La presunta peste di Irkutsk: cosa sappiamo davvero, e cosa no
Aggiornato al 9 ottobre 2026. Le informazioni su questo caso cambiano di giorno in giorno: questo articolo sarà aggiornato se emergeranno dati nuovi e verificabili.
Il 2 ottobre 2026 una ricercatrice di 28 anni è morta in un ospedale della Siberia meridionale. Lavorava in un istituto che studia la peste. Nel giro di poche ore, canali Telegram e media locali hanno parlato di peste polmonare; le autorità russe, invece, di polmonite di origine sconosciuta. Da allora si sono sovrapposte smentite, voci, richieste dell'OMS e perfino dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.
Quando un caso è raccontato in modo così confuso, il primo lavoro di un investigatore non è formulare ipotesi. È mettere ordine nelle informazioni: chi dice che cosa, da dove arriva ogni notizia, che cosa è confermato da più fonti indipendenti e che cosa no. È quello che provo a fare qui.
Che cosa è successo: la cronologia
| Data | Evento | Fonte |
|---|---|---|
| 29 settembre | La ricercatrice viene ricoverata con sintomi inizialmente simili a un raffreddore | AP, via PBS |
| 1° ottobre | Alcuni reparti dell'ospedale di Shelekhov vengono posti in quarantena, secondo le autorità locali | Il Post |
| 2 ottobre | Morte nell'ospedale di Shelekhov, vicino a Irkutsk. Le prime voci compaiono su canali Telegram anonimi, poi cancellati | AP; Moscow Times |
| 3 ottobre | Il governatore della Buriazia scrive che la donna è morta "forse di peste" | AFP, via Al Jazeera |
| 4 ottobre | L'agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor parla di "polmonite di eziologia sconosciuta" | TASS, via Al Jazeera |
| 5 ottobre | Il Dipartimento di Stato USA dichiara di seguire il caso con i CDC e invita Mosca a condividere informazioni | Al Jazeera |
| 7 ottobre | La Russia comunica all'OMS che nella regione non è stato registrato alcun caso di peste. L'OMS chiede ulteriori informazioni e offre supporto tecnico | AP, via PBS |
| 7–8 ottobre | Rospotrebnadzor dichiara concluse le misure, con circa 5'000 test negativi, e smentisce un secondo caso | Il Fatto Quotidiano; Moscow Times |
La vittima, secondo i media locali, si chiamava Darya Shipilova e lavorava all'Istituto di ricerca antipeste della Siberia e dell'Estremo Oriente, a Irkutsk. I colleghi l'hanno descritta come una ricercatrice preparata e scrupolosa.
Tre livelli di informazione
Per capire questo caso conviene dividere tutto ciò che è stato detto in tre categorie.
1. Fatti confermati da più fonti
- Una ricercatrice di 28 anni dell'istituto antipeste di Irkutsk è morta il 2 ottobre 2026 in un ospedale di Shelekhov, con un quadro di polmonite grave.
- Le autorità hanno posto i suoi contatti sotto osservazione medica e hanno eseguito test.
- Il governatore di Irkutsk, Igor Kobzev, ha parlato di un caso sospetto di "infezione particolarmente pericolosa".
- L'OMS ha chiesto alla Russia informazioni sulla causa della morte e su un presunto secondo caso, e ha offerto supporto tecnico.
- Gli Stati Uniti hanno chiesto formalmente informazioni a Mosca.
2. Dichiarazioni ufficiali, non verificabili in modo indipendente
- Rospotrebnadzor: la causa è una polmonite di eziologia sconosciuta; nei campioni della donna non è stato trovato alcun microrganismo legato alla sua attività professionale; non ci sono stati incidenti con microrganismi patogeni nell'istituto.
- Fra i contatti sono stati trovati due casi di COVID-19 e due di rhinovirus, e nessun altro agente infettivo.
- Circa 5'000 test di laboratorio non hanno trovato patogeni pericolosi; la Russia ha comunicato all'OMS che nella regione non è stato registrato alcun caso di peste.
- Il 7 e l'8 ottobre: "non ci sono rischi epidemici" e il secondo caso non esiste.
Sono affermazioni importanti, ma al momento nessun ente indipendente ha potuto verificarle. Lo ha detto in sostanza la stessa OMS: secondo Il Post, l'organizzazione ha dichiarato di non avere ancora "un quadro completo" e di non poter fare una valutazione del rischio esaustiva. Maria Van Kerkhove, responsabile per le epidemie dell'OMS, ha posto la domanda più semplice e più importante: di che cosa è morta effettivamente?
3. Voci e notizie non confermate
- La peste polmonare. L'ipotesi nasce dal canale Telegram Mash e dal sito locale Lyudi Baikala, che cita una fonte sanitaria anonima.
- La provetta rotta. La ricercatrice si sarebbe contagiata rompendo una provetta con il batterio della peste. La versione viene da Mash e dal giornalista locale Pavel Stepanov. È smentita dalle autorità, e la madre della ricercatrice l'ha definita impossibile, "anche ipoteticamente".
- Il secondo caso. Riportato da un sito russo di gossip e ripreso dal tabloid britannico Daily Mail. Smentito da Mosca.
- Il viaggio in Thailandia. Una fonte anonima citata da Lyudi Baikala sostiene che la donna fosse rientrata da un viaggio. Non verificato.
- Le scorte dell'FSB alle ambulanze dei contatti, riferite da fonti anonime. Non verificato.
Nessuna di queste notizie è falsa per definizione. Ma nessuna, oggi, ha una conferma indipendente.
Le contraddizioni che non tornano
Un'analisi seria non si ferma all'elenco delle versioni: cerca i punti in cui non si incastrano. In questo caso ce ne sono diversi.
Se i test sono negativi, perché tante misure? Secondo Euronews, oltre 60 dipendenti dell'istituto sono stati isolati all'interno dell'edificio, diversi ospedali di Irkutsk sono stati posti in quarantena e l'ospedale di Shelekhov è stato chiuso. I vicini hanno raccontato che l'appartamento della ricercatrice è stato disinfettato più volte. Sono misure proporzionate a un sospetto serio. La televisione indipendente Current Time ha fatto notare che Rospotrebnadzor non ha spiegato perché siano state prese, se i risultati erano negativi.
Un messaggio pubblicato e poi cancellato. Le autorità regionali di Irkutsk hanno pubblicato un avviso che invitava a non recarsi a Shelekhov a causa della peste, poi lo hanno rimosso.
Un governatore che cambia versione. Il capo della Buriazia, Alexei Tsydenov, è l'unico funzionario russo ad aver usato la parola "peste". Secondo Euronews prima l'ha confermata come causa di morte, poi ha aggiunto "forse".
Il silenzio dei media statali. Secondo l'AP, la televisione di Stato ha evitato l'argomento e alcuni media vicini al governo hanno ritirato servizi già pubblicati.
Due versioni sul rischio. Il Fatto Quotidiano riporta che l'OMS valuta basso il rischio di un'epidemia più ampia; Il Post riporta che l'OMS non è ancora in grado di fare una valutazione completa. Le due cose possono convivere, ma dicono quanto il quadro sia ancora incerto.
Nessuna di queste contraddizioni prova che si trattasse di peste. Mostrano però che la versione ufficiale, da sola, non basta a chiudere il caso.
Le ipotesi, e che cosa servirebbe per distinguerle
Allo stato delle informazioni pubbliche restano aperte almeno tre ipotesi:
- Una polmonite grave di altra natura, come sostengono le autorità russe.
- Una peste polmonare contratta in laboratorio, come sostengono alcune voci, smentite però dall'agenzia sanitaria e dalla famiglia.
- Una peste polmonare contratta fuori dal laboratorio: la Russia registra casi isolati di peste dal 2014, per lo più legati al contatto con roditori infetti, secondo i dati dell'OMS riportati da Euronews.
Non c'è oggi modo di stabilire quale sia corretta. Per farlo servirebbero elementi precisi: i risultati delle analisi sui campioni della vittima, l'eventuale autopsia, l'identificazione del patogeno responsabile della polmonite e, soprattutto, una verifica indipendente, ad esempio da parte dell'OMS, che ha offerto supporto tecnico.
C'è poi una quarta categoria di ipotesi che circola molto online: arma biologica, esperimenti segreti, insabbiamenti di Stato. Su questo la risposta onesta è semplice: nelle informazioni pubbliche non c'è nulla che la sostenga. L'esperta di salute pubblica Judyth Twigg, della Virginia Commonwealth University, ha osservato alla Moscow Times che proprio la mancanza di una comunicazione efficace e credibile ha alimentato le teorie del complotto, mentre le misure di contenimento sembravano operativamente corrette.
Che cosa sappiamo della peste polmonare
Per leggere la notizia con lucidità aiuta qualche dato di contesto, dall'Organizzazione mondiale della sanità:
- la peste è causata dal batterio Yersinia pestis, presente in piccoli mammiferi e nelle loro pulci;
- la forma polmonare è la più contagiosa, si trasmette fra persone attraverso le goccioline respiratorie e può avere un'incubazione di appena 24 ore;
- è mortale se non trattata, ma si cura con antibiotici se la terapia inizia in tempo;
- fra il 2019 e il 2025 l'OMS ha registrato nel mondo 2'646 casi confermati e 423 decessi, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar.
La peste, insomma, non è una malattia scomparsa, ma nemmeno una minaccia di massa per una società con un sistema sanitario funzionante.
Una persona, prima di un caso
C'è un aspetto che nelle notizie rischia di perdersi. Dietro questo caso c'è una ragazza di 28 anni morta in pochi giorni, e una famiglia. La madre, anche lei ricercatrice, ha accusato: "Hanno semplicemente lasciato morire mia figlia". Un'amica ha detto che con la storia della provetta rotta "hanno infangato il suo nome" senza nemmeno chiarire che cosa fosse successo.
È un effetto collaterale tipico dei casi raccontati per voci: un'ipotesi non verificata diventa in poche ore la versione che tutti ripetono, e il danno alla reputazione di una persona resta anche se l'ipotesi viene smentita.
Che cosa insegna questo caso
Da investigatore, tre cose.
La fonte conta più della notizia. Quasi tutto ciò che di più sensazionale si è letto su questo caso viene da canali Telegram anonimi e fonti non identificate. Non significa che sia falso; significa che non può essere trattato come vero.
Le smentite non sono prove. Una dichiarazione ufficiale è un'informazione importante, ma senza dati verificabili resta una dichiarazione. Lo stesso vale per le voci.
Le contraddizioni sono indizi, non conclusioni. Misure di sicurezza sproporzionate a un caso "negativo" sono un segnale che merita domande. Non sono la risposta a quelle domande.
È lo stesso metodo che uso nelle analisi OSINT per i miei clienti: distinguere fonti primarie e secondarie, confermate e non confermate, e dire chiaramente che cosa non si sa. Ne ho scritto anche a proposito delle notizie sulla violazione dei dati di Ricardo: quando le informazioni sono incomplete, la scelta più prudente è dichiararlo, invece di riempire i vuoti con supposizioni.
Seguirò l'evoluzione del caso e aggiornerò questo articolo se arriveranno dati verificabili.
Domande frequenti
È stata confermata la peste a Irkutsk?
No. Alla data del 9 ottobre 2026 le autorità sanitarie russe parlano ufficialmente di polmonite di origine sconosciuta e hanno comunicato all'OMS che nella regione di Irkutsk non è stato registrato alcun caso di peste. L'ipotesi della peste polmonare nasce da media locali e fonti anonime, e da una dichiarazione del governatore della vicina Buriazia.
Chi era la donna morta a Irkutsk?
Secondo i media locali, Darya Shipilova, 28 anni, ricercatrice dell'Istituto di ricerca antipeste della Siberia e dell'Estremo Oriente, a Irkutsk. È morta il 2 ottobre 2026 in un ospedale di Shelekhov, dopo essere stata ricoverata pochi giorni prima con sintomi inizialmente simili a un raffreddore.
È vera la storia della provetta rotta?
Non è confermata. È stata diffusa da un canale Telegram e da un giornalista locale. L'agenzia sanitaria russa la smentisce, affermando che nei campioni della donna non è stato trovato alcun microrganismo legato alla sua attività professionale, e anche la madre della ricercatrice la definisce impossibile.
C'è stato un secondo caso?
Non risulta. Un secondo caso è stato riportato da un sito di gossip russo e ripreso da un tabloid britannico. L'OMS ha chiesto chiarimenti alla Russia, e l'8 ottobre l'agenzia sanitaria russa ha dichiarato che il secondo caso non esiste.
C'è un rischio di epidemia?
Allo stato delle informazioni pubbliche, non ci sono elementi di un'epidemia. Le autorità russe dichiarano negativi i test sui contatti, e gli esperti ricordano che la peste è curabile con antibiotici se trattata in tempo. Resta però il problema della scarsa trasparenza: l'OMS ha dichiarato di non avere ancora un quadro completo.