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Collezionare macchine fotografiche: modelli, sovietiche, DDR e difetti da riconoscere

Faccio l'investigatore, ma sono anche fotografo e collezionista. La fotografia mi accompagna dagli anni della formazione come Multimedia Producer, per lavoro e per passione, e da lì è nata la collezione di macchine fotografiche d'epoca. Non è un caso: osservare, documentare, verificare sono gesti che appartengono a entrambi i mestieri.

E c'è un altro punto in comune. Una macchina fotografica vintage, come una prova in un'indagine, va esaminata prima di essere creduta. Un corpo lucido può nascondere un otturatore bloccato. Un obiettivo che sembra perfetto può avere i funghi. E una "Leica" bellissima può essere una sovietica ritoccata.

Questa guida è pensata per chi vuole iniziare, o vuole collezionare meglio: le tipologie, i modelli più belli, non necessariamente i più cari, la storia incredibile delle fotocamere sovietiche e della DDR, e i difetti da riconoscere prima di comprare.


Le tipologie: come orientarsi

Prima dei modelli, conviene capire le famiglie. Ognuna ha un modo diverso di guardare il mondo.

A telemetro

Si mira attraverso un mirino separato dall'obiettivo, e la messa a fuoco si fa sovrapponendo due immagini nel telemetro. Sono macchine compatte, silenziose, perfette per la fotografia di strada e di reportage. La capostipite di riferimento è la Leica, con le copie e le rivali che ha generato: Contax, Canon a telemetro, e le sovietiche FED, Zorki e Kiev.

Reflex a obiettivo singolo (SLR)

Uno specchio porta nel mirino l'immagine che passa attraverso l'obiettivo: si vede esattamente ciò che verrà fotografato. Dagli anni Sessanta diventano lo standard per professionisti e amatori, con obiettivi intercambiabili e, poco alla volta, esposimetri integrati. È la famiglia più vasta e la più accessibile per chi comincia.

Biottiche (TLR)

Due obiettivi sovrapposti: quello in alto serve per mirare e mettere a fuoco, quello in basso per scattare. Si guarda dall'alto in un pozzetto, con la macchina all'altezza del petto. Usano quasi sempre pellicola medio formato 120. Il modello simbolo è la Rolleiflex; molte altre ne sono derivate, fino alla sovietica Lubitel.

Medio formato

Non è un tipo di macchina, ma una dimensione di pellicola, più grande del 35 mm: 6 × 4,5, 6 × 6, 6 × 7 centimetri e oltre. Si trova su biottiche, reflex, macchine a soffietto e a telemetro. Il negativo più grande dà una qualità e una resa dei toni che il 35 mm non raggiunge.

A soffietto (folding)

Il soffietto si ripiega nel corpo e la macchina diventa tascabile. Furono popolarissime prima della guerra e nei primi anni del dopoguerra, in 35 mm e soprattutto in medio formato. Sono belle, leggere e spesso economiche, ma il soffietto è un punto debole: va controllato contro i buchi.

Altre famiglie

Compatte a mirino, macchine a mezzo formato (che dividono a metà il fotogramma da 35 mm), panoramiche a obiettivo rotante, banchi ottici di grande formato: ognuna è un mondo, e molte collezioni nascono proprio da una nicchia.


I modelli più belli (non per forza i più cari)

Una premessa: "bello" per un collezionista vuol dire tante cose. Progettazione, storia, sensazione meccanica, qualità delle immagini. Questa lista mescola icone e macchine accessibili, perché il piacere del collezionismo non dipende dal prezzo.

Le icone

Modello Anno Perché merita
Rolleiflex (biottica) 1929 Ha definito la biottica moderna; una delle macchine più eleganti mai costruite
Leica M3 1954 Il riferimento della fotografia a telemetro, per mirino e finitura meccanica
Hasselblad 500C 1957 Il medio formato modulare per eccellenza
Nikon F 1959 La reflex che conquistò i professionisti e il fotogiornalismo

Sono macchine magnifiche, ma il loro prezzo le rende anche le più falsificate e le più "rimesse a nuovo" in modo discutibile. Più avanti vediamo come difendersi.

Le belle da usare, a prezzi più umani

  • Pentax Spotmatic (1964): reflex M42 compatta e solida, con esposimetro attraverso l'obiettivo. Con gli obiettivi Takumar è una combinazione classica.
  • Olympus OM-1 (1972): una reflex sorprendentemente piccola e leggera per l'epoca, con un mirino ampio e luminoso.
  • Canon AE-1 (1976): popolarissima, un simbolo della fotografia amatoriale degli anni Settanta e Ottanta.
  • Pentax K1000 (1976): essenziale e quasi indistruttibile, usata per decenni nelle scuole di fotografia.
  • Yashica Mat-124G: una biottica medio formato con esposimetro, la porta d'ingresso più accessibile al mondo delle Rolleiflex.
  • Olympus Trip 35 e le compatte degli anni Sessanta e Settanta: semplici, belle e ancora oggi divertenti da usare.

E poi c'è un intero mondo che, per qualità e prezzo, merita un capitolo a parte: quello delle fotocamere sovietiche e della Germania Est.


Il caso più affascinante: come nacquero le sovietiche e le DDR

Per capire queste macchine bisogna tornare al 1945. Non è solo storia della fotografia: è storia di riparazioni di guerra, di fabbriche smontate e di persone trasferite.

Prima della guerra: la FED di Kharkiv

La storia sovietica comincia in realtà prima della guerra. A Kharkiv, nell'Ucraina sovietica, una comune di lavoro per ragazzi intitolata a Felix Dzerzhinsky aveva avviato delle officine. Nel 1932 il nuovo direttore propose di copiare la tedesca Leica, e dal 1934 iniziò la produzione in serie della FED, il cui nome viene dalle iniziali di Dzerzhinsky. Secondo l'azienda, nella sua storia ne furono prodotte oltre 8,6 milioni (Wikipedia).

1945: la Germania divisa, e anche Zeiss

Alla fine della guerra, il cuore dell'ottica tedesca era nella Germania orientale. Carl Zeiss aveva sede a Jena, e Zeiss Ikon, la divisione che produceva fotocamere come la Contax, aveva i suoi stabilimenti a Dresda.

Jena fu inizialmente occupata dall'esercito americano. Quando divenne chiaro che quella regione sarebbe passata alla zona sovietica, gli americani trasferirono a Ovest una parte del personale e delle competenze Zeiss. Nel 1946 a Oberkochen, nella Germania occidentale, ripartì un'attività che poco dopo riprese il nome Carl Zeiss.

Nella zona sovietica successe il contrario. Secondo le ricostruzioni storiche, l'Unione Sovietica trasferì gran parte degli stabilimenti e delle attrezzature come riparazioni di guerra. Le linee della produzione Contax di Dresda finirono a Kiev, nella fabbrica Arsenal (Wikipedia).

22 ottobre 1946: l'Operazione Osoaviakhim

Non si trasferirono solo macchinari. All'alba del 22 ottobre 1946 le autorità sovietiche prelevarono, con una sola operazione notturna, oltre 2'500 scienziati, ingegneri e tecnici tedeschi, insieme a circa 4'000 familiari, e li trasferirono in Unione Sovietica. L'operazione, nota come Osoaviakhim, riguardava soprattutto missilistica, aviazione e telecomunicazioni, ma anche l'industria ottica di Jena, con Carl Zeiss e Schott, fu oggetto di un ordine specifico. Gli specialisti rientrarono in Germania tra il 1950 e il 1958, la maggior parte prima del 1954 (Wikipedia).

La nascita delle Kiev

Con le attrezzature della Contax, a Kiev si lavorò per rimettere in piedi la produzione. Secondo le ricerche d'archivio pubblicate da Kosmo Foto, il 1° e 2 maggio 1947 fu assemblato il primo lotto di cinque prototipi della Kiev II: in sostanza, una Contax II prodotta in Unione Sovietica. È per questo che una Kiev a telemetro e una Contax d'anteguerra si somigliano tanto, e che i loro obiettivi sono in buona parte intercambiabili.

La stessa fabbrica Arsenal produsse poi, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, le reflex medio formato derivate dalla svedese Hasselblad 1600F, da cui nacquero la Salyut e più tardi la Kiev-88, soprannominata "Hasselbladski". Con una nota di realismo: la qualità di queste macchine variava molto da un periodo all'altro.

Le altre sovietiche da conoscere

  • Zorki, prodotte dalla fabbrica KMZ di Krasnogorsk, vicino a Mosca: un'altra famiglia di telemetri derivati dalla Leica a vite.
  • Zenit, sempre della KMZ, dal 1952: la prima reflex sovietica, nata proprio dal corpo della Zorki. Della Zenit-E e delle sue varianti ne furono prodotte oltre 12 milioni (Wikipedia).
  • Lubitel, biottica medio formato della LOMO, derivata dalla Voigtländer Brillant degli anni Trenta e prodotta dal 1950 al 1988 in diverse versioni (Wikipedia). Semplice, leggera, ottima a diaframma chiuso: una porta d'ingresso economica al medio formato.
  • Gli obiettivi: lo standard Helios 58 mm f/2 deriva dal progetto dello Zeiss Biotar d'anteguerra, e molti Jupiter riprendono gli schemi dei Sonnar. Oggi sono molto apprezzati anche sulle fotocamere digitali, per la loro resa particolare.

La Germania Est: Dresda, Jena e Pentacon

Nella Germania orientale la tradizione ottica non si interruppe, ma passò in mano ad aziende statali (VEB). Da quella stagione arrivano macchine importanti per la storia della fotografia:

  • Exakta, di Ihagee a Dresda: la Kine Exakta del 1936 fu la prima reflex 35 mm a diffondersi davvero. Ha i comandi principali, compreso il pulsante di scatto, sul lato sinistro: un dettaglio che la rende inconfondibile.
  • Contax S (1949), di Zeiss Ikon Dresda: tra le prime reflex con il pentaprisma che permette di mirare all'altezza dell'occhio, e tra le prime con l'innesto a vite da 42 mm che diventerà famoso come M42, adottato poi da moltissimi produttori (Camera-wiki).
  • Praktica, nata a Dresda nel 1949 e prodotta fino al 2001: la reflex M42 della DDR, robusta, diffusissima e oggi molto economica (Wikipedia).
  • Pentacon Six: reflex medio formato 6 × 6, la "sorella" orientale delle reflex medio formato occidentali, compatibile con una vasta serie di obiettivi Carl Zeiss Jena.

Le aziende di Dresda confluirono nel 1959 in un unico complesso, che dal 1964 si chiamò VEB Pentacon. Il nome, si dice, viene da "Pentaprisma Contax".

Una curiosità: due Zeiss e due Contax

Per decenni sono esistite due Zeiss: quella di Oberkochen a Ovest e Carl Zeiss Jena a Est. Le dispute sui marchi portarono a soluzioni curiose: i prodotti occidentali venduti nei Paesi dell'Est portavano il marchio "Opton", e quelli orientali venduti a Ovest il nome "Jena" o "Zeiss Jena". Dopo la scissione di Zeiss Ikon, la parte orientale perse il diritto di usare il nome Contax nei mercati occidentali, e per esportare usò il nome Pentacon.

Per un collezionista, questa storia non è solo un aneddoto: spiega perché obiettivi molto simili possono portare nomi diversi, e perché certe incisioni rendono un esemplare più raro di un altro.


I difetti che affliggono le macchine vintage

Ed eccoci alla parte in cui il fotografo e l'investigatore lavorano insieme. Questi sono i problemi più comuni, e come riconoscerli prima di pagare.

Grasso e lubrificanti solidificati

I grassi usati decenni fa si induriscono con il tempo. I sintomi: ghiera di messa a fuoco durissima o bloccata, tempi lenti che si fermano o restano aperti più del dovuto, autoscatto che si inceppa. Nelle sovietiche e nelle macchine rimaste ferme per anni è frequentissimo. Il rimedio è una revisione completa (in gergo CLA, pulizia, lubrificazione e regolazione), non qualche goccia d'olio, che anzi peggiora le cose.

Infiltrazioni di luce

Le guarnizioni in spugna che sigillano lo sportello posteriore e lo specchio si sbriciolano o diventano appiccicose. Il risultato sono strisce o macchie di luce sui negativi. Toccate le guarnizioni: se lasciano residui neri e collosi sulle dita, vanno sostituite. Nelle macchine a soffietto, controllate il soffietto con una torcia in una stanza buia, alla ricerca di buchi.

Tendine dell'otturatore forate

Molte macchine a telemetro, comprese Leica, FED, Zorki e Kiev, hanno tendine in tessuto gommato. Con il tempo, e soprattutto se la macchina è stata lasciata con l'obiettivo puntato al sole, possono bruciarsi e formare piccoli fori. Aprite il dorso, armate e osservate la tendina contro una luce forte.

Funghi e muffe

È il nemico numero uno degli obiettivi. Le spore si sviluppano in ambienti umidi e bui, come una cantina o una borsa chiusa. Con una torcia attraverso l'obiettivo, i funghi appaiono come filamenti ramificati, simili a ragnatele. Nelle fasi iniziali si possono pulire; se hanno inciso il trattamento antiriflesso o il vetro, il danno resta. E possono contagiare altri obiettivi conservati vicino.

Foschia e separazione del balsamo

La foschia (haze) è una velatura uniforme dovuta all'evaporazione dei lubrificanti all'interno dell'obiettivo: riduce il contrasto. La separazione del balsamo riguarda le lenti incollate fra loro: compaiono zone iridescenti o lattiginose ai bordi. La prima spesso si pulisce; la seconda richiede un intervento complesso.

Olio sulle lamelle del diaframma

Se le lamelle del diaframma sono lucide e unte, l'olio della messa a fuoco è migrato. Il diaframma diventa lento o si blocca, e nelle reflex con chiusura automatica le foto risultano sovraesposte. Muovete la ghiera dei diaframmi e azionate la levetta di chiusura: le lamelle devono scattare subito.

Esposimetri e pile

Molti esposimetri degli anni Sessanta e Settanta funzionavano con pile al mercurio da 1,35 volt, oggi fuori commercio. Le pile moderne della stessa dimensione hanno una tensione diversa e possono falsare la lettura. Le cellule al selenio, che non usano pile, si esauriscono con l'età. Un esposimetro che "si muove" non è detto che misuri giusto: confrontatelo con un esposimetro affidabile o con l'app di uno smartphone. E aprite sempre il vano pile: la corrosione di una pila dimenticata può danneggiare i contatti.

Specchi, prismi e gommini

Nelle reflex controllate lo specchio (graffi, macchie) e guardate nel mirino: chiazze scure o zone opache possono indicare un prisma che sta perdendo l'argentatura. Il gommino che ammortizza lo specchio può sbriciolarsi e sporcare il vetro di messa a fuoco.

Obiettivi radioattivi e ingialliti

Alcuni obiettivi degli anni Sessanta e Settanta contengono vetro al torio, usato per le sue qualità ottiche. Con il tempo questo vetro ingiallisce, dando una dominante calda alle immagini; l'esposizione prolungata alla luce ultravioletta può attenuare il fenomeno. La radioattività è debole, ma è buona norma non conservarli a contatto con il corpo per lunghi periodi.


Attenzione ai falsi

Come per i fumetti da collezione, di cui ho scritto a proposito dei falsi di Dylan Dog, anche nel mondo della fotografia il valore di un oggetto attira i falsari.

Le "Fakeica"

Il caso più noto sono le false Leica, che i collezionisti chiamano Fakeica. Secondo una delle guide più citate, oltre il 99% sono FED o Zorki sovietiche modificate: nuove incisioni, finiture diverse, a volte simboli militari aggiunti per farle sembrare rarità di guerra (Mike Eckman). I segnali più utili:

  • la finestra del telemetro il cui bordo arriva fino alla piastra superiore;
  • incisioni grossolane, senza vernice, sulla ghiera dei tempi e sul contapose;
  • l'assenza della rotella di accoppiamento del telemetro, sostituita da una leva metallica;
  • tendine senza cuciture ai bordi;
  • bordi della piastra superiore poco definiti.

Una regola pratica: una "Leica militare" a un prezzo troppo buono, con aquile e svastiche incise, è quasi sempre un falso. Le vere Leica di uso militare esistono, ma costano molto e si comprano con documentazione e da venditori di fiducia.

Gli esemplari "ricostruiti"

Più subdoli dei falsi sono gli esemplari ottenuti assemblando parti di macchine diverse, o riverniciati per sembrare più rari (per esempio in nero, una finitura spesso più ricercata). Confrontate i numeri di serie del corpo e dell'obiettivo con i registri di produzione noti, quando esistono, e diffidate delle finiture "come nuove" su macchine di settant'anni.


La checklist prima di comprare

  1. Otturatore: provate tutti i tempi, dai più lenti ai più veloci. I lenti devono durare in modo credibile, senza blocchi.
  2. Obiettivo: torcia attraverso l'obiettivo, alla ricerca di funghi, foschia, graffi e separazioni.
  3. Diaframma: lamelle asciutte, che si chiudono e riaprono subito.
  4. Messa a fuoco: ghiera fluida, senza punti duri. Nei telemetri, controllate che l'immagine si sovrapponga all'infinito.
  5. Guarnizioni: dorso e specchio, alla ricerca di spugna sbriciolata o appiccicosa.
  6. Esposimetro: confronto con una lettura affidabile; vano pile senza corrosione.
  7. Autenticità: numeri di serie, incisioni, coerenza fra corpo e obiettivo.
  8. Venditore: storico verificabile, foto dettagliate, possibilità di reso. A distanza, chiedete foto specifiche dei punti critici.

La regola d'oro resta una sola: una macchina fotografica vintage vale quanto è stata revisionata. Un esemplare bellissimo ma mai aperto da un tecnico è una scommessa. Uno meno brillante ma revisionato, con garanzia, è spesso il vero affare.


Perché collezionare, oggi

Si può collezionare per investimento, per nostalgia, per la bellezza della meccanica. Io credo che la ragione migliore sia un'altra: usarle. Una macchina fotografica è nata per scattare. Caricare un rullino in una Rolleiflex o in una Kiev ricostruita dalle macerie di Dresda significa toccare con mano una storia che nessun museo può raccontare allo stesso modo.

E se vi capita di trovare una macchina con una storia misteriosa, un'incisione strana o una provenienza da ricostruire, è il tipo di indagine che mi appassiona. Le ricerche in ambito storico sono uno dei servizi che offro, e la due diligence prima di un acquisto importante non serve solo alle aziende. Nell'archivio trovate anche la storia della macchina Enigma, un'altra meraviglia meccanica nata in Germania.

Domande frequenti

Con quale macchina fotografica conviene iniziare una collezione?

Con una macchina che vi piace usare, robusta e facile da riparare. Una reflex meccanica degli anni Sessanta o Settanta con innesto a vite M42, una Zenit o una Praktica, costa poco e apre l'accesso a una grande quantità di obiettivi. Partite dai modelli comuni: si impara a riconoscere i difetti spendendo poco.

Come si riconosce un obiettivo con i funghi?

Puntando una torcia attraverso l'obiettivo e guardando dall'altro lato, con il diaframma tutto aperto. I funghi appaiono come filamenti ramificati, simili a ragnatele o fiocchi di neve. Vanno distinti dalla polvere, che è fatta di puntini isolati e quasi sempre innocua, e dalla foschia, una velatura uniforme.

Le macchine fotografiche sovietiche sono affidabili?

Dipende dal modello e dall'esemplare. Il controllo qualità variava molto da un anno all'altro e da una fabbrica all'altra. Molte sono robuste e semplici da riparare, ma un esemplare va sempre provato. Spesso il miglior acquisto è una macchina già revisionata da un tecnico.

Che cos'è una 'Fakeica'?

È il nome con cui i collezionisti chiamano le false Leica, quasi sempre ottenute modificando fotocamere sovietiche FED o Zorki, copie della Leica a vite. Si riconoscono da dettagli come la finestra del telemetro, le incisioni grossolane e l'assenza della rotella di accoppiamento del telemetro.

Le vecchie macchine fotografiche funzionano con le pile moderne?

Molti esposimetri degli anni Sessanta e Settanta erano progettati per pile al mercurio da 1,35 volt, oggi fuori commercio. Le pile moderne della stessa misura hanno una tensione diversa e possono falsare la lettura. Esistono adattatori e pile zinco-aria da 1,35 volt; in alternativa si compensa la differenza in fase di esposizione.

Perché le fotocamere della DDR e di Kiev si somigliano a quelle Zeiss?

Perché dopo la Seconda guerra mondiale le attrezzature della produzione Contax di Zeiss Ikon furono trasferite a Kiev come riparazioni di guerra, e la Germania orientale continuò la tradizione ottica di Dresda e Jena con aziende statali. Da lì nacquero le Kiev, copie delle Contax, e marchi come Praktica e Pentacon.

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