattice. Nelle fonti che ho consultato, però, non ho trovato prove sperimentali documentate su eventuali effetti sulla precisione o sul funzionamento dell'arma.
Per che cos'altro venivano usati i preservativi in guerra?
Come contenitori impermeabili per proteggere fiammiferi, documenti o inneschi dall'acqua, e perfino come contenitori d'emergenza per l'acqua potabile, come suggeriva un manuale di sopravvivenza dell'aeronautica americana. Naturalmente erano distribuiti anzitutto per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili.