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La caduta dello scià e la rivoluzione iraniana del 1979: fatti, numeri, misteri e versioni a confronto

Nota di metodo. La rivoluzione iraniana è ancora oggi un tema politico vivo e divisivo, raccontato in modi opposti da monarchici, sostenitori della Repubblica islamica, esuli di sinistra, studiosi occidentali e iraniani. In questo articolo non prendo posizione: riporto i fatti documentati, segnalo le versioni in conflitto e indico dove i numeri sono stati gonfiati o minimizzati. È una ricerca vasta: alcune valutazioni potrebbero cambiare con nuove fonti. Mi fermo al 1980: l'attualità dell'Iran, che nel 2026 attraversa una fase di guerra e di forti tensioni, merita verifiche e fonti dedicate.

Nel gennaio 1979 il "Re dei re" lasciò Teheran in aereo, ufficialmente per una vacanza. Non sarebbe mai tornato. Due settimane dopo, un anziano religioso rientrava da Parigi accolto da una folla immensa. In poche settimane una monarchia con uno degli eserciti più equipaggiati del Medio Oriente crollò, e nacque uno Stato senza precedenti nella storia moderna: una repubblica guidata da un giurista religioso.

Come fu possibile? Come in un'indagine, conviene partire da lontano, separare i fatti dalle narrazioni e chiedersi, davanti a ogni numero e a ogni accusa, chi lo afferma, con quali prove e con quale interesse.


Parte prima: le radici

Una dinastia giovane

La dinastia Pahlavi era recente. Il fondatore, Reza Khan, un ufficiale della Brigata cosacca, prese il potere con un colpo di Stato nel 1921 e si fece incoronare scià nel 1925. Nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, Gran Bretagna e Unione Sovietica invasero l'Iran, sospettando simpatie filotedesche, e lo costrinsero ad abdicare in favore del figlio ventunenne, Mohammad Reza Pahlavi.

1953: il colpo di Stato contro Mossadegh

Il primo grande nodo è il 1953. Il primo ministro Mohammad Mossadegh, leader nazionalista e laico, aveva nazionalizzato nel 1951 l'industria petrolifera controllata dalla britannica Anglo-Iranian Oil Company. Ne seguirono un embargo, una crisi economica e un duro scontro con lo scià.

Nell'agosto 1953 un colpo di Stato rovesciò Mossadegh e riportò lo scià, fuggito brevemente all'estero, al pieno potere.

Che cosa è documentato Che cosa resta discusso
La CIA e i servizi britannici organizzarono e finanziarono il colpo di Stato (operazione nota come Ajax o TPAJAX). La CIA lo ha riconosciuto in documenti declassificati pubblicati nel 2013, e altri documenti sono usciti nel 2017 nella raccolta ufficiale del Dipartimento di Stato Quanto il colpo di Stato sarebbe riuscito senza il contributo decisivo di attori iraniani: militari, parte del clero, folle mobilitate, oppositori di Mossadegh. Gli storici danno pesi diversi a fattori interni ed esterni

Per molti iraniani il 1953 divenne il simbolo di una monarchia "restaurata dagli stranieri". È una ferita che spiega gran parte della diffidenza verso gli Stati Uniti nel 1979.

Il regime dello scià: modernizzazione e repressione

Anno Fatto Effetto
1957 Nasce la SAVAK, la polizia politica, con l'assistenza di servizi stranieri Diventa il simbolo della repressione
1963 La Rivoluzione bianca: riforma agraria, voto alle donne, campagne di alfabetizzazione, privatizzazioni, approvate con un referendum Modernizzazione dall'alto, contestata da parte del clero e dei grandi proprietari
Giugno 1963 Arresto dell'ayatollah Ruhollah Khomeini, critico durissimo dello scià; rivolte a Teheran e in altre città, represse dall'esercito Il numero delle vittime è tuttora disputato
1964 Khomeini attacca la legge che concede l'immunità al personale militare americano in Iran e viene esiliato: prima in Turchia, poi dal 1965 a Najaf, in Iraq Inizia un esilio di 14 anni
1971 Le grandi celebrazioni dei 2.500 anni dell'Impero persiano a Persepoli, con capi di Stato da tutto il mondo Simbolo di grandezza per il regime, di sfarzo e distanza dal popolo per i critici
1973-1974 Il prezzo del petrolio quadruplica: l'Iran si arricchisce enormemente Grandi investimenti, ma anche inflazione, corruzione, migrazioni verso le città e disuguaglianze
1975 Lo scià abolisce i partiti esistenti e crea un partito unico, il Rastakhiz (Rinascita) Il sistema si chiude ulteriormente

La questione dei diritti umani: due narrazioni

Qui il metodo è essenziale, perché i numeri sono stati usati come armi da entrambe le parti.

  • Nel 1975 il segretario generale di Amnesty International, Martin Ennals, dichiarò che nessun Paese al mondo aveva un record peggiore dell'Iran in materia di diritti umani, citando un altissimo numero di condanne a morte, l'assenza di tribunali civili validi per i reati politici e la tortura. La tortura nelle carceri della SAVAK è documentata da numerose testimonianze e dagli studi di storici come Ervand Abrahamian.
  • D'altra parte, alcune cifre circolate negli anni Settanta sui prigionieri politici e sulle vittime, provenienti dagli ambienti dell'opposizione in esilio, erano molto più alte di quelle ricostruite in seguito. Lo storico Andrew Scott Cooper, considerato da alcuni critici vicino alle posizioni monarchiche, sostiene che quelle cifre furono riprese senza verifiche dalla stampa occidentale, e cita stime di ex funzionari della SAVAK di circa 3.200 prigionieri politici a metà degli anni Settanta.

La lezione dell'investigatore. Che la repressione fosse reale e brutale e che alcuni numeri fossero gonfiati sono due affermazioni compatibili. Il problema nasce quando una delle due viene usata per negare l'altra.


Parte seconda: il 1978, l'anno della rivolta

Le scintille

Nella seconda metà degli anni Settanta lo scià, anche per le pressioni dell'amministrazione americana di Jimmy Carter sui diritti umani, avviò una cauta liberalizzazione. Lettere aperte di intellettuali, serate di poesia e assemblee universitarie aprirono spazi di critica.

Nel 1977 morirono due figure importanti dell'opposizione: in giugno, in Inghilterra, il sociologo Ali Shariati, ideologo di un islam rivoluzionario molto popolare tra i giovani; in ottobre, a Najaf, Mostafa Khomeini, figlio maggiore dell'ayatollah. Ufficialmente si trattò di morti naturali; l'opposizione accusò la SAVAK. Prove documentali di un omicidio non sono mai emerse, ma i sospetti alimentarono la mobilitazione.

La cronologia del 1978

Data Fatto Perché conta
7 gennaio Il quotidiano Ettela'at pubblica un articolo, firmato con uno pseudonimo e attribuito agli ambienti del governo, che attacca Khomeini in modo offensivo Il clero lo vive come un insulto
9 gennaio Proteste di studenti religiosi a Qom; la polizia spara e ci sono morti, in numero disputato Inizia la rivolta
Febbraio-maggio Cicli dei 40 giorni: secondo la tradizione sciita, il quarantesimo giorno dopo una morte si tiene una commemorazione. Ogni commemorazione diventa una protesta, che produce nuove vittime e quindi nuove commemorazioni: Tabriz, Yazd e altre città Un meccanismo che si autoalimenta
19 agosto Incendio del Cinema Rex di Abadan: tra 377 e 470 morti, intrappolati in sala L'opposizione accusa la SAVAK; l'indignazione è enorme
7-8 settembre Viene proclamata la legge marziale. L'8 settembre, il "Venerdì nero", l'esercito spara sulla folla in piazza Jaleh a Teheran Per molti storici, il punto di non ritorno
Ottobre Khomeini, espulso dall'Iraq, si trasferisce in Francia, a Neauphle-le-Château, vicino a Parigi Accesso diretto ai media internazionali
Ottobre-dicembre Scioperi nel settore petrolifero, nelle banche, nei trasporti, nelle amministrazioni L'economia si ferma, lo Stato perde le entrate
Novembre Si diffonde la voce che il volto di Khomeini sia apparso sulla luna Il leader in esilio assume un'aura quasi soprannaturale
10-11 dicembre Nei giorni di Tasua e Ashura, milioni di persone sfilano a Teheran e nelle altre città La dimostrazione di forza più grande della rivoluzione

Il Venerdì nero: un caso di numeri

Il caso del Venerdì nero è un esempio perfetto di come i numeri delle vittime vengano costruiti e deformati:

Fonte Numero di morti
Governo dello scià 86
Opposizione e parte della stampa occidentale, nei giorni successivi "Migliaia"; si parlò perfino di 15.000 tra morti e feriti
Michel Foucault, nei suoi reportage Da 2.000-3.000 fino a 4.000
Emadeddin Baghi, ricercatore della Fondazione dei martiri della Repubblica islamica 64 in piazza Jaleh e 24 in altre zone di Teheran: 88 in totale

Il dato più interessante è l'ultimo: viene da un ricercatore che lavorava per un'istituzione della Repubblica islamica, cioè dalla parte che avrebbe avuto interesse a gonfiare le cifre. Le sue ricerche non diminuiscono la gravità del massacro, ma mostrano quanto le cifre circolate all'epoca fossero lontane dalla realtà.

La rivoluzione delle cassette

Khomeini, da Najaf e poi da Parigi, non aveva accesso alla radio e alla televisione iraniane. I suoi discorsi venivano però registrati su audiocassette, duplicate a migliaia e diffuse attraverso le moschee e le reti dei bazar, oltre che trasmessi per telefono. A questo si aggiungevano i programmi delle radio straniere in lingua persiana, in particolare la BBC, che molti iraniani ascoltavano per avere notizie non filtrate dalla censura.

È uno dei primi esempi storici di una rivoluzione in cui un mezzo di comunicazione decentralizzato batte un sistema mediatico controllato dallo Stato. Una lezione che chi lavora con le fonti aperte conosce bene.


Parte terza: gennaio-febbraio 1979, il crollo

Data Fatto
Fine dicembre 1978-inizio gennaio 1979 Lo scià nomina primo ministro Shapour Bakhtiar, oppositore storico del Fronte nazionale, che chiede la sua partenza come condizione. Il Fronte nazionale lo espelle
4-7 gennaio Vertice della Guadalupa tra Carter, il presidente francese Giscard d'Estaing, il premier britannico Callaghan e il cancelliere tedesco Schmidt. Si discute anche dell'Iran
Inizio gennaio Carter invia a Teheran il generale Robert Huyser, vicecomandante delle forze americane in Europa, a contatto con i vertici militari iraniani
16 gennaio Lo scià e l'imperatrice Farah lasciano l'Iran. In molte città si festeggia
1° febbraio Khomeini rientra da Parigi con un volo Air France. A un giornalista che gli chiede che cosa provi, risponde con una parola: hichi, "niente"
5 febbraio Khomeini nomina un governo provvisorio parallelo guidato da Mehdi Bazargan, del Movimento per la libertà
9-10 febbraio Rivolta dei tecnici dell'aviazione (homafaran) nelle basi di Teheran; scontri con la Guardia imperiale; armi distribuite alla popolazione
11 febbraio Il Consiglio supremo delle forze armate si dichiara neutrale. Bakhtiar si nasconde e poi lascia il Paese. La monarchia è finita
30-31 marzo Referendum: secondo i dati ufficiali, il 98,2% vota per la Repubblica islamica
1° aprile Proclamazione della Repubblica islamica
Dicembre Una nuova Costituzione, approvata con referendum, istituisce la guida del giurista religioso (velayat-e faqih): Khomeini diventa Guida suprema

La rivoluzione dopo la rivoluzione

La coalizione che aveva rovesciato lo scià era vastissima: religiosi, liberali, nazionalisti, comunisti del partito Tudeh, guerriglieri marxisti dei Fedayin, il gruppo islamico-marxista dei Mojahedin del popolo, studenti, bazar, operai. Nei mesi e negli anni successivi le componenti non allineate con Khomeini furono emarginate e poi represse.

Data Fatto
Febbraio-aprile 1979 Tribunali rivoluzionari: esecuzioni di generali, funzionari, agenti della SAVAK. L'ex primo ministro Amir-Abbas Hoveyda viene giustiziato il 7 aprile
Agosto 1979 Repressione delle rivolte nel Kurdistan iraniano
4 novembre 1979 Studenti islamisti occupano l'ambasciata americana a Teheran. 52 diplomatici e cittadini americani restano ostaggi per 444 giorni. Il governo Bazargan si dimette due giorni dopo
Aprile 1980 Fallisce il tentativo americano di liberare gli ostaggi (operazione Eagle Claw): otto militari americani muoiono nel deserto
1981 in poi Scontro con i Mojahedin del popolo e le altre opposizioni; migliaia di esecuzioni

I numeri della repressione successiva sono drammatici. Secondo lo storico Ervand Abrahamian, tra giugno 1981 e giugno 1985 furono giustiziati più di 8.000 oppositori; Amnesty International contò quasi 3.000 esecuzioni solo nei dodici mesi successivi al giugno 1981.


Parte quarta: le domande dell'investigatore

Domanda 1: quanti morti fece davvero la rivoluzione?

Fonte Numero Periodo
Preambolo della Costituzione della Repubblica islamica, discorsi di Khomeini Oltre 60.000 "martiri" Lotta contro lo scià
Charles Kurzman, The Unthinkable Revolution in Iran (2004), su dati delle istituzioni della Repubblica islamica Circa 2.000-3.000 morti identificati Gennaio 1978-febbraio 1979
Emadeddin Baghi, Fondazione dei martiri 3.164 morti tra gli oppositori dello scià 1963-1979

Valutazione. La cifra di 60.000 non trova riscontro nelle ricerche successive, comprese quelle condotte da studiosi che lavoravano per istituzioni della Repubblica islamica. Le stime documentate sono di un ordine di grandezza inferiore. Ogni morto resta una tragedia, ma la differenza tra 3.000 e 60.000 non è un dettaglio: è la differenza tra storia e propaganda.

Domanda 2: chi incendiò il Cinema Rex?

È il caso più vicino a un'indagine penale. Il 19 agosto 1978, poco dopo le 20, il Cinema Rex di Abadan prese fuoco durante la proiezione di un film. Le porte risultarono chiuse o bloccate; morirono tra 377 e 470 persone.

Versione Chi la sostiene Elementi
La SAVAK L'opposizione nel 1978, Khomeini, poi la storiografia ufficiale della Repubblica islamica Nel clima del 1978 l'accusa sembrò plausibile a milioni di persone e provocò un'ondata di indignazione
Militanti islamisti Il processo del 1980, gli storici Abbas Amanat, Abbas Milani, Michael Axworthy e altri Nel 1980 un tribunale rivoluzionario processò 26 persone; l'unico sopravvissuto del commando di quattro incendiari, Hossein Takbalizadeh, fu giustiziato con altri cinque imputati. Nei mesi precedenti altri cinema erano stati attaccati da militanti che consideravano i cinema luoghi di corruzione
Dubbi sul processo Diversi studiosi e attivisti per i diritti umani Il processo si svolse in fretta, con un giudice che secondo alcune testimonianze svolse anche il ruolo di accusatore; furono sollevati sospetti su legami tra gli incendiari e figure religiose che non vennero mai processate

Valutazione. Le prove disponibili indicano come esecutori militanti islamisti, secondo quanto accertato dallo stesso tribunale della Repubblica islamica nel 1980. Restano aperte le domande sui mandanti. Ciò che è certo è che l'attribuzione alla SAVAK, nel 1978, ebbe un ruolo decisivo nel trasformare la protesta in rivoluzione.

Domanda 3: lo scià era malato, e chi lo sapeva?

Uno dei segreti meglio custoditi del regime: lo scià era malato di cancro, un tumore del sistema linfatico, almeno dal 1974.

  • Dalla primavera del 1974 fu seguito in segreto da medici francesi e iraniani; il principale medico francese, il professor Georges Flandrin, si recò a Teheran decine di volte. La chemioterapia iniziò nel settembre 1974.
  • Secondo alcune ricostruzioni, allo stesso scià fu inizialmente detto che si trattava di una forma meno aggressiva, la malattia di Waldenström. Avrebbe compreso tutta la gravità della malattia solo anni dopo.
  • I governi occidentali, secondo i documenti disponibili, non ne erano informati con certezza: un rapporto americano del 1977 ipotizzava che lo scià restasse al potere negli anni Ottanta.

La malattia aiuta a spiegare l'indecisione dello scià nel 1978: un uomo che si sapeva, o si sospettava, condannato, e che voleva lasciare il trono al figlio senza un bagno di sangue. È una variabile che molte analisi dell'epoca ignoravano.

Domanda 4: l'Occidente "abbandonò" lo scià?

È il tema su cui si concentrano le teorie del complotto, da entrambe le parti.

Elemento Che cosa è documentato
Il vertice della Guadalupa (gennaio 1979) I quattro leader discussero dell'Iran. Carter scrisse nelle sue memorie che allo scià restava poco sostegno; Giscard ricordò che Carter riteneva necessaria la sua partenza. I documenti ufficiali completi non sono tutti disponibili
La missione Huyser Carter inviò il generale Huyser a Teheran; secondo le memorie dello stesso Carter, Huyser dissuase alcuni capi militari dal tentare un colpo di Stato
Contatti con Khomeini Nel 2016 la BBC ha pubblicato documenti americani declassificati su contatti tra l'amministrazione Carter e l'entourage di Khomeini a Parigi nel gennaio 1979. Le autorità iraniane hanno contestato quella ricostruzione
La tesi dello scià Nelle sue memorie, Risposta alla storia (1980), lo scià attribuì la propria caduta anche all'Occidente; molti monarchici accusarono in particolare la BBC in lingua persiana

Le interpretazioni:

  • Tesi dell'abbandono deliberato. Alcuni autori, come Ardavan e Arvin Khoshnood (2018), sostengono che la malattia dello scià e i contatti con l'opposizione spinsero l'Occidente a scaricarlo.
  • Tesi dell'incapacità. Altri, come Andrew Scott Cooper, ritengono che alla Guadalupa si parlasse soprattutto di altri temi, che lo scià avesse ormai rinunciato da solo e che le scelte occidentali rivelino confusione e cattive informazioni più che un piano.
  • Tesi della rivoluzione autonoma. La maggior parte degli storici, da Abrahamian a Kurzman, sottolinea che una mobilitazione di milioni di persone, scioperi generali e il crollo dell'esercito non si spiegano con le decisioni prese a Washington o a Londra.

Valutazione. Gli Stati Uniti e i loro alleati, nelle ultime settimane, smisero di fatto di sostenere lo scià e cercarono un contatto con chi stava per sostituirlo: questo è documentato. Che abbiano provocato la rivoluzione non è provato e contrasta con la scala della mobilitazione interna. Paradossalmente, sia i monarchici sia la propaganda della Repubblica islamica hanno avuto interesse a sopravvalutare il ruolo degli stranieri: i primi per spiegare la sconfitta, la seconda per raccontare ogni opposizione come manovrata dall'estero.

Domanda 5: il volto sulla luna

Nel novembre 1978 si diffuse in tutto l'Iran la voce che il volto di Khomeini fosse visibile sulla luna. Migliaia di persone salirono sui tetti per vederlo; alcuni dicevano di vederlo, altri temevano di non avere abbastanza fede per riuscirci. Le autorità smentirono, ma la voce si propagò.

La studiosa Shahla Talebi ha analizzato il fenomeno non come un segno di arretratezza, ma come un fenomeno moderno, in cui rumor, fede e mezzi di comunicazione si mescolano. Per un analista di fonti aperte è un caso di scuola: una notizia non verificabile può avere effetti politici reali, indipendentemente dalla sua verità.


Parte quinta: gli sguardi stranieri e il destino dei protagonisti

Gli italiani e la rivoluzione

  • Il filosofo francese Michel Foucault seguì la rivoluzione nel 1978 come inviato per il Corriere della Sera. I suoi reportage, entusiasti per la "spiritualità politica" del movimento, furono molto criticati dopo l'instaurazione della Repubblica islamica, e restano un caso di studio su come anche un grande intellettuale possa leggere un evento attraverso i propri desideri.
  • La giornalista Oriana Fallaci intervistò sia lo scià, nel 1973, sia Khomeini, nel settembre 1979 a Qom. Durante l'intervista con Khomeini si tolse il chador che le era stato imposto: uno degli episodi giornalistici più famosi di quegli anni.

Uno sguardo da fotografo

Una delle immagini più terribili della rivoluzione mostra un plotone d'esecuzione che fucila prigionieri curdi nell'agosto 1979. Fu pubblicata dal quotidiano Ettela'at senza firma, per proteggere l'autore, e vinse il premio Pulitzer nel 1980 come opera di un "fotografo anonimo". Solo nel 2006 un'inchiesta del Wall Street Journal rivelò il nome del fotografo, Jahangir Razmi, che ricevette il premio nel 2007. Da fotografo, è una storia che mi colpisce: a volte documentare la verità richiede di restare invisibili per decenni.

La Svizzera

  • Lo scià trascorreva regolarmente le vacanze invernali a St. Moritz, nella sua villa in Engadina, dove riceveva giornalisti e politici: per anni fu una delle presenze più celebri della località.
  • Dal 1980, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche tra Washington e Teheran seguita alla crisi degli ostaggi, la Svizzera rappresenta gli interessi americani in Iran come potenza protettrice. È uno dei mandati diplomatici più lunghi e delicati della storia svizzera.

Che fine fecero

Persona Destino
Mohammad Reza Pahlavi Esilio in Egitto, Marocco, Bahamas e Messico; nell'ottobre 1979 il ricovero a New York per cure scatenò l'occupazione dell'ambasciata americana a Teheran. Poi Panama ed Egitto. Morì al Cairo il 27 luglio 1980
Ruhollah Khomeini Guida suprema fino alla morte, il 3 giugno 1989
Shapour Bakhtiar Esule in Francia; ucciso nella sua casa vicino a Parigi nel 1991
Mehdi Bazargan Dimissioni nel novembre 1979; rimase in Iran come oppositore tollerato. Morì nel 1995 a Zurigo, durante un viaggio all'estero
Amir-Abbas Hoveyda Primo ministro dal 1965 al 1977; giustiziato il 7 aprile 1979
Farah Pahlavi In esilio, tra gli Stati Uniti e la Francia

In sintesi

Domanda Risposta basata sulle fonti
Perché cadde lo scià? Autoritarismo, repressione, modernizzazione squilibrata, inflazione, un'opposizione unita da Khomeini, scioperi che paralizzarono lo Stato, uno scià malato e indeciso
Gli stranieri organizzarono la rivoluzione? Non provato; documentato invece che nelle ultime settimane l'Occidente smise di sostenere lo scià
Quanti morti fece la rivoluzione? Circa 2.000-3.000 secondo le ricerche, non 60.000 come affermato dalla propaganda ufficiale
La SAVAK incendiò il Cinema Rex? Le prove indicano militanti islamisti come esecutori; i mandanti restano discussi
Il Venerdì nero fece migliaia di morti? No: circa 88 secondo le ricerche della stessa Fondazione dei martiri
La repressione dello scià era reale? Sì, con tortura documentata; alcuni numeri furono però gonfiati
La repressione successiva fu più dura? Le esecuzioni documentate dopo il 1979 sono nell'ordine delle migliaia

La rivoluzione iraniana è un caso esemplare di come la verità storica venga contesa: ogni parte ha i suoi martiri, i suoi numeri e i suoi colpevoli stranieri. Il metodo resta sempre lo stesso: confrontare le fonti, privilegiare quelle verificabili, diffidare dei numeri tondi e delle spiegazioni che attribuiscono tutto a un'unica regia occulta.


Fonti principali: E. Abrahamian, Iran Between Two Revolutions (1982) e A History of Modern Iran (2008); C. Kurzman, The Unthinkable Revolution in Iran (2004); A. Milani, The Shah (2011); A. S. Cooper, The Fall of Heaven (2016) e "Enduring myths of the 1979 Iranian Revolution", Middle East Institute (2024); A. e A. Khoshnood, "The West's Role in the Shah's Overthrow", Middle East Quarterly (2018); M. R. Pahlavi, Answer to History (1980); documenti CIA sul 1953 declassificati nel 2013; ricerche di E. Baghi sulle vittime della rivoluzione; S. Talebi, "From the Moon to Television", Association for Iranian Studies; Pulitzer Prize Board, sul caso Razmi; Dipartimento federale degli affari esteri svizzero, relazioni bilaterali Svizzera-Iran.

Domande frequenti

Perché cadde lo scià di Persia?

Per una combinazione di cause: un regime autoritario con una polizia politica temuta, la SAVAK; una modernizzazione rapida che scontentò sia il clero sia la sinistra e le classi medie; inflazione e disuguaglianze dopo il boom petrolifero; la capacità di Khomeini di unire opposizioni molto diverse; gli scioperi che paralizzarono il petrolio; e le esitazioni di uno scià malato e di alleati occidentali divisi su come rispondere.

Quando è avvenuta la rivoluzione iraniana?

Le proteste iniziarono nel gennaio 1978. Lo scià lasciò l'Iran il 16 gennaio 1979, Khomeini rientrò dall'esilio il 1° febbraio e l'11 febbraio 1979 l'esercito si dichiarò neutrale, segnando il crollo della monarchia. La Repubblica islamica fu proclamata il 1° aprile 1979, dopo un referendum.

Quanti morti fece la rivoluzione iraniana?

La Costituzione della Repubblica islamica e Khomeini parlarono di oltre 60.000 martiri. Le ricerche successive, basate anche sui dati della Fondazione dei martiri, indicano numeri molto più bassi: lo storico Charles Kurzman stima circa 2.000-3.000 morti identificati tra il 1978 e il febbraio 1979. Dopo la rivoluzione, le esecuzioni e la repressione causarono migliaia di vittime.

Chi fu responsabile dell'incendio del Cinema Rex di Abadan?

Nell'agosto 1978 l'incendio del Cinema Rex causò tra 377 e 470 morti. All'epoca l'opposizione accusò la SAVAK, e l'accusa contribuì alla rivolta. Nel 1980 un tribunale rivoluzionario condannò e fece giustiziare un militante islamista, Hossein Takbalizadeh, e altri imputati. Molti storici ritengono oggi responsabili militanti islamisti, ma la versione ufficiale iraniana ha continuato a indicare la SAVAK.

Gli Stati Uniti abbandonarono lo scià?

È uno dei temi più discussi. È documentato che nel gennaio 1979 l'amministrazione Carter inviò il generale Robert Huyser in Iran e che vi furono contatti con l'entourage di Khomeini. Alcuni studiosi parlano di abbandono deliberato; altri sostengono che a quel punto lo scià avesse già rinunciato e che le scelte occidentali riflettessero confusione e incapacità più che un piano.

Che cosa c'entra la Svizzera con l'Iran?

Lo scià trascorreva regolarmente le vacanze invernali a St. Moritz. Dal 1980, dopo la rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Iran seguita alla crisi degli ostaggi, la Svizzera rappresenta gli interessi americani in Iran come potenza protettrice.

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